Emma per Marie Claire UK

Traduzione a Cura di Hermione Weasley Anti-EmmaWatson

Citazione
STILL SPELLBOUND

È una multimilionaria, una beniamina del red carpet e una delle attrici più ricercate del mondo. Ma per Emma Watson rimanere sana significa dividersi in due persone – pubblica e molto, molto privata.

Emma Watson si sporge verso di me sul tavolino da caffè. “Sì, sono mie,” dice, sfiorando con un dito le lunghe ciglia che curvano verso il cielo come una fila di scimitarre ondulate [sì lo so… weird XD].

Ho cominciato a piegarmi le ciglia di recente. E questo,” dice tirandole, “è Hypnôse, che è davvero fantastico… il loro mascara,” aggiunge per specificare. Bel lavoro, Watson. Con “loro”, si riferisce alla Lanc. È qui oggi – nella suite perfettamente piacevole, vagamente deserta, di un hotel parigino – nel suo ruolo di ambasciatrice Lancôme. La loro nuova linea “In Love” è sparsa sul tavolo che ci divide e [Emma] si è provata con entusiasmo i colori dei rossetti sul dorso della mano e ha spruzzato cose, e sopra quelle ciglia ci sono due passate dell’eyeliner turchese della linea, l’unica parte visibilmente truccata del suo viso altrimenti semplice.

Avremmo dovuto incontrarci una settimana fa, ma la natura ci ha ritardati. Mentre la Watson era a New York per girare scene del film Noah, in cui interpreta la figlia adottiva del personaggio principale di Russell Crowe, la vita reale ha deciso di imitare il mito biblico e una potentissima tempesta è arrivata in città. “In quel momento pensavo, ‘Questa è strana, nera ironia,‘”, dice.

L’uragano Sandy, largo 900-miglia, si è strappato un percorso attraverso i Caraibi, percosso la costa est dell’America e poi sprofondato Manhttan nell’oscurità.

Non credo che nessuno si aspettasse che sarebbe stato così d’impatto come poi è stato,” riflette la Watson. “Sono stata molto fortunata, ero in una zona che non è stata colpita gravemente. Ma è scioccante. Pensiamo di avere così tanto controllo sulle nostre vite e poi qualcosa del genere succede e le persone si accorgono che ci sono cose più grandi di noi, che sono più potenti di noi, cose su cui non abbiamo alcun controllo. È piuttosto spaventoso.”

Oggi, in una Parigi immobile, grigia e invernale, la calma e il controllo sono stati restaurati. In modo quasi scomodo. Nel lusso formale del Le Bristol hotel, una suite del primo piano è stata in parte sgombrata per permettere alla Watson si sedere nel bel mezzo di un divano a due posti color crema, che è stato sistemato nel punto in cui normalmente si troverebbe un enorme letto pieno di cuscini. Riesco a vedere la testata del letto, ancora attaccata al muro dietro di lei.

Per un’ambientazione così artefatta, la Watson sembra relativamente a suo agio. Quando una celebrità diventa testimonial di una brand di make-up, sono solitamente agghindati come se fossero pronti per un’apparizione sul red carpet. La Watson, d’altra parte, indossa stivali da equitazione, skinny jeans color grafite e quel genere di camicia bianca che le sta alla perfezione, dall’aspetto costoso, in cui gli editori di moda ti consigliano sempre di investire. Ha alcuni anelli delicati sulle dita e un paio di cerchi d’oro rosa alle orecchie. Quando si prende un momento per pensare – il che succede spesso; le piace rispondere a modo alle domande – ha l’abitudine di tirarsi i capelli castani leggermente lisci, di media lunghezza dietro quelle [le orecchie].

Forse si sente così a suo agio per via della stessa Parigi. È la città in cui è nata e dove ha vissuto fino ai cinque anni, quando i suoi genitori avvocati hanno divorziato e sua madre ha riportato lei, e il fratello minore Alex, in Inghilterra. Adesso ventiduenne, dice “Mi colpisce sempre la nostalgia quando arrivo alla Gare du Nord. C’è una tale enfasi sulla cultura, sull’arte, sulla musica… e farei di tutto per una baguette calda.

Parigi le si addice. È quel genere di ingenua delicata, intelligente e leggermente abbottonata che è una creazione tipica di questa città (anche se è molto più solare della parigina media, ed è possibilmente la persona famosa più educata che abbia mai intervistato). Ha intenzione di vivere qui di nuovo, ma prima ha bisogno di lavorare sul suo francese, che – a suo dire – è solo “OK”, ma credo si possa presumere che sia molto meglio di così. “Ho sempre lo stesso proposito per il nuovo anno: parlare fluentemente francese.

Potrebbe averne il tempo nei prossimi mesi, quando si prenderà una pausa dalla recitazione per tornare all’Università a New York. Comunque, sfrutterà al massimo le sue vacanze: in estate interpreterà la Bella – di Beauty and the Beast – nel prossimo adattamento di Guillermo del Toro. Intavoliamo una conversazione semiseria sulla pressione dell’interpretare la Bella, il che ci riporta immediatamente ai parallelismi con la vita reale: “Visto che vengono fatte un sacco di foto, valuti continuamente il tuo aspetto, una cosa che la maggior parte della gente non deve fare. Può essere dura,” ammette. Ma poi aggiunge con un’alzata di spalle, “Fa parte del lavoro. Non ho mai realmente conosciuto niente di diverso. Mi è successo quando ero molto giovane.

Il mondo ha guardato la Watson da quando aveva nove anni, quando la piccola Hermione Granger è entrata nella sua vita e si è appropriata dei successivi dodici anni. Dev’essere stato strano: come ha fatto a riconoscere la differenza tra le difficoltà degli adolescenti standard e le insicurezze che accompagnano il riconoscimento mondiale?

Praticamente intensifica il tutto. Credo che attraversare l’adolescenza sotto i riflettori non è stata probabilmente la cosa più facile, ma quando mi sento insicura mi concentro sul lavoro, su quello che sto facendo. Cerco di non lasciarmi coinvolgere troppo.

Quando la vita diventa complicata, tendiamo ad aggrapparci alle cose che conosciamo meglio. Visto che lo status di star mondiale è stato la realtà della Watson così a lungo, forse ha senso che sia il lavoro la sua salvezza. Magari è anche il motivo per cui, adesso che l’infanzia ed Harry Potter sono finiti, non ha preso i suoi stimati 24 milioni di sterline e deciso di rilassarsi. Invece il ritmo del suo lavoro post-Potter è stato fenomenale. Dopo il suo primo acclamato ruolo da protagonista non-Hermione in “The Perks of Being a Wallflower” dell’anno scorso, ha tre film in uscita solo nel 2013. In “Your Voice in My Head” interpreta una scrittrice dalle manie auto-distruttive [come sapete il film è tutt’altro che confermato e anzi, quasi del tutto smentito]; “The Bling Ring” (diretto da Sofia Coppola) la vede nei panni di una ladra adolescente ossessionata dalla celebrità; e in “The End of the World” [adesso “This is the End”] interpreta se stessa insieme ad una sfilza di altre celebrità. Sono nel bel mezzo di una festa a casa di James Franco quando un’imminente apocalisse minaccia di rovinare il divertimento a tutti.

Da dove viene tutta questa motivazione? “I miei genitori [entrambi avvocati] hanno un’etica del lavoro molto forte che mi hanno sempre instillato; un amore e un rispetto per quello che fai, l’esserne orgogliosi,” dice. “E poi – e questo è irritante alle volte – ho una specie di bisogno ossessivo-compulsivo ad essere perfetta. Sono il mio critico peggiore. Credo sia una cosa molto difficile, ma mi sprona anche ad andare avanti. Voglio sempre fare di meglio. Sono sempre lanciata verso la prossima cosa.

Così, tra una carriera cinematografica e il suo impegno come ambasciatrice Lancôme e Burberry, ha deciso di infilare una laurea in letteratura alla Brown University di New York [questo non sa neppure che la Brown non è a New York?! XD Sono confusa]. È riuscita a gestire i primi due anni prima che giostrare lavoro e studi non diventasse impossibile; ha quindi deciso di prendersi un anno di pausa. Ai tempi la stampa riportava scorrettamente che era stata vittima di bullismo – notizia che ha successivamente smentito. Un mese prima del nostro incontro, la sua portavoce ha confermato la sua intenzione di ritornare alla Brown nel gennaio 2013. Anche se ho ricevuto un’email piuttosto specifica sul non menzionare i suoi studi, la Watson ne parla liberamente durante l’intervista, e non c’è alcun motivo di pensare che siano stati nient’altro che positivi per lei.

Le chiedo se ha aiutato avere qualcos’altro, oltre alla recitazione, così che il suo mondo non è incentrato su un solo obbiettivo notoriamente inaffidabile?

È positivo. Credo che avere il tempo di allontanarsi e studiare aiuti davvero, davvero molto. Mi aiuta ad avere una certa prospettiva sulle cose, a stare intorno a persone che stanno vivendo la loro vita in modi diversi, che hanno diverse aspirazioni. È una cosa strana che faccio e può diventare piuttosto snervante. È positivo ricordarsi che è una cosa abbastanza folle.

Che sia riuscita a sopravvivere alla follia, con la salute mentale ancora chiaramente intatta, potrebbe essere la cosa più affascinante della Watson. La gente si aspettava che sarebbe caduta dall’orlo della fama della sua infanzia, che avrebbe avuto una crisi pubblica o che avrebbe fatto scelte di vita discutibili. Non è successo. Invece, è rimasta ferocemente con la testa sulle spalle, creandosi un percorso che l’ha portata il più vicino alla normalità di quanto probabilmente riuscirà a fare in futuro. Nonostante tutto quello che la sua carriera significa per lei, non le permetterà di diventare qualcosa di distruttivo. “Gli amici e la famiglia vengono prima e il lavoro viene dopo; la mia vita è così,” insiste. “Cerco di allontanarmi dall’industria dell’entertainment quando vado a studiare – quello mi lascia più tempo. Ho fatto il mio terzo anno ad Oxford, così da poter essere vicina alla mia famiglia. Ultimamente sono la priorità. Non metto niente al di sopra di loro.

Ci sono volte in cui la sopraffà – la fama che impazzisce intorno a lei, più grande di lei, al di fuori del suo controllo. Non diversamente da quella tempesta a New York, forse. Durante una recente intervista, scoppia in lacrime quando un giornalista le mostra una copia di una biografia non autorizzata. La Watson l’ha bollata come un lavoro d’invenzione.

Oggi, è più filosofica riguardo le cose. Le faccio notare che è qui, a promuovere una brand, quando – forse – sembra quasi che ne sia una lei stessa. “In un certo senso mi sento così. È una di quelle cose di cui mi sono resa conto. Che c’è una persona pubblica… e devo accettare il fatto che non posso controllare quella persona, perché è creata da altre persone. Cerco di tenere a mente che quello è ciò che la gente proietta su di me. Cerco di ricordare che ci sono due persone diverse: la me professionale e la me privata. Entrambe diverse. Provo a tracciare una linea tra le due.

Questo è stato messo in chiaro, e le domande personali sono off-limits oggi. La sua relazione stabile e apparentemente felice con il suo ragazzo Americano da più di un anno, Will Adamowicz, un compagno di scuola alla Brown che ha incontrato mentre stavano entrambi trascorrendo un anno ad Oxford, la tiene per sé.

Recentemente, dice, ha trovato la sicurezza di condividere meno e di cercare meno cose dagli altri. “Adesso mi sento molto più stabile in ciò che sono, ciò che penso e come voglio fare le cose. E siccome mi sento bene riguardo le cose che faccio, non ho bisogno che nessun altro mi dica se è d’accordo o meno. Credo che sia una cosa che arriva con l’età, il che è piacevole.

Si è resa conto che obbligarsi a rinunciare allo stress è essenziale. Per questo ha cominciato a meditare il più spesso possibile, e qualcuno va a casa sua per insegnarle yoga. Per quel che riguarda l’esercizio, per lei funziona meglio del jogging, per dirne una: “Smetto di correre quando mi stanco, quindi diventa piuttosto inutile,” dice. “Si suppone che tu continui ad andare. Arrivo a metà e penso ‘questo pezzo lo faccio camminando’. Inutile.

Legge anche più libri, al momento “Norwegian Wood” di Haruki Murakami – essendosi infine accorta che non può venire niente di buono dall’andare in giro su Internet o dal prestare attenzione ai siti di gossip. “È stata una lenta consapevolezza,” dice, “ma ho bisogno di lasciarli andare.

Il che dovrebbe rendere “The Bling Ring” – basato sulla storia vera di una gang di ladri adolescenti che prendeva di mira le case delle star di Hollywood, seguendo i loro spostamenti su Internet – un’esperienza piuttosto vicino alla realtà. Come riesce anche solo a cominciare a capire l’altra faccia della medaglia?

Ero piuttosto cinica riguardo la ragazza che interpreto,” ammette. “Credo ci sia un gran lavaggio del cervello che spinge queste giovani donne a credere che se hai una parte di quello stile di vita lussuoso, allora sarai felice. E poi c’è il vuoto – quando il mio personaggio ha quelle possessioni materiali, si rende conto che non sono quelle la chiave per la felicità. Ma la nostra cultura è diventata così concentrata su quelle cose – sull’estetica e sulle cose istantanee. Non credo che abbiano granché a che vedere con la felicità genuina.

Quindi, essendo una persona che ha tutte quelle cose, cos’è che rende la Watson felice? Capisce immediatamente il sottotesto della domanda. “Giusto. Sì. Devo stare attenta, perché è facile per qualcuno come me sedere qui e dire ‘Oh tutte quelle cose non equivalgono la felicità’, ‘È facile per te dirlo, visto che le hai.’ Ma per me si tratta di trovare la soddisfazione nel lavoro che faccio; ha a che fare con l’avere relazioni sane con le persone a cui voglio bene.

È una risposta vaga, ma non la rende minimamente meno vera. Dopotutto, queste sono le cose che la maggior parte di noi cerca di ottenere, giusto? E nel modo miglior possibile – da quello che ho visto – non sono sicura che ci sia niente di diverso in Emma Watson. Bè, a parte il talento, i milioni e le possibilità nella carriera – e quelle ciglia.