Emma Watson per la prima volta sulla copertina di Vogue US

Ci siamo, l’anticipata copertina di Emma Watson per Vogue US di Luglio è qui!

Le foto del servizio fotografico sono di Mario Testino.







Vogue US 2011 – Photoshoot by Mario Testino

L’articolo che accompagna l’editoriale è di Amanda Foreman, storica e scrittrice, e l’intervista ha avuto luogo il giorno del 21esimo compleanno di Emma. Infatti, nella candid londinese del 15 Aprile la Foreman compare al fianco della Watson.




Vogue (US) – Luglio 2011

Traduzione dell’articolo a cura di The Emma Watson Archives.

Il Nuovo Giorno di Emma Watson

Sono il pixie-cut e la sua pelle perfetta che la tradiscono. Emma Watson è vestita discretamente in un vestito di cotone a fiori French Connection e sandali beige, ma è inconfondibile. I fans l’hanno avvicinata cinque volte solo nell’ultima mezz’ora. Oggi è il ventunesimo compleanno dell’attrice, ed è decisa a passarlo come preferisce – vale a dire sorseggiando comodamente un latte a metà mattinata, seguito da una passeggiata attraverso la mostra di Joan Mirò alla Tate Modern di Londra.

Emma ignora le occhiate e continua a chiaccherare animatamente della voglia di Mirò di correre dei rischi con la sua arte. Un’avida pittrice lei stessa – “Lo adoro e ho bisogno di farlo” – può parlare eloquentemente di ciascun quadro appeso alla parete. Il suo preferito è La Fattoria, un quadro che è stato di proprietà di Ernest Hemingway che valse all’artista il suo primo assaggio di successo all’infuori della Spagna. Quello che ammira, mi dice Emma, è che Mirò era sia un disegnatore che un pittore, per niente spaventato dal combinare questi due talenti per creare qualcosa che era simultaneamente surreale ed iperreale.

Le sue parole potrebbero tranquillamente riferirsi anche a quello che sta succedendo attorno a noi. L’atmosfera crescentemente febbrile è, francamente, terrificante mentre corre voce che Hermione Granger, l’alter ego di Emma (che farà la sua ultima apparizione in Harry Potter and the Deathly Hallows – Part 2 questo mese) si trova nel museo. Un rumoroso gruppo di teenagers voltano le loro teste esattamente verso di lei. “E’ tempo di andare,” dice e ci dirigiamo rapidamente verso l’uscita più vicina. Fuori, un fotografo appostato in un albero [dietro un albero?] inizia a scattare finché [Emma] non è in auto e si sta allontanando.

Questa non è un’esperienza che la maggior parte delle persone vorrebbe mai ripetere, ma Emma riprende la sua discussione senza fiato come se non fosse successo niente di brutto. “Devo davvero godermi le cose positive, perché rendono okay quelle negative,” spiega. Imparare come mettere la sua vita in una specie di prospettiva e scolpire il suo proprio significato su quella, è stata la grande sfida di questi ultimi due anni.

Mentre guidiamo attraverso Londra, un’Emma completamente diversa emerge dalla sorridente festeggiata che ho incontrato per un caffè due ore fa. Questa Emma è appassionata e vulnerabile. Descrive il suo più recente punto di svolta nel momento in cui ha letto Just Kids il libro di memorie di Patti Smith uscito nel 2010, in cui scrive di aver scoperto che la sua vera vocazione stava nelle “tre corde mescolate col potere della parola.” La voglia della Smith di abbracciare gli alti e i bassi della vita creativa, hanno toccato qualcosa in Emma. “Voglio vivere come Patti. Voglio scrivere come Patti,” dice. “Il libro è così sincero e coraggioso. Amo il modo in cui vede il mondo. Mi sono davvero sentita come se il mondo fosse più bello dopo che l’ho letto, e mi sono sentita più speranzosa.”

Consapevole che le sue parole potrebbero suonare strane o rivelare un po’ troppa considerazione di sé, arrivando dalla bocca di una delle star più pagate di Hollywood (ha guadagnato 30 milioni di dollari per gli ultimi due film di Harry Potter), Emma si zittisce per un momento. Le mani smettono di muoversi, e i suoi lineamenti elfici si contraggono. “Non ho controllo sulla mia vita,” sbotta. “Ho vissuto in una bolla. Mi hanno trovata e scelta per la parte. E adesso sto disperatamente cercando di trovare la mia strada attraverso tutto questo.”

Mi lancia un’occhiata interrogativa che dice chiaramente, “mi posso fidare?” Prendendo un profondo respiro mi invita a casa sua (sotto severe istruzioni di non rivelare troppo a riguardo) così che possiamo parlare senza paura di essere interrotte e spiegarmi che cosa intende con “la bolla”.

Emma aveva solo nove anni quando l’amore per le sue storie, e per una in particolare su un mago bambino e i suoi due migliori amici, l’hanno portata ad un’audizione per il produttore David Heyman. Un minuto stava vivendo un’esistenza ordinaria nella pittoresca città universitaria di Oxford con sua madre e suo fratello minore, Alex; quello dopo era rinchiusa dietro i cancelli di una ex-fabbrica vicino Londra, dentro un mondo fantastico che era, per citare la descrizione che Patti Smith fa del Chelsea Hotel, “come una casa di bambole in The Twilight Zone.”

Niente ha preparato Emma o i suoi genitori, che hanno divorziato quando aveva cinque anni, all’onnicomprensivo impegno richiesto dal franchise di Harry Potter man mano che il suo successo ha preso il volo. Recitare la parte di Hermione non ha significato solamente prendersi una strana pausa da una vita normale; le continue riprese e promozioni dei film sono diventate la sua vita normale. Tutti i rituali dell’adolescenza, dal tingersi i capelli al setacciare il centro commerciale in cerca di ragazzi, hanno dovuto essere sacrificati sull’altare del lavoro.

Attraverso tutto questo, la mamma e il babbo di Emma – entrambi avvocati di successo – hanno tentato di allevarla in modo stabile, e Heyman ha fatto del suo meglio per ridurre i cambiamenti al minimo. “E’ una cosa di cui sono davvero orgoglioso,” dice [Heyman]. “Abbiamo creato un ambiente sicuro che ha permesso alla gente di sentirsi protetta e sapere che il sostegno c’era.”

Col tempo, la troupe sul set di Harry Potter è diventata, per Emma, anche un surrogato di famiglia. Non si trattava solo di stringere amicizia con le sue co-star Daniel Radcliffe e Rupert Grint: l’enfasi di Heyman sulla continuità hanno assicurato che anno dopo anno, lo stesso autista accompagnasse Emma a e da i Leavesden Studios; la stessa donna nella caffetteria le distribuisse le uova, e le stesse parrucchiere le acconciassero le famose trecce castane. Emma si è avvicinata al capo del dipartimento del trucco, Amanda Knight, e durante le lunghe ore d’attesa, passava il tempo facendo esperimenti nella roulotte del trucco. “Quella era la mia area giochi. Mi sedevo e giocavo coi rossetti, i fondotinta, gli ombretti; e ogni tanto Amanda mi permetteva di dipingere le facce delle comparse per le partite di Quidditch.”

Ma nel 2007 Emma ha compiuto diciassette anni, e la “casa di bambole” ha cominciato ad essere un po’ meno universo alternativo, e più prigione ordinaria. “E’ davvero, davvero brillante,” dice Heyman. “E’ curiosa e interessata a tutto: moda, cultura, letteratura. Faceva più domande di Dan e Rupert. C’erano cose che doveva capire da sola.”

Nonostante le differenze di temperamento tra Emma e Daniel Radcliffe, non ha mai messo in discussione la leadership di quel piccolo, stretto gruppo: “ha capito quale fosse il suo ruolo,” dice [Emma], “non solo un attore ma anche il protagonista di un enorme franchise. E credo che questo fosse, in un certo senso, anche più importante. E’ lui che ha tenuto tutto insieme. Gli sono molto grata.” Dal canto suo, Radcliffe ricorda che i loro rapporti erano “molto come fratello e sorella, e quando uno di noi due stava attraversando un momento difficile nelle nostre vite, ci confidavamo l’uno con l’altra molto spesso. Ci siamo anche aiutati e consigliati in materia di relazioni; momenti particolarmente divertenti erano quelli in cui ci aiutavamo vicendevolmente a scrivere messaggi alle ‘fiamme’ recenti nella vita dell’uno o dell’altra (non troppo espliciti, ma neanche troppo impliciti!) Era decisamente un caso di cieco che guida un altro cieco, ma è stato estremamente divertente.” I due continuano a sostenersi a vicenda; recentemente Emma è volata a New York per assistere alla performance di Dan nel musical hit di Broadway How to Succeed in Business Without Really Trying.

Mentre Emma mi fa fare un tour della sua casa, la straordinaria profondità e ampiezza dei suoi talenti diventa sempre più ovvia. Ogni stanza è costruita attorno ad un bellissimo artefatto – un mobile o un pezzo di stoffa recuperato al mercato delle pulci a Parigi o Los Angeles – e le sue opere d’arte dimostrano che è capace di dipingere e disegnare squisitamente. Una foto emerge dalle altre: è un auto-ritratto di Emma con una macchina fotografica tra le mani. L’obbiettivo è puntato minacciosamente allo spettatore, come la canna di una pistola, una limpida illustrazione di quello che abbiamo appena sperimentato alla Tate.

Continua a parlare per metafore di guerra. “Mi sento come se per gli ultimi dieci anni, avessi combattuto questa battaglia; ho combattuto così duramente per avere un’educazione. E’ stata una continua lotta in salita,” dice, stringendo le mani mentre parla. “Sono stata la spina nel fianco della Warner Bros. Ero il loro ‘conflitto’ nella tabella di marcia. Ero quella che ha reso loro le cose difficili.” Alla fine, Emma ha fatto un passo coraggioso, annunciando che non avrebbe rinnovato il suo contratto per gli ultimi due film, a meno che dei cambiamenti non fossero fatti per accontentare il suo desiderio di andare all’università. La Warner Bros ha fatto tutto ciò che era umanamente possibile e, dice, “Mi sono solo resa conto, ad un certo punto, che non posso combattere contro tutto. Devo muovermi in quella direzione – e lasciarmi trasportare.”

Ma essendo la perfezionista che è, Emma non poteva “lasciarsi trasportare.” Non appena ha acconsentito ad impegnarsi per altri quattro anni, “ho deciso che l’avrei fatto per bene.” Il cambiamento è diventato apparente in tutti i frangenti della sua vita. I critici hanno notato una nuova energia nella sua recitazione. “Man mano che il ruolo di Hermione è diventato più interessante,” dice David Yates, regista degli ultimi quattro film di Harry Potter, “Emma è diventata più coinvolta. E’ un’attrice incredibilmente intuitiva e istintiva. Può scavare a fondo per trovare un’emozione e portarla sulla scena.” The Deathly Hallows parte prima e seconda, sono i più oscuri di tutti i film di Harry Potter, l’innocenza dei precedenti capitoli è rimpiazzata da una cupa meditazione sulla natura del terrore. Il materiale più complesso del finale ha permesso ad Emma di sgranchirsi le ali. Ma, insiste Yates, “non ha ancora avuto un ruolo che possa mostrare quanto può realmente brillare. C’è un cervello d’attore molto serio e davvero interessante là dentro, che sorprenderà tutti quanti.”

Il ricordo più vivido che Yates ha di Emma, è averla guardata mentre abbandonava improvvisamente la sua professionalità d’acciaio e, per una volta, essere giovane e libera. Stavano girando una scena di morte da DH2 su una spiaggia gelida del Galles. Gli attori erano tristi, specialmente Emma, che detesta il freddo e, ancora di più, infradiciarsi. Ma dal niente, rammenta [Yates], “è corsa dentro l’acqua gelida ed è rimasta lì, immobile contro le onde con le braccia aperte, a ridere.” In quel breve momento si è reso conto di che effetto possa fare, avere un’industria multi-miliardaria dipendente da ogni tua mossa, ed avere solo diciannove anni.

Mentre la perpetua adolescenza di Hermione, ha fatto strada ad una Emma-giovane-donna, il mondo della moda ha preso nota. Nel 2009 è stata invitata dallo stilista Cristopher Bailey, ad apparire nella campagna autunnale Burberry (dove ha conosciuto quello che è adesso il suo ex-ragazzo, il modello e musicista George Craig). Ma il suo [di Emma] vero impatto è stato sugli stilisti più giovani ed “edgy”, come Hakaan Yildrim e Erdem Moralioglu, le cui ultime collezioni ha deliberatamente promosso. “Ho pensato che, se la gente avrebbe scritto su quello che indosso, allora avrei indossato giovani stilisti britannici che hanno bisogno di pubblicità.” (Questo festoso aspetto del suo carattere è familiare alle sue co-star. “Credo che sia giusto dire che Emma ed io eravamo i due membri più supponenti del giovane cast,” dice Radcliffe.)

Allo stesso tempo, Emma ha fatto esperimenti col disegnare la sua propria linea di abiti etici con materiali ottenuti da produttori organici. Fino ad oggi ha collaborato con People Tree, un’organizzazione per il commercio equo-solidale, per tre collezioni. “E’ stato un lavoro durissimo,” ammette con una risata. “Non mi sono resa conto di quello che mi stavo sobbarcando. Lavoravo per dodici ore al giorno su Harry Potter poi tornavo a casa e lavoravo per altre due ore, prendendo misure e tagliando disegni.” Ha persino pagato per avere i vestiti fotografati appropriatamente e rimediato tre dei suoi amici per fare da modelli. Un paio di mesi fa ha ricevuto una chiamata da Alberta Feretti che voleva collaborare con lei per una linea eco-friendly chiamata Pure Threads. Emma era così felice, dice, “mi sono praticamente messa a piangere.” Il risultato è una collezione-capsula di cinque pezzi che ha debuttato in marzo con recensioni favorevoli. Parte del ricavato verrà donato a People Tree.

Con tutto questa roba in corso, Emma è riuscita in qualche modo a trovare il tempo di iscriversi alla Brown University nel 2009. “Voglio essere normale,” ha detto a quei tempi. “Voglio davvero l’anonimato.” Al contrario di quanto riportato da alcuni media, dice che questo è esattamente ciò che è successo: viveva nel dormitorio delle matricole con un bagno condiviso alla fine del corridoio. Nessuno l’ha perseguitata o le ha urlato ‘tre punti a Grifondoro’ se rispondeva bene ad una domanda posta in classe. Emma è stata capace di adattarsi, indossando infradito alle lezioni e finendo i compiti alle quattro del mattino come tutti gli altri. Solo che non era come loro, perché non avevano bisogno di prendersi due settimane di pausa qui e là per girare delle scene o fare delle interviste, e poi ritornare stanchi e vittime del jet-lag in tempo per gli esami finali. Incontrare brevemente l’attore James Franco, che stava studiando alla Rhode Island School of Design, le è stato d’aiuto. “E’ stato un sollievo incredibile poter parlare con qualcuno che sta cercando di fare la stessa cosa che sto cercando di fare io. Gli ho parlato del dover gestire lo studio e il fare film e andare avanti e indietro. Non è spaventato o limitato da quello che ha paura che la gente dirà a riguardo.”

Emma ha faticato valorosamente per far entrare tutto nella sua vita, diventando crescentemente esausta, finché attorno a Natale, i consiglieri alla Brown, le hanno suggerito di prendersi una pausa, un punto di svolta di cui Yates non si è affatto sorpreso. “La mia unica preoccupazione è che richiede troppo da se stessa. Per una ragazza della sua età, è accanita in ciò che fa. Anche quando giravamo ‘The Deathly Hallows’, durante i suoi giorni liberi la vedevo a fare interviste per una casa di moda, o a degli incontri per la sua linea. E le dicevo, ‘Emma, ma ti fermi mai? Ti devi fermare’.” Ben lungi dal fermarsi, ha anche rivisitato la sua “area giochi” nella roulotte del trucco. In aprile, Emma ha firmato un contratto con Lancôme per promuovere la loro ultima fragranza, Trésor Midnight Rose.

Sperando di ritrovare un po’ di ragionevolezza nella sua tabella impegni, tornerà a scuola in autunno, da qualche parte più vicina a casa. Con quella decisione presa, Emma sta attualmente cercando di capire cosa fare con la sua ritrovata libertà. Single da quando ha rotto con Craig la scorsa estata, sorride malinconicamente quando le chiedo se avrebbe il tempo per una relazione. Uno dei suoi corsi preferiti alla Brown era sulla psicologia dell’amore. Lungi dall’essere rattristata dall’idea, rimane una romantica senza speranze: “Sono una femminista, ma penso che l’amore sia stato in parte portato via alla mia generazione. Credo che la cosa con cui la gente connette di più nei romanzi, è quest’idea di un amore onnipotente, onnicomprensivo – e il fatto che quell’amore è più importante e speciale di qualsiasi altra cosa.” Quando Emma incontrerà l’uomo giusto, spera di poter tenere la reazione lontana dai riflettori. “Mi piacerebbe uscire con qualcuno che non lavora nel mio campo. Altrimenti diventerà quello che significa per tutti gli altri.”

Ma prima dell’amore viene il lavoro, come sempre con Emma. Nel 2008 si è iscritta alla Royal Academy of Dramatic Art per un corso su Shakespeare, e l’anno scorso ha seguito un corso di recitazione alla Brown. Avendo interpretato lo stesso personaggio per dieci anni, Emma non poteva evitare di dubitare di se stessa.

“Hermione è così vicina a quello che sono come persona, che non ho mai sentito il bisogno di studiare e fare ricerche per un ruolo,” dice. “Sto letteralmente riscoprendo cosa significa essere un’attrice.”

Adesso, dice Heyman, “credo che sia ad un crocevia, e sta cercando di decidere che direzione prendere. Può, se decide così, fare un sacco di cose.” Il che ci riporta alla domanda che Emma deve affrontare mentre entra in un’età adulta completamente sviluppata – la domanda che Patti Smith si è fatta tutti quegli anni fa – “che tipo di artista sono?”

Stancata da un pomeriggio di conversazione non-stop, fa una pausa per mettere il bollitore sul fuoco per una tazza di tè. Mentre si appoggia al bancone di legno della sua cucina, rigirandosi un drink tra le mani, il linguaggio del suo corpo cambia di nuovo, e Emma, alla fine, sembra rilassarsi. Il suo mento si inclina provocatoriamente: “mi sono probabilmente guadagnata il diritto di fare casino ogni tanto,” dice. “Non voglio che la paura di fallire mi impedisca di fare quello che mi sta veramente a cuore.”

I fans di Hermione Granger dovranno abituarsi a vederla in una luce completamente diversa. Recentemente, Emma ha letto la sceneggiatura di Stephen Chbosky, basata sul suo romanzo di successo sui conflitti adolescenziali, The Perks of Being a Wallflower, e ha capito immediatamente che avrebbe dovuto interpretare il ruolo di Samantha, un personaggio che non potrebbe essere più lontano da Hermione di così. In vero stile Emma, è andata ad Hollywood per aiutare a trovare i finanziamenti per il film. “Sam,” dice Emma, “è una ragazza completamente diversa da quella che sono io. Ho ascoltato gli Smiths” – la band preferita di Sam – “a ripetizione per settimane.” In un certo senso la complessata Sam è davvero un radicale punto di partenza. Ma in un altro, più profondo, è la giusta parte per Emma al momento. Verso la fine del romanzo, Sam parla per ogni giovane donna con il cuore in fiamme, un’anima radiosa, e l’irrefrenabile bisogno di sperimentare tutto ciò che la vita ha da offrire: “Farò quello che voglio fare. Sarò chi sono davvero. Riuscirò a capire di che si tratta.”