“MegaWatson” su Vogue UK di Dicembre – L’intero editoriale con intervista in italiano e foto di Mario Testino

Traduzione by Hermione Weasley (© aEW Forum)

MegaWatson

Un’attrice di brillante successo, Emma Watson ha milioni in banca, una devota fanbase internazionale, e produttori che si mettono in fila per averla nei loro film. Allora perché condivide un dormitorio universitario con altre sette persone? Lisa Armstrong incontra una stella coi piedi per terra.

L’attrice ventenne, Emma Watson ha guadagnato quella cifra, o comunque ci si va molto vicini, su per giù, in milioni di sterline l’anno scorso. Ancora di più in dollari, che dovrebbe essere la valuta del suo prossimo stipendio. E’ così fragrante e fresca da essere l’antitesi di quegli orrendi mostri viziati da palcoscenico, che è quasi inutile specificarlo, figurarsi sbandierarlo ai quattro venti. Ma seriamente… l’anno scorso Vanity Fair l’ha messa al quattordicesimo posto nella sua lista di star che hanno guadagnato di più, davanti ad Angelina Jolie e Cameron Diaz, nonostante fosse una studentessa della Brown, il college dell’Ivy League a Providence, Rhode Island, proprio in quello stesso anno. In termini di seguito, è probabilmente la più grande star britannica della sua generazione.

Ovviamente, essendo inglese, non arriva per la nostra intervista in limousine o avvolta in pellicce. Le Prius – ne ha due: una qui, una in America – è a casa, ma utilizza ancora la metropolitana; e siccome disegna abiti per People Tree, la linea di moda etica, penso che possiamo dare per scontato che il visone non sia proprio nel menù. E dice molto anche il fatto che sia scivolata in un angolo tranquillo dell’Hotel Brown senza il suo staff – un evento incredibilmente raro negli annali degli incontri celebrità-e-giornalista, tanto che continuo a guardare la porta per svariati minuti, aspettando di vedere i suoi collaboratori arrivare, mentre lei ordina tranquillamente una tazza di acqua calda.
Di persona, appare esattamente come uno studente dovrebbe essere se Emma Watson fosse chiamata ad interpretarne il ruolo; più ordinata dei più e un po’ più seria. Stivali sopra il ginocchio di camoscio beige, senza tacco, di Faith, un golf bordeaux di Marc Jacobs, una borsa di Chloé, jeans J Brand, un tocco di mascara e smalto grigio un po’ rovinato. Sul suo polso si trova un delizioso Rolex del 1957, che le è stato dato dai produttori di Harry Potter con le date delle riprese (2002-2010) incise sul retro. “Hanno detto che mi si addiceva,” lo guarda entusiasticamente. “Lo adoro“. Le si addice davvero – lei è deliziosa.
Non c’è traccia dell’atteggiamento Burberry. Neanche tanti capelli. Se li è appena fatti tagliare in stile elfico alla Mia Farrow, che la fa meno straordinariamente bella ma anche più interessante, forse perché enfatizza la bambina-donna che è in lei. Ogni tanto ci passa una mano attraverso, come se fosse sorpresa che la maggior parte non ci sia più. E’, per molti versi oltre quelli più immediati, un po’ Peter Pan. Nei cinque giorni seguenti, lei e il suo nuovo taglio di capelli hanno scatenato 407 commenti solo sul sito del Daily Mail – più della fuoriuscita di petrolio della BP. La blogosfera si chiede, è perché sta sperimentando una crollo nervoso in stile Britney, o è solo l’ennesimo tentativo di liberarsi della sua aura di brava ragazza?
Fortunatamente, Emma è beatamente all’oscuro da tutta l’analisi che è stata scatenata sul suo nuovo taglio da elfo, perché non legge più i tabloids. Si è proibita di guardare o leggere niente di quello che si scrive: “Mi aveva dato stranamente dipendenza. Un sacco di roba non è molto carina e io sono molto, molto autocritica, quindi era come una droga per me. Mi concentravo solo sulle cose negative, allora ho smesso.
E eccolo lì, dopo soli cinque minuti, un segno della forza di volontà di Emma. O è concentrazione? Magari è una di quei deliziosi mix delle due cose, alla English-rose. Ho già detto quant’è educata? Ringrazia in continuazione, anche nei momenti più assurdi. Quando, per esempio, stiamo discutendo l’adattamento della BBC di Ballet Shoes (in cui ha recitato nella parte di, bè, uno di quei viziati mostri da palcoscenico, Pauline), e dico che Noel Streatfeild è il mio autore per bambini preferito, lei mi ringrazia. E quando faccio notare quanto spesso nomina il padre durante la conversazione, mi chiede scusa. Magari sono i nervi. La sua voce è più acuta di quanto ricordassi (sta prendendo lezioni di dizione alla Brown) e continua ad annodarsi durante la conversazione (fisicamente non verbalmente; lo chiama ‘pretzels’). Fa quasi tenerezza.
Sembra che conosca l’importanza della stampa in ogni caso. Ha postato una foto del suo nuovo taglio di capelli su Twitter, lei dice, per svalutare il prezzo delle foto dei paparazzi. E’ una mossa intelligente. Come lo è stato persuadere la Warner Bros ad accomodare le date delle riprese degli ultimi due Harry Potter, secondo i suoi orari universitari. “Non mi fraintenda, ho dovuto supplicare,” dice con una smorfia. In effetti, è più che intelligente. Serve convinzione e una gran forza di volontà per convincere uno studio hollywoodiano ad organizzare la sua produzione multi-milionaria secondo la settimana di una matricola, ma d’altronde, vivere all’interno di quella che chiama “la Bolla” per una discreta quantità di tempo – indulgente fino ad un certo punto, ma saldamente tenuta al guinzaglio da un esigente contratto – può o distruggerti, o renderti una specie di superdonna. Non si stenta a credere che sembri così curiosamente matura, così auto-controllata.

E’ anche una studentessa da tutte A, che ha rifiutato un’offerta di Cambridge per optare per un’università americana. Non è un gran volo d’immaginazione figurarsela sul set di Harry Potter seduta con una copia di “Jane Eyre” o “Quel che Resta del Giorno” (uno dei suoi libri preferiti, anche se pensa che sia incredibilmente divertente e non credo sia esattamente la definizione che la maggior parte delle persone ne darebbero), ma studiare sul set non dev’essere stato facile, specialmente quando i suoi colleghi studenti Rupert Grint e Daniel Radcliffe non, così come la mette diplomaticamente, “apprezzavano il lato scolastico della vita“. Nonostante le loro differenze, però, i rumour di discordia tra la Santa Trinità di Potter sono assolutamente fuori strada. Secondo Grint: “Crescere sul set di Harry Potter è un’esperienza che non molti potrebbero capire. La considero una grande amica, qualcuno che sarà sempre parte della mia vita.”
Emma sembra felicemente rassegnata ad accettare la sua reputazione di brava ragazza. “Non ha senso ubriacarsi quando devi stare dieci ore sul set il giorno dopo,” ragiona con voce decisa, affatto inquinata dallo slang adottato da così tanti adolescenti di classe media al giorno d’oggi. (Grint e Radcliffe la prendevano costantemente in giro, sul set, per essere troppo snob, dicono.) “E non ho bevuto neanche l’anno scorso alla Brown, perché non ero maggiorenne [in America] e sarebbe stato irrispettoso.” Non ha mai voluto trasgredire un po’? C’è una pausa. “Non ne vale la pena; puoi immaginarti le conseguenze. Ho due o tre persone con cui posso sciogliermi, a porte chiuse,” non credo che Pete Doherty faccia parte del gruppo. Sembra classico materiale da figlia maggiore. “Sì, semplice e noiosa,” concede, apparentemente affatto turbata dall’osservazione. “Ma ho realizzato che ero responsabile di me stessa ad un’età molto giovane.
Dev’essere stato strano, però, rendersi conto all’età di un’adolescente, di non dover lavorare mai più. Aveva 17 o 18 anni quando suo padre l’ha fatta sedere per la “conversazione sui soldi”. “Verso il terzo o quarto film, i soldi cominciavano ad essere… seri,” dice, “non ne avevo idea.” Fino ad allora continuava a ricevere una paghetta di 50 sterline al mese; una somma così modesta che voglio portarla dritta a casa mia e presentarla ai miei ragazzi. Si è sentita completamente sopraffatta. “Ero nauseata, molto emozionata. E’ stato un vero shock,” spiega. Le piace Francis Bacon, e dipinge anche lei, ma non ha ancora comprato niente per sé. (“Odio quando l’arte è appesa al muro come una specie di status symbol.“) Oltre a questo, non ha neanche comprato il suo appartamento ad Islington. Le piacerebbe, ma il padrone di casa, il Marchese di Northampton, non ha intenzione di vendere.
Ama chiaramente essere una studentessa, essere normale e sembra volersi tenere coi piedi per terra con determinazione. Poi, col suo nuovo taglio di capelli e la possibilità di perfezionare un autentico accento americano che ogni attore inglese deve saper fare oggigiorno (è stato uno dei motivi per cui ha deciso di andare alla Brown? chiedo, e lei ride), è al crocevia perfetto per lanciare la sua carriera adulta. Proprio come Jodie Foster e Natalie Portman – due attrici bambine che sono diventate star del cinema in buona fede, che ora ammira moltissimo – hanno fatto.
Le chiedo se il taglio di capelli è stato un gesto simbolico, visto che l’ultimo, ultimissimo film di Harry Potter era finito di girare, ed era ormai fuori dalla Bolla. “Per i nove anni che sono stata in Harry Potter, ero obbligata contrattualmente a non tagliarmi i capelli, a non abbronzarmi.” Niente trucco durante le riprese, e niente buchi agli orecchini, eccetto tra un film e l’altro, per questioni di continuità. “Tutto quello che le ragazze normali fanno, io non l’ho potuto fare. Quindi quando ho avuto la possibilità di cambiare il mio look, questo [si indica i capelli] è quello che ho fatto. Ho realizzato solo più tardi quanto fosse significativo, perché, ovviamente, i capelli sono il tratto peculiare di Hermione.

Pensa che forse è per questo che le piace così tanto la moda, adesso – “E’ il mio modo di essere me stessa.” Sta sicuramente recuperando il tempo perduto: un contratto con la Storm, un giro per Glastonbury in un corsetto Louis Vuitton, con una rockstar come si deve (George degli One Night Only; ha partecipato al video della band per “Say You Don’t Want It”. “Mi dispiace deludervi, ma non usciamo insieme,” risponde Emma alle domande su una possibile relazione tra i due. “Lui è in Inghilterra, io sono in America… non c’è nessuno al momento.“) E’ stata anche protagonista col fratellino Alex Watson, nella campagna Burberry dell’anno scorso.
E’ una dura lavoratrice, molto ambiziosa, ma in modo umile e coi piedi per terra – è molto riconoscente, ed è una boccata d’aria fresca visto tutto il successo che ha avuto,” dice Christopher Bailey, direttore creativo della Burberry, che l’ha portata come sua accompagnatrice al Met Ball di New York quest’anno. “Non c’è nessuna diva in quella ragazza. Adoro il fatto che abbia le sue idee. Si tuffa in un progetto e ti dà tutta se stessa. E poi è divertente.
Nel suo ruolo di ambasciatrice non ufficiale degli stilisti britannici, Emma è una tipica rappresentante femminile; è stata la co-padrona di casa ad una cena della scorsa primavera per i giovani stilisti britannici a New York, per cui ha indossato uno dei minuscoli vestiti pelle-e-pizzo di Cristopher Kane. “Mi hanno detto che ha fatto un versetto deliziato quando l’ha provato per la prima volta,” dice Kane. “Ero incredibilmente colpito perché, ammettiamolo, quei vestiti sono abbastanza impegnativi e non tutti ne capiscono il senso, o cosa ancora più importante, non tutti possono permettersi di indossarli. Emma mi ricorda una giovane Grace Kelly – pulita e sofisticata; e se ha uno stilista, allora è Emma quella che ha il controllo.
Anche se non ha esattamente lo stile naturale di Kate Moss nel suo guardaroba di tutti giorni, Emma è sempre bellissima a qualsiasi evento pubblico, mostrando un perfetto equilibrio tra l’osare e lo sforzarsi troppo. Ma la vita da teenager sul tappeto rosso è stata una sfida. “Tutti pensano che gli stilisti siano a disposizione dello studio, ma non avevamo niente,” dice. “Alle volte avevo un preavviso di soli due giorni prima di un evento, e non c’era niente di appropriato per una ragazza di quattordici anni. Guardavo nel mio armadio e… letteralmente niente. Dovevo farmi prestare qualcosa dalla mia matrigna, o andare al reparto damigelle di Harrods.
Ha provato entrambe le cose, con risultati variabili. La sua matrigna, Liz, una ex-babysitter, sembra avere gusti piuttosto piccanti quando si tratta di vestiti. “Sì, una volta si è presentata al club di mio padre con degli stivali alti alla coscia. Lui è un po’ impazzito. I suoi vestiti stanno decisamente meglio a lei che a me. Alcune cose adesso mi piacciono un po’ di più, ma alle volte riguardo alcuni vestiti che ho indossato e li trovo assolutamente raccapriccianti.” Nella disperazione più totale, ha chiesto aiuto alla Storm. “E loro han detto, «oh, è buffo che tu lo dica, perché Chanel vorrebbe vestirti».

Nonostante i migliori sforzi dei suoi genitori, Chris e Jackie (entrambi avvocati, che hanno divorziato quando aveva cinque anni, e sono finiti ad avere altri partner e figli, così che adesso è la più grande di una nutrita tribù di sette fratelli, fratellastri e fratelli acquisiti), l’infanzia di Emma non è stata esattamente “consistente”, così come la definisce lei. Nell’adolescenza, ha diviso il suo tempo tra la casa della madre ad Oxford, e quella di suo padre ad Islington, non molto lontana dal suo attuale appartamento. Alex dice che il loro era un ambiente molto stimolante in cui crescere: “Un sacco di opinioni in entrambe le case dei nostri genitori. Emma non era più viziata di nessun altro teenager, ma lei e la mamma hanno avuto un sacco di dibattiti – il che è un eufemismo bello e buono.
Emma è un po’ più diretta: “Mia mamma poteva essere spaventosa. Distribuiva con parsimonia la disciplina.” E’ stata Jackie ad insistere affinché Emma rimanesse in contatto con le sue amiche alla Dragon, una scuola elementare di Oxford, durante gli otto mesi di riprese. “All’età di dieci anni, passavo tutta la settimana a girare, e poi il sabato, mia mamma mi tirava giù dal letto per farmi andare a scuola, e io ero esausta.” Altrimenti, Jackie viene menzionata appena; è suo padre che si becca il trattamento da star in ogni altra frase, e con cui, Emma e una manciata di altri fratelli, sono sul punto di andare alle Seychelles. Lui è, così come la mette lei, “lassù sul piedistallo.
Dopo una riflessione, mi dice che i suoi genitori sono stati “probabilmente troppo permessivi“, il che è strano visto che suonano esattamente il contrario. Se non altro c’era la preziosa, piccola televisione (“A papà non piaceva neanche farci guardare i DVD“), niente teatro. Le estati venivano trascorse nella vigna del padre in Francia. Basta dire, che questa non era proprio una famiglia che andava avanti con i soldi della loro figlia maggiore (“Avere un figlio attore, essere esigenti genitori da palcoscenico… non era decisamente il loro sogno,” dice Emma), così, se non altro, non si è dovuta prendere anche quella responsabilità. Ma è stata costretta a crescere velocemente, mentre interpretava un personaggio con uno sviluppo emotivo vagamente balbettante (più tardi, si è dovuta mettere l’apparecchio sul set). E’ una dicotomia un po’ strana, attraverso cui la maggior parte dei genitori non possono aiutare. Mi chiedo come suo fratello Alex, che è più piccolo di due anni, ha gestito il successo della sorella – ha dato un po’ di soldi ai genitori, per ringraziarli, ma qual è il protocollo con i fratelli? Lei dice che “si prende cura” di Alex. “Penserai che sono un’illusa, ma non penso che sia invidioso. Penso solo che gli dispiacesse avermi in giro così poco.
Sarebbe stato più piacevole averla attorno un po’ di più,” conferma Alex, che sta attualmente studiando per i suoi A-levels alla City of London School. “Mi tiene continuamente al corrente. Ma ha sempre voluto un’avventura, credo sia per questo che è andata in America.

Ha scelto la Brown al posto di Cambridge, dice, perché sull’autobus un giorno è stata improvvisamente circondata da persone che volevano l’autografo di Hermione. “Ho pensato, perché sono sull’autobus? Perché non accetto il fatto che sono famosa? Se fossi andata a Cambridge, non penso che la stampa mi avrebbe necessariamente lasciata in pace. E poi assomiglia un po’ ad Hogwarts.” Suo padre ha pensato che fosse pazza, anche se alla fine era lì per lei, letteralmente, il primo giorno di università. Ed era con lei anche il giorno in cui i produttori le hanno, infine, detto che era stata scelta per interpretare Hermione – non ha mai avuto un agente; i suoi genitori hanno negoziato il contratto, e per un lungo periodo di tempo suo padre è stato il suo manager. “Per quanto la mia famiglia fosse coinvolta, andare alla Brown è stato decisamente ‘Il Progetto di Emma’,” dice con una smorfia.
Così quando, il suo primo giorno alla Brown, alcuni ragazzi le hanno chiesto un autografo, si è chiesta se non avesse fatto un enorme errore, specialmente vista la loro insistenza. “Alla fine ho avuto un crollo.” Intende dire una crisi isterica? “No,” ridacchia. “Più che altro era un pianto incontrollato. Tutti mi guardavano orripilati, come a dire, «Oh mio Dio, cos’ha che non va?»” (“Accento niente male,” le dico, “Grazie,” mi risponde). Non importa dire che si è ricomposta e si è scusata in modo stupendamente onorevole: “Ho solo detto, «Mi dispiace davvero tanto, ma sono qui per studiare, e voglio solo essere una studentessa. Sarebbe okay se non ti firmassi l’autografo, visto che tanto mi vedrai in giro comunque tutto il tempo?»”
Si è lanciata nel “Progetto Emma” con tutto il cuore, dormitorio e tutto il resto. “Non ho trascorso tutto il tempo a studiare furiosamente per poi andare negli Stati Uniti e non poter avere l’esperienza completa, condividere il bagno con altre sette persone… ed è stato un inferno, seriamente. Ho il sonno molto leggero. Una mattina camminavo per il corridoio appena uscita dal bagno, con indosso solo un asciugamano e ho pensato che dovevo essere pazza, chiunque avrebbe potuto fare una foto e mandarla su Twitter. Ma nessuno l’ha fatto. Neanche quando ho fatto la mia festa di compleanno; sono venute cento persone e neanche una ha messo foto su Facebook.” Funziona bene il suo radar per la ruffianeria? “Non male, ma alla fine devi fidarti delle persone, o finirai maledettamente solo. Preferirei rimanere scottata che tenere le persone a distanza e, come si è dimostrato, non ho avuto problemi dopo quel primo giorno.” Vedi: decisa, educata – e mortalmente ad effetto.

Madison, la sua migliora amica alla Brown, riconosce che [Emma] ha gestito la sua fama in modo intelligente. “Sono sicura che è stato difficile fare quel salto fuori dalla Bolla, ma è sempre stata estremamente calma e rilassata e incredibilmente amichevole. La Brown è probabilmente il miglior posto in cui sarebbe potuta venire. Gli studenti, qui, non sono molto interessati alle celebrità.” Allo stesso modo, fa notare, quando Emma ha interpretato il ruolo di Irina nella produzione del gruppo di teatro, di “Tre Sorelle” di Chekhov, la scorsa estate, le file d’attesa erano giusto un po’ più lunghe di come sarebbero state senza di lei.
Ironicamente, la recitazione è il campo in cui Emma si sente meno sicura. “Quando penso di dover andar là fuori e competere con attrici che si sono allenate formalmente per almeno dieci anni, divento paranoica.” Anche se ha produttori che la supplicano per farsi dire che tipi di ruolo le piacerebbe sviluppare, sta attualmente testante le acque molto tentativamente. Il suo prossimo progetto confermato è una piccola, ma significativa parte nel film indipendente “My Week with Marilyn”, in cui interpreterà il ruolo di una guardarobiera, che ha lavorato con la Monroe durante le riprese di “The Prince and the Showgirl”, nel cui cast ci sono anche Michelle Williams, Dominic Cooper, Eddie Redmayne e Kenneth Branagh. Ma non le manca l’ambizione. Quando le chiedo con chi altri le piacerebbe lavorare, mi fa una lunga lista di registi e attori che ammira, inclusi nomi come Cary Fukunaga, Jean-Pierre Jeunet, James Franco e – ovviamente – Meryl Streep. Emilia Fox, che ha recitato con lei in “Ballet Shoes”, pensa che andrà bene, troverà la sua strada verso il ruolo in modo accademico, se necessario. “Non aver avuto lezioni di recitazione formali le ha dato umiltà,” dice la Fox. “Mi è sembrata molto attenta nei confronti degli attori sul set [come Eileen Atkins e Richard Griffiths], e ha mostrato una dedizione totale all’interpretazione sia dei difetti che del fascino di Pauline. Non è stato molto sorprendente, scoprire quanto fosse profondamente preparata e professionale. Ma è stata anche immediatamente amichevole.
Mi chiedo se la sua insicurezza non venga fuori dalla fortuna del suo successo: dopotutto, che cosa sarebbe successo se non fosse stata a scuola il giorno in cui gli addetti al casting di Harry Potter vi arrivarono alla ricerca dei loro attori? I suoi occhi si sgranano increduli. “Non sarebbe mai successo. Volevo coooooooosì tanto essere Hermione. Anche se fossi stata malata, anche se fossi stata sul punto di morire, avrei trovato un modo per essere a scuola quel giorno.

  • Bellissima intervista…
    sobria ma particolareggiata!
    Adoro Emma!

  • andrea

    stupenda

  • Lukas

    “è probabilmente la più grande star britannica della sua generazione.” Concordo pienamente. continua cosi Emma :D.

  • sonia

    ma chi è il ragazzo con lei nelle foto?

  • nicolò

    Bella intervista. Ottima traduzione. Foto imbarazzanti.

  • Lynus The Porcupine

    Che bella intervista, molto dettagliata, debbo dire!

  • @Sonia

    Pare che sia un modello spurio, nessuno in particolare.

  • Pancaspe

    @Sonia

    E’ un modello di nome Ulysses Di Gregorio.

  • MissMartyPollen

    bellissima intervista… Em, sei la migliore!

  • sonia

    grazie x la risposta ragazzi!

  • *____________________________________________________________*

    ahahhahaahahahah mi ha fatto morire l’ultimo pezzo!!! XD

    Semplicemente fantastica non c’è che dire =)

    Così quando, il suo primo giorno alla Brown, alcuni ragazzi le hanno chiesto un autografo, si è chiesta se non avesse fatto un enorme errore, specialmente vista la loro insistenza. “Alla fine ho avuto un crollo.” Intende dire una crisi isterica? “No,” ridacchia. “Più che altro era un pianto incontrollato. Tutti mi guardavano orripilati, come a dire, «Oh mio Dio, cos’ha che non va?»” (“Accento niente male,” le dico, “Grazie,” mi risponde). Non importa dire che si è ricomposta e si è scusata in modo stupendamente onorevole: “Ho solo detto, «Mi dispiace davvero tanto, ma sono qui per studiare, e voglio solo essere una studentessa. Sarebbe okay se non ti firmassi l’autografo, visto che tanto mi vedrai in giro comunque tutto il tempo?»”

    Cucciola <3 <3 <3 chissà come si è sentita…

    Thaks per articolo e traduzione ;)

  • Grazie mille per l’articolo e grazie Hermione Weasley per la traduzione. =)

    Sono stata contentissima di leggere una nuova intervista di Emma. ♥
    In alcune parti mi ha fatto tenerezza, che dolce che è. =)

  • Pancaspe

    Grazie. ^^

    Come sapevo l’intervista di Vogue sarebbe stata pessima, IMO, per quanto zucchero ci sarebbe stato. xD

    pretzels = sembra la descrizione della posa in cover XD

  • povera emma prima si fa le foto con quello e poi Emma viene insultata poveretta.
    P:S:sei la migliore:(:(:(:(:(

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