Emma a GQ: “Ditemi tutto, ma non che sono okay”

 



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Stamattina abbiamo potuto ammirare tutte le foto del servizio fotografico di Mark Seliger, ora ci godiamo gli scan e la relativa intervista a cura del direttore del magazine britannico, Dylan Jones, grazie alla traduzione di Hermione Weasley del The Emma Watson Archives.

SPEZZANDO L’INCANTESIMO

Per più di un decennio, Emma Watson era nota al mondo come la curata Hermione nel franchise multi-miliardario di Harry Potter. Adesso, in vista del suo ultimo ruolo nei panni di Nicki, una civettuola ballerina di pole-dance, ladra della Valley, in “The Bling Ring” di Sofia Coppola, GQ vi presenta la ventiduenne come non l’avete mai vista prima…

C’è una storia divertente, senza dubbio apocrifa, che riguarda una delle prime lezioni da matricola di Emma Watson alla Brown University nell’autunno del 2010. Aveva deciso di trasferirsi alla Brown, a Providence, Rhode Island, nella speranza di allontanarsi dalla luce dei riflettori causata dalla straordinaria quantità di attenzione che aveva ricevuto per via delle sue performance nei panni di Hermione Granger nella serie di Harry Potter.

Nella sua classe, Watson, seduta nella parte anteriore dell’aula, ha alzato la mano per rispondere – correttamente – ad una delle domande poste dal professore. Al che uno studente dal retro della stanza ha urlato – affatto sottovoce, “Dieci punti a Grifondoro!”

Watson convive con tutto ciò da quando aveva 10 anni, quasi 13 anni fa e, avendo trascorso la maggior parte della sua vita sotto i riflettori, ha sviluppato una specie di scudo protettivo brillantemente lucidato. Avendo intervistato dozzine di attori e attrici nel mio tempo, mi sono abituato ai modi in cui cercano di apparire cortesi e interessati, quando tutto quello che vogliono davvero fare è uscire di corsa dalla stanza, di nuovo al loro trailer, o al loro partner, o – in qualche caso – di nuovo nella loro stanza d’albergo per trascorrere il resto della giornata con la testa sepolta in una busta di cocaina.

La maggior parte è educata, e gioca il gioco del “Io-vinco-tu-vinci”, in cui il giornalista torna alla sua tana, armato di abbastanza buon materiale, colore e candore professionalmente consegnato per metter su il profilo di una celebrità che non assomigli granché alla persona che hanno appena incontrato. E solitamente funziona: ho smesso di sorprendermi da tempo di quanto sia facile per le celebrità convincere i giornalisti che sono riusciti a stabilire una “connessione”, portandoli a credere che la loro relazione è stata ricalibrata a tal punto che non sono più padrone e servo.

Gli attori sono solitamente contrattualmente obbligati a promuovere un film, quindi se sono stati forzati a sedersi con il Mail On Sunday, l’Independent o il New York Times, vogliono ovviamente passarci il minor tempo possibile. Occasionalmente gli attori hanno le palle (o la malriposta arroganza) di comportarsi insopportabilmente e di trattare l’intervista come un obbligo. Una volta ho intervistato Miranda Richardson al Blakes Hotel di Londra, per un film che stava promuovendo, e non sarebbe potuta essere meno interessata. Non ha neppure fatto finta. Ovviamente ho trovato la cosa particolarmente seccante, e l’ho detto a mezzo stampa, ma in un certo senso, segretamente, l’ammiravo.

Emma Watson ha sviluppato il suo scudo naturalmente, anche se si comporta in maniera totalmente affascinante, rispondendo a domande sia on che off the record con destrezza, capacità e acutezza. In effetti, è di buonissima compagnia – deliziosa, davvero – e professionale fino a fargliene una colpa. E’ stato meno come un’intervista e più come un incontro, e non lo dico in modo irrispettoso. Eravamo lì per fare un lavoro, un lavoro che lei – almeno – ha portato a termine alla perfezione.

Di persona, Watson sembra molto più giovane di quanto non appaia sulla pellicola, il che mi ha un po’ sconcertato, visto che c’erano momenti in cui non sembrava molto più grande della mia figlia maggiore, ma poi mi posso immaginare che la mia reazione non sia inusuale. Il modo in cui appare in questo momento le dà un’immensa quantità di potere, ed è per questo che sta scegliendo i suoi ruoli post-Potter in modo incredibilmente attento.

Il film che sta promuovendo è The Bling Ring, un racconto basato su una storia vera di una gang di ragazzi della Valley, audaci, ricchi, amanti dei club, aspirapolveri per cocaina, che rubarono vestiti, denaro, gioielli a svariate celebrità di Hollywood – incluse Paris Hilton e Lindsay Lohan – motivati da non molto se non da vanità e fama. Girato nello stile di un docudrama dalla regista Sofia Coppola, Watson è la star principale del film, nei panni di Nicki, un’adolescente con una madre ex-modella di Playboy, interpretata da Leslie Mann. Venendo da un decennio di film nel ruolo di Hermione, è un po’ come Julie Andrews che decide di interpretare una spogliarellista dopo aver recitato in The Sound of Music, o l’ex-star bambina Natalie Portman che appare in un film su una schizofrenica sessualmente motivata e minacciosa. Oh, aspetta, l’ha già fatto…

Emma – francamente, non avresti potuto scegliere un ruolo più in contrasto con quello che hai interpretato in Harry Potter. Questa è stata ovviamente una strategia molto deliberata e ponderata…
Bè, sì, [Nicki] lo è. E’ divertente, ma ho davvero combattuto per il ruolo, volevo davvero interpretarlo. Prima di tutto, ero una grande fan di Sofia. Sono probabilmente la scelta mena ovvia per il ruolo, visto che è il simbolo di tutto ciò che sono considerata non essere. Siamo poli opposti. Quando ho letto il copione e mi sono resa conto che era essenzialmente una riflessione sulla fama e su quello che è diventata per la nostra società, ho dovuto farlo. Il personaggio è tutto ciò cui sono fortemente contraria – è superficiale, materialista, vanitosa e amorale. E’ tutto queste cose e ho capito di odiarla. Come interpreti qualcuno che detesti? Ma l’ho trovato molto interessante e mi ha dato una nuova prospettiva in quello che il mio lavoro, o il mio ruolo di attrice, potrebbe essere.

Come dici, non avresti potuto scegliere un ruolo che fosse stato più diverso dal modo in cui la gente ti vede. E’ sessuale, sovversiva e coinvolta in comportamenti criminali. Stavi cercando di proposito una parte del genere?
No, volevo solo lavorare davvero con Sofia. L’ho incontrata, poi ho scoperto che aveva un copione, poi l’ho letto, mi è piaciuto, e poi ho scoperto che era interessata a me per la parte di Nicki. Non scelgo mai il ruolo, scelgo il regista. E’ il modo in cui mi sono avvicinata a tutte le mie scelte di carriera per adesso. In secondo luogo, non è che avessi bisogno di andare là fuori e trovare il ruolo che si allontanasse maggiormente da Hermione in modo da prenderne le distanze, perché sembra che sia una cosa negativa da cui lanciarsi lontano; tentare di allontanarsi da qualcosa piuttosto che cercare di andare verso qualcos’altro. L’obbiettivo verso cui sto cercando di andare è essere un’attrice caratterista. Voglio interpretare delle parti. Voglio interpretare ruoli che mi trasformano. Nicki sembrava un’opportunità per farlo.

Il personaggio che interpreti era una ballerina di lap dance. E’ stato difficile per te? E poi, quanto sesso c’è nel film?
Non si concentra granché sul sesso. No. La cosa interessante di Nicki è che usa la sua sessualità per raggiungere i suoi obbiettivi, ma non è realmente interessata al sesso di per sé. E’ interessata nel senso che lo usa come un modo per manipolare gli uomini. E’ piuttosto fredda. E’ molto concentrata sul dove vuole arrivare lei stessa, in termini di carriera, in termini di fama. E’ [il sesso] semplicemente uno strumento. Ho imparato la pole dance per il film e ho una piccola scena di pole-dancing [la danza col palo], ma non è una performance dedicata a qualcuno, sono solo io che mi diverto coi miei amici. Non sono in piedi sul bancone di un bar.

Suppongo che questo non sia il genere di cosa che fai quando sei a casa…
Sì. Ho imparato. Ho preso delle lezioni. Quando mi stavo preparando per il ruolo, stavo studiando ad Oxford a dire il vero [al Worcester College, che ha frequentato per un anno durante il suo corso di studi alla Brown]. Quindi ho avuto quest’esperienza surreale in cui studiavo i modernisti e scrivevo su Virginia Woolf il venerdì sera, e poi guidavo fino a Londra per prendere lezioni di pole-dance il sabato mattina. E’ stato surreale. Sono andata con un’amica; ha dolcemente acconsentito ad accompagnarmi. Ero incredibilmente sgraziata all’inizio. La quantità di forza nella parte superiore del corpo e in quella centrale di cui hai bisogno per poterlo fare aggraziatamente è folle. Tanto di cappello alle donne che sanno farlo. Devi essere incredibilmente forte.

Un sacco di persone si aspettavano che tu…
… facessi un film in costume. Lo so, tutti vogliono che faccia un film inglese in costume e che mi infili in un personaggio di Jane Austen o in un corsetto, o qualcosa della BBC o di Downton Abbey. Se c’era qualcosa che non volevo fare, questa è esattamente quella cosa. Davvero, ero disposta a fare qualsiasi cosa, ma l’unica che non volevo fare era infilarmi in un corsetto perché ero preoccupata che non ne sarei più uscita. So che sarebbe stata una cosa comoda da fare, ma sentivo che – uscendo direttamente da Harry Potter – dovevo buttarmi in qualcosa di davvero diverso. Sapevo che le prime scelte che avrei fatto post-Potter avrebbero dato alla gente un’idea di quello che avrei potuto fare in futuro, quindi sono stata piuttosto specifica riguardo il no-corsetti. Questo [The Bling Ring] è stato un vero e proprio salto nel vuoto per me; è un personaggio davvero grande. La cosa divertente per me è stata mostrare la registrazione della mia audizione ai miei amici. La metà di loro era a bocca aperta, e l’altra metà rideva istericamente perché ero così diversa. E’ molto eccitante per me, perché significava che stavo davvero recitando.

Sei stata protetta per la gran parte della tua vita, quindi dev’essere stato difficile – quasi impossibile – per te ribellarti in qualsiasi modo. Quindi in un certo senso, i tuoi anni adolescenziali ti sono stati strappati… Hai mai avuto una fase di ribellione? Hai avuto l’opportunità di fare tutte quelle cose: alcool, droga, sesso?
La risposta onesta è che non ho genuinamente avuto una fase di ribellione. Credo sia semplicemente stato per il modo in cui sono stata cresciuta. Penso sia per il fatto che ho lasciato casa quando avevo dieci anni. Ce ne siamo andati per due mesi, abbiamo viaggiato per tutta l’Inghilterra; siamo andati a Newcastle e Durham e in Scozia, ovunque. Viaggiavo, ero lontana da casa. I miei genitori non mi accompagnavano. Penso che questa sia stata la differenza chiave tra me e Dan [Radcliffe] e Rupert [Grint]. Non avevo i miei genitori con me; non avevo alcun membro della mia famiglia.
I miei genitori lavoravano entrambi a tempo pieno, e non volevano farlo [accompagnarla], cosa che rispetto. Sono entrambi molto votati alla loro carriera e visto che sono divorziati, se mia mamma si fosse messa in viaggio con me, non ci sarebbe stata per mio fratello. Non era davvero una possibilità. Questo è un modo preso molto alla lontana per dire che ero responsabile di me stessa, ed essendo responsabile per me stessa, sapevo di essere il mio stesso sostegno. Penso che fossi troppo spaventata. Ricordo il primo giorno che ho ricevuto la parte, i giornali erano pieni di: ok, questi sono i tre bambini scelti, passiamo in rassegna le carriere di altre star bambine e vediamo come se la sono cavata. C’erano storie dopo storie di droga, alcool, problemi, qualsiasi cosa. Credo fossi terrorizzata dal provare le droghe, perché ero stata condizionata a credere che provarle sarebbe stata la mia disgrazia, provarle. Sembrava come una cosa così ovvia da non fare, non imboccare quella strada. C’erano così tanti esempi, esempi dopo esempi dopo esempi. Penso che fossi spaventata. Non mi sembrava una buona idea, sperimentare troppo quando avevo letto queste storie – da bambina – sul conto di attori bambini che sono impazziti per via di alcool e droga. Ma suppongo che la vera risposta sia che non sono mai stata curiosa a riguardo [delle droghe].

Ma ti è stato tanto questo biglietto d’oro per un’enorme libertà. Da dove viene il tuo autocontrollo?
E’ piuttosto difficile da dire. Suppongo che ciò che ti forma davvero come persona, è quello che fai all’interno della tua famiglia per ricevere amore o attenzione. Nella mia famiglia, quello che dovevi fare per ricevere attenzione era avere buone conversazioni a tavola o andare bene a scuola, e quelli erano i punti su cui mi concentravo perché era ciò che veniva apprezzato maggiormente. Non credo che mio padre sapesse davvero cosa fare con me, come figlia. Mi trattava come un maschio; mio fratello ed io siamo stati trattati nello stesso modo. Non faceva cose per bambini. Non c’erano menù per bambini, non avevamo il permesso di ordinare dal menù dei bambini a cena. Giocavamo a tennis, e mi lanciava contro la palla con la stessa forza che usava giocando con chiunque altro. Visto che i miei genitori erano divorziati, ed entrambi lavoravano a tempo pieno, sono dovuta crescere in fretta. Suppongo che questo abbia fatto di me una persona giovane piuttosto seria.

Come sono cambiate le tue ambizioni da quando hai cominciato ad avere successo?
Penso che quando ero più piccola, non ero davvero sicura di voler recitare, quindi valutavo varie idee. Non ero sicura di sapere se volevo scrivere o se avrei potuto fare qualcosa nella moda. Non ero granché concentrata nello stesso modo in cui Dan lo era, fin dall’inizio. I suoi genitori [lavoravano già nel business dell’intrattenimento], è andato a teatro, guardava film, aveva già assolutamente deciso dall’inizio: “Diventerò un attore”. Avevo forse un totale di quattro videocassette a casa. Mio padre non guarda film e io sono stata portata teatro forse un paio di volte con la scuola. Mi era sempre piaciuto recitare nelle recite scolastiche, ma non era proprio un’ambizione a cui pensavo seriamente. Suppongo che il modo in cui sono cambiata è che venendo fuori da Potter, sono diventata più concentrata. Ho individuato quello che voglio davvero fare, cioè recitare. Recentemente, specialmente per il mio lavoro per Lancôme, un sacco di giornalisti mi chiedono, “Non ti va di disegnare la tua linea di moda o un tuo proprio profumo?” Mi sono in un certo senso allontanata da tutto questo perché non voglio nessun’altra distrazione.

Sicuramente non ti è servito molto per capire che dopo il successo dei film di Potter, avresti potuto provare qualsiasi cosa. Se avessi detto che volevi interpretare Godzilla, qualcuno avrebbe trovato i soldi per fartelo fare.
Non credo di sentirmi in questo modo. Sento di dover ancora guadagnarmi il rispetto dei registi che rispetto per interpretare certi ruoli. Lo so che suona ridicolo, ma devi capire che abbiamo girato questi film [Harry Potter] in una strana bolla. I Leavesden Studios sono un hangar per aerei vicino Watford. E’ stato solo dopo la fine dei film che ricordo di aver fatto un viaggio a Los Angeles e il mio agente che mi diceva, “Dovresti davvero prendere degli appuntamenti, dovresti andare e conoscere gente.” E’ stato solo in quel momento che l’ho realizzato, e mi ha sopraffatta abbastanza quand’è successo, ma ogni singolo dirigente dei più grandi studio di Hollywood, rinunciava al proprio tempo per venire ad incontrarmi personalmente. Mi stai guardando con aria scettica, ma davvero non capivo che avevo quel genere di potere. Davvero, non ne avevo idea. Penso che i miei genitori abbiano fatto di tutto per tenermi coi piedi per terra. Il più grande complimento che ho ricevuto, preparandomi per una première o una cosa simile, è che riesco mettermi in tiro decentemente. Non lo so. Non capivo completamente cosa significasse. Non avevo davvero nessuna prospettiva a riguardo. Ero realmente solo incredibilmente ingenua riguardo l’intera faccenda.

Una delle cose interessanti del tuo successo è il fatto che le persone dicono che sei stata capace di gestire la quantità di fama e attenzione, che sembri riuscire a gestirla incredibilmente bene. Ci devono essere stati dei momenti in cui rischiavi di perdere la testa.
Prima, mi esasperava tantissimo il marchio di star-bambina che ricevevo quando parlavo coi giornalisti, e penso fosse perché ho vissuto una vita protetta, in cui avevo un autista che veniva a prendermi per portarmi agli studios. Frequentavo solo questo gruppo molto specifico di persone con cui stavo facendo questi film. Risalivo sull’auto e andavo a casa e facevo la stessa cosa il giorno dopo. E’ stato davvero solo quando Harry Potter è finito e sono andata all’università che ho capito in che razza di posizione inusuale mi trovassi, quanto diversa la mia vita sarebbe potuta essere. Ho trovato i primi due anni fuori da Potter piuttosto difficili. Ho avuto difficoltà ad aggiustarmi alla vita là fuori in un modo che non mi aspettavo.

Avevi degli stalkers?
Sì. Ci sono delle persone che compaiono di tanto in tanto in diverse parti del mondo. Non ho mai realmente saputo come comportarmi; non ho mai realmente capito se devo essere spaventata o no. Questa è la mia prospettiva a riguardo: migliaia di donne in tutto il mondo devono gestire l’essere spaventate quando camminano a casa dalla metropolitana, mentre vanno a lavoro, quando escono a bere qualcosa. Non sentirsi al sicuro non è una cosa che riguarda solo me o la mia esperienza come donna, e non credo che nessuna di queste persone mi voglia fare davvero del male. Tendono ad essere persone coinvolte, che non si rendono conto di quello che fanno, e credo sia molto importante non permettere a questa cosa di isolarmi ulteriormente, che diventi un’altra ragione per cui non dovrei uscire e conoscere persone o camminare per strada. Persone strane a volte esagerano, e finisce lì. Tengo sempre un amico con me. Non ho una guardia del corpo a tempo pieno o qualcosa del genere. Anche all’università andavo ovunque completamente da sola, il che – col senno di poi – era probabilmente una cosa piuttosto ambiziosa che ho cercato di fare, ma in qualche modo me la sono cavata. Ci sono stati momenti in cui mi sentivo stressata e ansiosa, in cui avrei probabilmente avuto bisogno di un po’ di supporto in più. Al tempo stesso, preferisco fare i miei errori e imparare quello di cui ho bisogno. Penso sia così facile, quando diventi famoso, smetterla di impegnarti ad avere una vita, e quello può rendere certe cose molto pericolose.

C’è qualcuno di cui, guardando la carriera, pensi: “vorrei che la mia carriera fosse così”?
Ce ne sono, ma è difficile trovare qualcuno che ha avuto un’esperienza confrontabile con la mia. Sono stati otto film, girati uno dopo l’altro, nello stesso franchise. La gente in passato mi ha paragonata a Natalie Portman, e io stessa ho detto che mi sarebbe piaciuto emulare la sua carriera, ma in realtà ha fatto alcune cose qua e là [non una sola]. La mia esperienza era una dopo l’altra, otto film, blockbusters, onnicomprensiva, ed è difficile trovare qualcuno che abbia sperimentato qualcosa del genere. Ammiro moltissimo Cate Blanchett, mi piacciono le scelte che ha fatto. Susan Sarandon, Meryl Streep, quel tipo di attrice.

I giornalisti dei tabloid danno sempre per scontato che tu sia circondata da gold-diggers [persone interessate solo ai soldi], e che per te dev’essere difficile trovare un uomo. Quindi come funziona, quali sono i meccanismi che usi nello scegliere un uomo?
E’ un contesto particolare. Generalmente le persone con cui sono uscita erano amici di amici o persone con cui andavo in classe insieme. Gente che ho conosciuto in circostanze in cui siamo alla pari, quindi il problema della fama non si pone. In un’aula di scuola, sta tutto nel chi ha la risposta giusta o chi ha un parere interessante in una discussione, e in quel tipo di conversazione e situazione, tutti sono uguali. Penso che questa sia una delle ragioni per cui mi piace così tanto andare all’università. Non c’è un trattamento speciale per me quando mi siedo ad un esame, e l’aver fatto otto film di Harry Potter non ha alcuna importanza.
Il peggior appuntamento che ho avuto è stato con un ragazzo che mi disse di non poter essere amico di persone grasse o con chiunque non fosse attraente, e mi sono resa conto piuttosto in fretta che fosse un pazzoide e che mi sarei dovuta allontanare il più rapidamente possibile. Gli uomini peggiori sono quelli che dicono, “Sei la ragazza di Harry Potter?”
Mi hanno spezzato il cuore, però, due volte, e ho tirato uno schiaffo a qualcuno. Ero molto giovane. Non lo farei di nuovo. Mi dispiace.
Suppongo di aver sviluppato un istinto per le persone che non sono interessate dalla mia situazione. O c’è chimica o non c’è. Diventa molto più interpersonale, la relazione che hai con quella persona, scopri che andate d’accordo oppure no.

Quando hai cominciato a realizzare la quantità di denaro che stavi guadagnando?
Mio padre me l’ha detto quando ho compiuto diciotto anni. Non ho fatto niente di decadente o pazzo coi miei soldi. Mi guardi con aria supplice, sei tipo, “Per favore, dimmi che hai fatto qualcosa, per favore dimmi che non sei tutta noiosa e responsabile.” Ma non ho comprato il Messico o viaggiato da un polo all’altro e via dicendo; la verità è che affitto una casa a Londra. E’ la casa di cui mi sono innamorata, e non me l’avrebbero venduta. Ero in affitto a New York quand’ero lì. Ho comprato una Toyota Prius e mi sono presa un computer portatile. Ed è tutto.

Hai sviluppato un gusto stravagante?
Il problema è che sono una persona giovane, e ci sono cose costose che mi posso permettere ma un sacco di quelle cose sono per donne più adulte. Sono una ventenne, se andassi in giro vestita Salvatore Ferragamo da capo a piedi, apparirei piuttosto strana. Quindi compro ancora un sacco di vestiti High Street, non perché scelgo di comprare cose a buon mercato, ma perché voglio avere l’aspetto di una persona giovane. Quindi adesso indosso jeans di Topshop e una t-shirt di Whistles e i miei stivaletti da motociclista. Il mio cappotto è costoso, e sì, amo le cose belle, non fraintendermi; riesco ad apprezzare qualcosa che è ben confezionato e bello. Ho una debolezza per i diari Smythson, adoro la mia agenda Soho. I miei amici vanno tutti all’università, giusto? Quindi mi renderei automaticamente diversa se arrivassi con qualcosa di strambo. Capisci che intendo? Non mi aiuta per niente nel mio vero interesse, che sarebbe conservare amicizie normali con le persone con cui sono cresciuta e a cui voglio stare intorno.

Tua madre dice che hai grinta e determinazione, e lo si capisce parlando con te, però sembra che ti piaccia essere… normale, equilibrata, ordinaria…
Ti fa sentire molto umile, studiare in posti come Oxford o la Brown, e stare in classe con persone che sono molto più intelligenti di te. Quindi non penserei mai che quel tipo di posizione o privilegio o potere mi sia dovuto senza che l’abbia davvero guadagnato. Mi sento come un impostore anche solo facendo l’attrice. Proprio come se qualcuno potesse smascherarmi in un qualsiasi momento. Non ho mai studiato recitazione. Sono imbarazzata quando vado ad incontri con dei registi che fanno riferimento a dei film, e io non ne ho visto neppure uno. Sto ancora cercando di mettermi in pari con l’unica cosa che mi interessa particolarmente. Credo davvero che ci si debba guadagnare le cose. Non mi sento a mio agio a meno che non abbia lavorato sodo. Ho lavorato sodo per capire Hermione, e mia madre ha un video che ho fatto per la prima audizione in cui mi ha fatto fare lo stesso take ancora ancora e ancora, qualcosa come 27 volte dalle nove di mattina fino alle cinque del pomeriggio ed ero inarrestabile. Non ero sicura di voler recitare, ma ero sicura di volere quella parte.

Qual’è la cosa peggiore che è stata detta sul tuo conto dalla stampa?
Will Self [ndr: il giornalista che l’ha intervistata per il New York Times] ha detto che per lui sarei sempre stata una piacevole ragazza della classe media, ma – ad essere sincera – preferirei che qualcuno mi detestasse e pensasse che sono terribilmente noiosa e snob e che non mi merito di essere dove sono e che sono stata molto fortunata e qualsiasi altra cosa abbiano voglia di dire, invece di dire che sono okay. Mi sento come se, lo sai, quando hai un appuntamento orribile con qualcuno che non ti piace granché, dici che è stato okay. Preferirei piacere davvero alle persone o non piacere affatto, qualsiasi cosa che non sia essere mediocre.

Non credo che te la dovresti prendere per niente di quello che Will Self dice…
[Will Self] Ha parlato di me dicendo solo che ero questa piccola, bianca, fragile, infrangibile bambola di porcellana che non aveva niente da dire, il che è sbagliato visto che gli ho parlato di un sacco di cose. Gli uomini britannici possono avere un gran senso della cavalleria e spesso hanno buone maniere, ma non tutti… arroganza e vanità sono le caratteristiche maschili peggiori.