Emma si fa in due per Harper’s Bazaar UK

Servizio fotografico doppio, video del backstage e un lungo articolo: Harper’s Baazar UK ci mostra la doppia personalità di Emma.







Harper’s Bazaar (UK) – Agosto 2011



Alexi Lubomirski for Harper’s Bazaar

Nel backstage Emma balla, ride e confida di non essersi sentita completamente a proprio agio nei panni della femme fatale.

Segue la traduzione dell’articolo, per la quale ringraziamo Hermione Weasley e The Emma Watson Archives. :)

La brava ragazza diventa cattiva?

Emma Watson sta camminando in mezzo ad un campo di ranuncoli e margherite, screziata dalla luce del sole e vestita di bianco, in un glorioso giorno della prima estate inglese. “Sei un dente di leone!” dice uno del team che la circonda per il suo servizio fotografico di moda, come in un incoraggiamento. “Ciao, fiore!” dice il fotografo Alexi Lubomirski, dall’alto della sua scala. La Watson sorride beatamente, grandi occhi luminosi sotto il suo taglio ramato e androgino, ma come qualsiasi conversazione con lei rivelerà rapidamente, la sua testa non è affatto piena di sciocchezze e frivolezze. Nelle brevi pause dal servizio – dove si è trasformata, per l’obbiettivo, dall’immagine dell’innocenza ad una vampira-sirena dai capelli neri – parla della moda equo-solidale, femminismo, Kazuo Ishiguro e Caterina d’Aragona. Perché, a 21 anni, la Watson – una volta la ragazzina più istantaneamente riconoscibile del mondo – è una forza impossibile da ignorare, e se non completamente cresciuta, allora sulla buona strada per la maturità adulta.

Comunque, è difficile non sentirsi materne nei suoi confronti, almeno per qualcuno come me che ha figli della stessa età, che l’ha vista crescere sullo schermo nei panni di Hermione Granger nei film di Harry Potter. Hermione è sempre stata la mia preferita – la ragazza più intelligente di Hogwarts, coraggiosa, leale e comunque – nelle parole dell’autrice JK Rowling (che si è identificata, da più giovane, con la sua eroina), intenta a nascondere “un sacco di insicurezze e una gran paura di fallire”. Entrata nel cast all’età di nove anni, la Watson ha recitato nella serie durante tutta la scorsa decade, con l’ultimo film che uscirà questo luglio; la sua vita è così inestricabilmente legata allo sviluppo dei film, che è difficile distinguere dove finisca Hermione ed inizi Emma. “Ci pensavo l’altro giorno,” dice, quando infine – dopo aver completato il servizio – andiamo a sederci su una panchina nel giardino di Petersham House con una tazza di tè. “Mi interrogavo sullo scambio, su quanto di lei è passato a me, e quanto di me è passato a lei.” La Watson non ha una risposta definitiva, ma è una domanda che va dritta al cuore di ciò da cui proviene, e chi diventerà adesso.

Tre giorni prima del nostro incontro, ha scritto un’enfatica smentita tramite il suo sito, che la sua recente decisione di prendersi una pausa dagli studi all’università americana Brown, non aveva niente “a che fare col bullismo, come i media hanno suggerito recentemente. Non sono mai stata vittima di bullismo in tutta la mia vita…” Lo ribadisce anche a me, con una quieta indignazione, e ripete di non aver ancora deciso cosa fare a settembre. “Come un sacco di altri studenti potrei trascorrere il mio terzo anno all’estero.” Fino ad allora, la tabella di impegni della Watson è piena zeppa: promuovere l’ultimo film di Harry Potter (Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 2); un ruolo da non protagonista in My Week with Marilyn (dove interpreta un’assistente al guardaroba alla Marilyn Monroe di Michelle Williams); essere la nuova ambasciatrice Lancôme (è il volto della più recente fragranza della marca, Trésor Midnight Rose, con una campagna girata da Mario Testino); e le riprese per il suo ruolo più recente in un adattamento di The Perks of Being a Wallflower (Il Giovane Holden della generazione MTV, alla cui regia si cimenterà l’autore del romanzo Stephen Chbosky, a Pittsburgh). E’ chiaramente entusiasta del nuovo film, che affronta, insieme ad altre cose, violenze sui bambini e depressione suicida. “Credo che sia incredibilmente importante che questo film venga realizzato. Stephen riceve regolarmente lettere di persone che dicono che leggere The Perks of Being a Wallflower ha letteralmente salvato loro la vita. Ho letto l’intero copione in una volta sola, e mi ha fatta piangere… Affronta i problemi con cui devono fronteggiarsi gli adolescenti, quelli veri, quelli spaventosi di cui nessuno vuole davvero parlare.” Descrivendo il personaggio che interpreta come apparentemente “molto più estroverso di me – è molto brava a divertirsi,” la Watson è capace di identificarsi nell’oscura vena di totale mancanza di autostima che giace sotto la patina della ragazza festaiola.

Ma non si è ancora lasciata Harry Potter alle spalle, ed Hermione rimane una parte di lei, il che è tutt’altro che sorprendente. Considerate, ad esempio, che le foto dell’infanzia della stessa Emma, sono state usate in una scena chiave di Harry Potter and the Deathly Hallows: Part 1, in cui Hermione lancia un incantesimo per cancellare la memoria dei suoi genitori per proteggerli dal male e dalla perdita. “Tutte le foto si dissolvono, il che è orripilante – è quasi peggio che morire, in un certo senso, perché i tuoi genitori sono vivi, ma non hanno alcuna consapevolezza di te.”

Mentre parla, è con la voce di Hermione: leggera, educata ma occasionalmente intensa. Le sue maniere sono impeccabili; dice grazie a tutti, e c’è una certa modestia nel suo comportamento, così come nel suo modo di vestire. Oggi indossa un paio di ballerine nere di Zadig & Voltatire (“Le scarpe più comode, ma queste sono ormai arrivate alla fine”); pinocchietto neri della Gap (“Mi stanno così bene che ne ho comprati tre paia”); e un top bianco senza maniche di pizzo inglese di Equipment (“Questo l’ho comprato a New York un paio di giorni fa”). Con la sua pelle chiara, sopracciglia scure e definite e un corto taglio di capelli, ha le sembianze di Audrey Hepburn e Jean Seberg, restando comunque riconoscibile come lei stessa – come lo era nella campagna Burberry di Mario Testino. Capisci subito perché le industrie di moda e bellezza l’adorano; Testino sottolinea la sua abilità di comunicare “un misto di qualità che sono molto rare – la freschezza dovuta alla sua età, lo status di star e una rilevanza attuale… la vera donna di oggi.” Cristopher Bailey, il direttore creativo della Burberry, è ugualmente ossequioso. “Ha una bellezza classica e senza sforzo, e una modernità che è perfetta per la marca,” dice. “Ma più che altro, è anche affascinante ed intelligente.” E Alberta Ferretti, che conosce la Watson da quando l’ha vestita per il suo primo tour promozionale per Harry Potter, parla della sua “affidabilità”, “carattere forte” e “perseveranza”. “Per me, Emma rappresenta freschezza, intelligenza, serietà, femminilità… è un esempio grandioso per tutte le ragazze di oggi”.

La stessa Watson ricambia tutti i complimenti, anche se è troppo intelligente per illudersi che la moda sia anche benevolente. “Può essere selvaggia”, dice, “e crudele, in questo senso ha delle leggi molto precise – devi apparire in un certo modo, e adattarti ad un certo modello – ma lo è anche nel modo in cui viene prodotta.” Il suo impegno nella moda etica si manifesta nelle sue collaborazioni con l’etichetta pioniera nel mondo della moda equo-solidale, People Tree, e la collezione eco-friendly per Alberta Ferretti, mostrando un livello di coinvolgimento che va al di là del semplice mettere il proprio nome ad una marca. Antony Waller, di People Tree, dice che è “stata presente ad assolutamente ogni incontro ed è stata coinvolta in ogni decisione,” e ha anche fatto un viaggio negli slums di Dhaka per investigare le condizioni del lavoro. “Quando sono andata in Bangladesh, in una fabbrica in cui gli abiti sono fatti [per le marche del mercato di massa], è stato orribile,” dice. “C’è un costo agli abiti a buon mercato – se le persone potessero vedere le condizioni disumane in cui vengono fatti, non ne comprerebbero mai, neanche tra un milione di anni…”

E’ un lavoro di equilibrio, ovviamente, tra l’avere il coraggio di alzare la propria voce e allo stesso tempo aumentare il proprio coinvolgimento, non solo con l’industria della moda, ma anche col business dell’essere un prodotto della celebrità. Data la sua enorme ricchezza – vale 24 milioni di sterline, secondo la The Sunday Times Rich List – la Watson potrebbe non aver più bisogno di lavorare in vita sua, un fatto che riconosce tacitamente mentre discute della sua decisione di continuare o meno alla Brown. “L’unica ragione per andare all’università è di fare quello che amo, e imparare cose che mi interessano.” Detto questo, sembra tutt’altro che intenzionata a rinunciare alla sua capacità di giostrarsi tra diverse prove e obbiettivi autimposti in vista di grandi risultati; questa è, dopotutto, la ragazza che ha ricevuto il massimo dei voti per i suoi A-leveles e un posto alla facoltà di Inglese a Cambridge (che ha rifiutato in favore della Brown), mantenendo al tempo stesso uno stressante programma di impegni recitativi.

Per sua stessa ammissione, non c’è mai stato spazio nella sua vita, per comportarsi male: i suoi genitori – entrambi avvocati di successo usciti da Oxford – si sono divisi quando aveva cinque anni, quindi ha imparato a dividere il suo tempo tra due case diverse. Nata e cresciuta a Parigi, la Watson e il fratello minore Alex, si sono trasferiti con la madre Jaqueline ad Oxford. Il padre si è risposato e vive con la sua seconda moglie, una ex-tata, nella Londra nord; hanno un bambino e due gemelline (scelte per la versione giovane di Emma nell’adattamento della BBC di Ballet Shoes). La Watson è scrupolosamente leale nei confronti di entrambi i genitori – e delle loro famiglie estese (il compagno della madre ha due figli) – ma rimane anche cauta; non solo per preservare la loro privacy, ma anche come conseguenza, forse, dell’adesione alla tradizionale etichetta inglese che impone di nascondere le proprie emozioni. “Quando crescevo, la mia famiglia, particolarmente mio padre, era davvero stoica,” dice. “L’ho imparato da piccola, molto piccola…” Cita Quel che Resta del Giorno di Kazuo Ishiguro come uno dei suoi libri preferiti per la sua espressione delle conseguenze della discrezione. “Parte di me mal sopporta questa mentalità britannica secondo cui non è positivo esprimere sentimenti di alcun tipo – che non è a modo o coraggioso. Ma l’apprezzo anche. C’è un altro libro che ho letto quand’ero molto piccola – ‘Caterina, la prima moglie’ di Philippa Gregory, su Caterina d’Aragona – e so che suona stupido, ma ho pensato, ‘Devo essere proprio come lei’. Era la prima moglie di Enrico VIII ed è sopravvissuta, dopo essere stata crudelmente costretta a divorziare. Mi ricordo che mi aveva ispirata molto.”

Nonostante la sua mancanza di esperienza professionale recitativa precedente, capisci perché la Watson sia stata scelta tra migliaia di piccole aspiranti al ruolo di Hermione. “Era più bella di quanto non fosse Hermione nel libro,” dice David Heyman, il produttore di Harry Potter, “ma era così concentrata e padrona di sé e fieramente intelligente, proprio come Hermione – è sempre stata Hermione.” Determinata ad ottenere il ruolo, anche prima della prima audizione (che ha avuto luogo alla sua scuola, la Dragon School di Oxford, una delle più prestigiose del paese), la Watson, pare, non si chiedeva se poteva essere qualcosa di diverso da brava, proprio come Hermione. “Non c’è mai stato spazio, nella mia vita, per la ribellione – non riesco a pensare di aver potuto dare problemi alla mia famiglia, era tutto già abbastanza complicato.” Al rischio di risultare riduttivi, intuisci che ha ereditato la sua ambizione dal padre – “Mio padre è uno dei più importanti avvocati per le comunicazioni internazionali del paese, cercare di discutere con lui era un incubo, quindi ho imparato in fretta ad essere brava con le parole” – mentre è più protettiva nei confronti della madre. “Mia mamma è una donna incredibile. Si è ritrasferita da Parigi con me e mio fratello dopo il divorzio, lavorando a tempo pieno, mantenendoci entrambi. Ma ho sempre avuto voglia di prendermi cura di lei – non volevo crearle casini.”

Invece, sembra di essere molto più disposta ad essere dura con se stessa; spingendosi attraverso il periodo di esami, ripassando in un appartamento preso in affitto ad Hampstead nel bel mezzo della notte dopo aver girato sin dall’alba ai Leavesden Studios nell’Hertfordshire. Tutti si aspettavano che sarebbe andata a Cambridge, ma alla fine, ha deciso che aveva bisogno di andarsene dal Regno Unito. “Mi sono sentita improvvisamente molto claustrofobica… ho pensato, ‘Non posso stare qui, non riuscirò a concentrarmi, non mi lasceranno in pace.'”

Non si sbottona molto sul perché esattamente ha sentito il bisogno di lasciare la Brown – almeno per adesso – oltre alla difficoltà di combinare i suoi studi accademici con i suoi impegni lavorativi. Ma ci sono alcune indicazioni che suggeriscono che sta cominciando solo adesso a dare importanza alla possibilità di essere felice come alternativa ai super-risultati. “Mia madre mi ricorda che la felicità è importante.” E’ giustamente cauta nei confronti delle richieste di Hollywood: “Los Angeles mi terrorizza. Sono sicura che se dovessi fare ginnastica per quattro ore al giorno, contare le calorie di tutto ciò che metto in bocca, usare il botox a ventidue anni e ossessionarmi col mio aspetto esteriore per tutto il tempo, diventerei completamente pazza, perderei assolutamente la testa.”

Ma quella che pare la cosa più difficile per lei è lasciarsi andare – essere libera di commettere errori o sperimentare i normali fallimenti della vita o rivelare una qualsivoglia forma di aggressione. Il che non ci sorprende, avendo dedicato la sua carriera, fino ad ora, ad essere Hermione, per cui la causa dei buoni è una questione di vita o di morte. La Watson ammette di essersi sentita “un po’ strana e a disagio” mentre interpretava il ruolo della bad girl per il servizio fotografico di Bazaar – “Non mi è venuto affatto naturale” – e un simile disagio durante un corso di lezioni di recitazione quando le è stato chiesto di mostrare rabbia. “Il mio insegnante di recitazione dice che la cosa più difficile per me è arrabbiarmi. Sono quasi scoppiata a piangere quando hanno cercato di obbligarmi ad arrabbiarmi. Ho detto, ‘non ce la posso fare, non ce la posso proprio fare’. Tengo tutte quelle emozioni imbottigliate da qualche parte e sento che lasciarle andare mi spaventa – e permettermi di essere potente, sexy, tutte quelle cose lì, mi spaventa.”

Però di una cosa possiamo essere certi; come Hermione, Emma Watson è abbastanza coraggiosa da affrontare anche le sfide più spaventose. Non che la voglia vedere brava ad essere cattiva; piuttosto, che si conceda di sperimentare il rischio del disincanto, mantenendo però la sua propria particolare magia intatta.