Emma su Vanity Fair Italia!

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Emma Watson ride, ma non come una ragazzina che l’ha detta grossa, piuttosto come una donna che ha imparato a sdrammatizzare. Tanto più quando ha davanti un registratore acceso. E che colpo sarebbe stato (chiedo scusa per questo desiderio di invasione della privacy) essersi potute intrufolare con un registratore in mano all’incontro tra lei, Kristen Stewart e Jennifer Lawrence al Film Festival di Toronto lo scorso settembre, ovvero poche settimane dopo la pubblicazione delle foto della Stewart abbracciata al regista Rupert Sanders invece che a Robert Pattinson. Le tre attrici si erano ritrovate a Toronto per questioni di promozione, ma erano finite per uscire insieme come ragazze normali.

La Watson era lì per presentare Noi siamo infinito (in uscita in Italia il 14 febbraio), un piccolo film così adorabile da far venir voglia di tornare adolescenti, nonostante per molti – compresi i protagonisti della storia basata sul romanzo di Stephen Chbosky, che ha anche diretto il film – non sia stato un periodo facile.

Non lo è per Charlie (l’attore Logan Lerman), patologicamente timido e ipersensibile per via di un trauma che neppure lui ricorda, né per Sam, il personaggio interpretato da Emma, che cerca nei ragazzi il proprio valore, ma ottiene solo la conferma della poca stima che lei, per prima, ha di se stessa. Non lo è per il fratellastro di Sam, Patrick, che se ha accettato la propria omosessualità, purtroppo si è innamorato del ragazzo sbagliato. E, a quanto pare, non lo è stato nemmeno per Emma Watson, che di anni ne compirà 23 il prossimo aprile, e che considera quella fase finita.

«Per interpretare il personaggio di Sam», dice, «sono dovuta tornare un po’ indietro nel tempo, a quando ero più giovane». Domando se anche lei si sentiva incompresa dagli adulti. «Oh, a quell’età tutti si sentono così», risponde. «Ma credo che ogni generazione, Twitter o non Twitter, abbia avuto lo stesso tipo di problemi. Ti sembra che i tuoi non ti capiscano, ma anche loro si sono sentiti come te, e hanno pensato lo stesso dei loro genitori». Ma torniamo un attimo indietro, al momento in cui, dopo avermi stretto la mano, si era riaccomodata composta, addosso un vestitino elegante ma anche giusto per la sua età, non troppo di questo, non troppo poco di quello. Un abito, insomma, che giustifica il fatto che la Watson sia passata direttamente dallo status di bambina a quello di icona di stile. E che mi aveva fatto venire in mente una domanda.

(…)

Parliamo di Noi siamo infinito. Lei ha amato tantissimo questa storia, a cominciare dal libro.
«Ci sono tanti libri per ragazzi, sui ragazzi, e romanzi ambientati alle superiori. Ma questo è il primo fra quelli che ho letto a cogliere davvero che cosa significhi essere un teenager. Non ha un atteggiamento condiscendente e tratta anche questioni difficili, le stesse che molta gente cerca di evitare (nel film come nel romanzo si parla di droga, omosessualità e abusi sessuali, ndr). Ho amato fin dall’inizio il personaggio di Sam, una ragazza che non si vuole bene, ma che grazie all’amicizia con Charlie capisce di dover chiedere di più per se stessa».

Qualcosa in particolare che l’ha colpita?
«La frase: “Accettiamo l’amore che crediamo di meritare”. So di non essere la prima a dirlo, però è così».

(…)

C’è stato un momento in cui non ha avuto abbastanza autostima? Eppure ha sempre dato l’impressione di essere molto sicura di sé.
«Diciamo che c’è un lato di me, quello rappresentato nei media, che non corrisponde a chi sono davvero nella vita privata. La gente crede di conoscermi perché da anni mi vede al cinema e legge di me sui giornali. Hanno come la sensazione che siamo cresciuti insieme. Ma io ho una dimensione personale che nessuno conosce».


EDIT: Aggiunti gli scan in Gallery, grazie mille a The Emma Watson Archive