Emma su Rookie: un’intervista che vale la pena

L’intervista più interessante uscita per la promozione di The Bling Ring, finora? Quella di una diciassettenne. Certo, Tavi Gevinson non è una diciassettenne qualunque1 ma il fatto resta: la sua intervista per Rookie è bellissima.

Leggere la traduzione in italiano di The Emma Watson Archives per credere.

“Voglio che ne valga la pena”: un’intervista con Emma Watson

rookie_img

Probabilmente sarò una delle quattro persone della mia età che non hanno mai letto un libro di Harry Potter o visto uno dei film, ma sembrava poco rilevante quando mi sono recata all’appartamento di Emma Watson per intervistarla a Gennaio. Avevo appena rivisto The Perks of Being a Wallflower e avevo letto dei suoi prossimi progetti, quindi avevo un trilione di domande sul lavoro che ha fatto da quando Potter è finito e su quello che farà in futuro.

Se ancora non l’avete visto, Perks è uno splendido film sul liceo che vi farà ridere e piangere in egual misura. The Bling Ring di Sofia Coppola, che esce il 14 Giugno, è basato su un gruppo di adolescenti che hanno rubato nelle case delle celebrità tra il 2008 e il 2009. Ho visto una proiezione del film ad Aprile (dopo quest’intervista, sfortunatamente), e appena era finito avrei voluto riguardarlo all’infinito. Come qualsiasi fan di Sofia Coppola, ero intimidita all’idea che Emma potesse essere la sua prossima ragazzina ingenua, ma questo film non è carino o surreale, è folle, divertente e spaventoso, e non riuscivo a credere a quanto ridevo ogni volta che Emma faceva qualcosa di irrilevante come fissare il suo telefono.

Di recente Emma ha girato Noah, di Darren Aronofsky, che uscirà il prossimo anno. E’ sicuramente molto diverso dai film in cui l’abbiamo vista, e ovviamente io non vedo l’ora.

Ci sediamo al tavolo della sua cucina, mentre lei si concede generosamente alla mia curiosità e ossessione per Perks. Il suo gatto si muove furtivamente intorno alle sedie, la sua coinquilina si presente e ci serve del pane alla banana che hanno preparato insieme. Sembrava una specie di pranzo tra amiche, o qualcosa di quasi simile ad uno spot per lo yogurt. Emma mi mostra i suoi diari e tutte insieme guardiamo il suo preferito TED talk. Anche se è stata intervistata milioni di volte nei 12 anni dall’uscita dei film di Harry Potter, nulla di ciò che dice sembra una risposta confezionata. Ogni parola è scelta attentamente, tranne che per alcuni momenti in cui lascia trasportarsi dai sui pensieri. Come me era eccitata durante la nostra conversazione su Pretty Wild, ed è sonoramente scoppiata a ridere quando ha ammesso di aver affrontato gli esami finali con l’aiuto di The Carrie Diaries.

Mio padre è passato dopo un paio di ore e stavamo cominciando a salutarci quando ho avvistato il suo giradischi. L’ago era fermo accanto all’album di Jon Mitchell Blue e non ho potuto fare a meno di pensare alla svolta che quell’album ha significato nella carriera e nella vita di Joni Mitchell. I suoi primi tre dischi l’hanno resa un’artista di successo commerciale e criticamente rispettata, poi ha deciso di prendersi una pausa per viaggiare e scrivere queste canzoni incredibili in cui si mette totalmente a nudo. Blue ebbe un enorme successo.

Emma Watson pare stia scrivendo il suo Blue personale. E’ riuscita a proteggere la sua vita privata pur usando il suo lavoro per rivelare le sue più private fragilità. E’ dato per scontato che iniziare una carriera e diventare famosa in giovane età significhi sacrificare lo spazio necessario per conoscere se stessi e il resto del mondo, ma Emma ha dedicato del tempo ad entrambi.

Ha anche dedicato del tempo a me, a noi e a quest’intervista, e per questo la ringrazio.

Ho guardato Pretty Wild, il reality show sul vero Bling Ring, così tante volte. Sono ossessionata da Alexis Neiers, la ragazza che interpreti nel film. L’hai sentita riguardo al film o altro?

No, non l’ho sentita. Per esser corretti nei confronti di Alexis, il mio personaggio è distanziato di almeno tre passi dalla persona che potrebbe essere nella vita reale. Un sacco del materiale del film è basato su un articolo che era a sua volta basato su un reality show, il che sappiamo non corrispondere alla vita reale. Non stavo cercando di impersonarla – ha solo ispirato il personaggio. Ho guardato Pretty Wild così tante volte cercando di farmela entrare nel cervello, però. Mi ha messo ansia. Come fai a guardarlo?

Credo di dover far finta che non sia vita vera. Se ci pensi troppo, è deprimente. Devi spengere il cervello ed essere tipo, “Non sono persone reali!”

Ma lo sono! Sofia ha girato il film in un modo che non vuole giudicare, però – non dice mai agli spettatori come dovrebbero sentirsi nei confronti di questi personaggi, il che potrebbe essere piuttosto spiazzante per chi vuole sentirsi dire, “Dovremmo odiare queste persone.” L’ha reso così fedele alla vita, sembra quasi un documentario.

Il mio esame finale è domani, quindi ho vissuto come una specie di eremita. L’unica cosa che ho guardato – è un tale guilty pleasure, è il modo perfetto per prendersi una pausa dallo studio perché non ti devi concentrare troppo – è The Carrie Diaries. Lo stai guardando?

No!

[Ride] E’ così imbarazzante ammetterlo! Una ventitreenne che sta seguendo The Carrie Diaries.

Non ci credo.

Già. No, è completamente vero. E’ la mia pausa dallo studio.

Com’è stato lavorare con Sofia Coppola?

Era davvero un mio sogno. Sono arrivata alla parte in modo tutt’altro che diretto: ho detto alla mia agente quanto adoravo il lavoro di Sofia, e lei mi fa, “Dovresti incontrare il suo produttore e direttore [non ufficiale] del casting, Fred Roos,” e l’ho fatto e siamo andati molto d’accordo, e questo mi ha portata ad incontrare Sofia, e lei mi ha detto che stava lavorando ad un progetto con persone giovani. Ho letto il copione per “The Bling Ring” e mi ci sono semplicemente ossessionata. Per Sofia Coppola, fare un film che è una meditazione sul cinema e sulla cultura della celebrità e su che cosa tutto questo significa, che impatto ha sulla società, sulla psiche delle giovani donne in particolare – ero tipo, “Ok, devo essere nel tuo film. Voglio davvero davvero davvero essere nel tuo film.” Per la mia audizione ho comprato orecchini a cerchio e questo cappello folle simile a quello che Alexis indossa quando va dal suo avvocato, e mi sono messa un sacco di bronzer e una finta abbronzatura – mi sono proprio esposta completamente, e mi sono anche divertita un sacco facendolo. Perché è davvero la prima volta che ho dovuto interpretare qualcuno che è un personaggio reale, qualcuno così diverso da me.

Sofia è incredibilmente intelligente, ma non esagera mai. E’ molto, molto attenta durante il processo di casting, perché quando arriviamo sul set vuole davvero dare a tutti il proprio spazio per lavorare. Il suo atteggiamento ti spinge davvero a fare un film interessante, perché è completamente preparata a cambiare una scena che stiamo facendo in un batter d’occhio. E’ tipo, “Sapete cosa, ragazzi? La luce è davvero bella nella stanza qui accanto, quindi non facciamo questa scena oggi, facciamone un’altra.” E tutti si spostano nella stanza accanto. Come attrice, lavorando con lei, devi essere preparata a tutto, perché le piace catturare cose organiche, momenti trascendenti, cambiamenti nel vento e nel sole – il che è fantastico perché ti senti davvero parte della creazione di qualcosa di bello, ma anche piuttosto snervante per me perché sono abituata ad essere dentro uno studio di Harry Potter ed essere incredibilmente controllata e a rispettare una tabella di marcia. Quindi è stato divertente – è stato molto liberatorio.

Ho letto che il processo di riprese di The Perks of Being a Wallflower è stato anche molto diverso dalla solita, rigida tabella di marcia dello studio.

Sì, l’abbiamo girato in sei settimane. Non ho mai lavorato così tanto in vita mia, ma ovviamente è stato anche molto divertente. Abbiamo fatto un sacco di riprese notturne, e [dopo aver girato] avevamo così tanta adrenalina in corpo, che ci volevano almeno due ore perché passasse, anche se erano tipo le quattro del mattino. Quindi spesso ci sedevamo nel parcheggio e – suona così smelenso – guardavamo il sole che sorgeva. Quando fai un film in location, dove devi andare a vivere fuori alla tua zona di conforto, devi crearti la tua famiglia, e in questo modo ti avvicini molto di più di quando stai facendo un film in un posto dove ognuno ha la sua casa. E state tutti cercando di creare qualcosa, e attraverso quel processo creativo crei questo legame che probabilmente non riusciresti ad avere in nessun’altra circostanza.

Ho avuto modo di lavorare con Logan [Lerman], che interpreta Charlie, ancora una volta nell’ultimo film che ho fatto, Noah. Fa mio fratello, ed è stato fantastico perché avevamo già una certa chimica; non abbiamo dovuto sforzarci per averla. E’ stato piuttosto intimidatorio arrivare su quel set, perché [nel film] ci sono Russell Crowe e Darren Aronofsky e Jennifer Connelly, quindi avere Logan lì è stato immensamente di conforto.

Da quel che ho capito, hai letto il copione per Perks e chiamato la tua agente e detto che volevi farlo, e hai scoperto che era rimasto su uno scaffale per un po’ perché nessuno voleva realizzarlo. Perché credi che fosse così importante che questo film esistesse nel mondo?

Bè, ho letto copioni per due anni prima che arrivasse a Perks e niente aveva avuto grande risonanza con me, in qualche modo. Era nel mio cervello, era nei miei pensieri, non riuscivo a smettere di pensarci. Non ho neppure preso in considerazione l’idea che non potesse essere realizzato, perché Logan era già nel cast, e ho incontrato Stephen [Chbosky] ed era come se avesse aspettato dodici anni, davvero, per fare questo film. Poi ho mi hanno telefonato per dirmi che nessuno voleva finanziarlo. Quindi ci sono volute più che delle telefonate: sono davvero andata ad LA per incontrare tutti i capi degli studio e ho praticamente presentato il film, il che è stato folle – non avevo mai fatto niente del genere in vita mia. [La storia] ha davvero parlato alla mia esperienza di adolescente e a quella dei miei amici. Mi sentivo come se avessi guardato troppo Gossip Girl e morivo dalla voglia di vedere qualcosa che parlasse a quel tipo di problemi che avevo incontrato come giovane donna. Mi sembrava unico, e come se qualcuno l’avesse davvero scritto dal cuore.

Mi chiedo quali parti del copione hanno avuto risonanza con te, nonostante stessi chiaramente lavorando su altre cose che erano uniche in termini di esperienza adolescenziale. Non per suonare polemica! Perché ci sono parti della storia che risuonano con te in qualunque modo.

No, affatto! E’ divertente, per me è stato davvero difficile parlare di Perks, perché credo che la gente mi immagini come qualcuno che non ha attraversato molti dei problemi di cui si parla nel film. Quando la gente mi vede, sono sul red carpet, perfettamente vestita e preparata, dopo due ore di trucco e parrucco. Sto facendo uno show. Quindi quando spiego che ho dei momenti in cui mi sento giù o insicura, capisco come possa non suonare vero, perché c’è questa bizzarra doppia-vita che sto vivendo. Ma ho davvero connesso con l’amicizia tra Sam e Charlie, perché ho amici maschi con cui sono molto molto vicina, e che mi sono stati amici da quando avevo quindici, sedici anni, e so che alle volte hai solo bisogno di qualcuno che ti vede diversamente da come ti vedi tu per farti amare e credere in te stessa. Mi sono davvero relazionata con quest’aspetto. E ho un fratellastro, David, e [il nostro rapporto] mi ricorda un sacco il rapporto che Sam ha con Patrick nel film. In più, sono stata ad una scuola media femminile, e conosco quella sensazione quando sei a scuola ed è intenso e c’è quel gruppo di persone che possono innalzarti o rovinarti, e quello che pensano di te è come sarà per il resto della tua vita. Quello che ho amato di Perks è che era una favola dove la scuola è questa specie di ecosistema con i suoi standard e i suoi gruppetti, e devi cercare di assegnarti ad uno di questi. Mi sono davvero identificata con quella sensazione [nel copione] di, tipo, “Non mi sento accettata da questo particolare gruppo di persone, e quindi ci dev’essere qualcosa di sbagliato in me.” E in realtà non è proprio il caso. Il mondo, specialmente quando arrivi al college, si apre davvero, e le cose migliorano.

Solo ieri, un’amica mi ha inviato un articolo via mail intitolato “Perché Non Lasci Mai Davvero il Liceo”.

E’ così vero! E’ folle!

E’ orribile! Mi pare così facile sentirsi in quel modo, ma quest’articolo conferma [questa sensazione] il tutto con questi studi pazzi e come certe paure rimangono davvero con te fino all’età adulta. E’ una cosa che ti lascia cicatrici. Penso che, anche se sei parte di qualcosa di più ampio – il resto del mondo – che puoi esplorare dopo esserti diplomato, se non c’è un posto per te al liceo è difficile ricordarselo. E’ facile sentirsi come “Sarà così per sempre!”. Devi ricordarti di avere, tipo, diciassette anni. Cambierò. Perks riesce a catturare quella paura così bene, ma mi ha fatta sentire come se le cose si sarebbero sistemate.

E’ davvero difficile, anche se è vero [che le cose cambieranno], superare quelle sensazioni. Torno alla mia città e vado al pub e vedo i ragazzi con cui sono cresciuta, ed è folle – ma torno immediatamente ad essere chi ero quando avevo dodici anni, quando credevo di essere totalmente inadeguata.

Credo che un sacco dell’insicurezza abbia poco o niente a che fare con la realtà. Una delle cose a cui penso e di cui parlo più spesso su Rookie, è quanto si possa essere imbarazzate da se stesse, e di come quando sei un adolescente cambi tanto e costantemente cercando di allontanarti da chi eri solito essere – penso che questo sia intensificato se sei anche solo marginalmente nell’occhio pubblico. Ti sei mai sentita così? Tipo, non sono solo i ragazzi a casa che ti ricordano della persona “totalmente inadeguata” che eri – ma anche questa intera pubblica documentazione della tua vita?

Si chiama la sindrome dell’impostore. E’ come se più sto andando bene, e più quella sensazione di inadeguatezza cresce, perché penso: “Da un momento all’altro, qualcuno si accorgerà che sono una completa frode, e che non mi merito niente di quello che ho conquistato.” Non c’è modo di essere all’altezza di quello che tutti pensano che io sia e delle aspettative che tutti hanno per me. E’ strano – alle volte [il successo] può essere una conferma incredibile, ma altre può essere incredibilmente snervante e toglierti un po’ d’equilibrio, perché cerchi di riconciliare il modo in cui ti senti nei tuoi confronti con il modo in cui il resto del mondo ti percepisce.

Dipingo e disegno e scrivo e faccio anche altre cose, e recentemente alcune persone a scuola mi hanno chiesto se pubblicherei mai qualcuno dei miei lavori [scritti]. Ma mi sento come se dovessi pubblicarlo sotto un altro – solo perché c’è una definizione di me là fuori che sembra essersi cristallizzata nel momento in cui si è formata. Avevo quindici o sedici anni all’epoca, e adesso ne ho ventitré. Non mi lamento, perché la gente mi ha davvero dato il permesso di evolvermi e hanno sostenuto il mio lavoro fuori da Harry Potter. Quindi non mi sento molto soffocata in quel senso. Ma alle volte mi sono sentita limitata dall’idea di chi dovrei essere. Ogni articolo che esce sul mio conto ha qualche riferimento ad Hogwarts o ad Hermione o alla magia o “Cosa direbbero Harry e Ron?”

Ma non posso permettermi di frustrarmi per queste cose, perché sono davvero orgogliosa di aver fatto parte di Harry Potter e orgogliosa del lavoro che ho fatto in quei film. Ed è comprensibile – non ti puoi aspettare che la gente cambi le proprie aspettative dalla sera alla mattina. Credo sarebbe stupido cercare di combatterlo troppo. Ma certamente, se dovessi fare qualsiasi altra cosa, credo che dovrei crearmi un altro tipo di identità sotto cui poterlo fare.

Perché è importante per te avere altri sfoghi, come scrivere o disegnare?

Non so perché. Ho sempre tenuto e collezionato oggetti, sono sempre stata interessata all’idea del diario. Credo di avere dieci diversi diari personali: tengo un diario dei sogni, un diario di yoga, tengo diari su persone che ho incontrato e cose che mi hanno detto, consigli che mi hanno dato. Tengo un diario della recitazione. Tengo libri di collage. Mi hanno dato uno spazio in cui posso cercare di capirmi, perché quel genere di idea è troppo personale per essere messa in pubblico o per essere discussa con chiunque altro. Mi dà modo di far uscire certe cose dalla mia testa, e risolverle in un modo che è sicuro, il che è di grande aiuto. Posso provare cose e giocarci.

Questo è, in gran parte, ciò che la scuola ha significato per me. Sono diventata famosa quand’ero molto giovane, e [il college] mi ha dato una zona sicura dove poter capire le cose senza che la gente proiettasse su di me le loro idee su chi avrebbero voluto che io fossi, o chi credevano che dovessi essere.

Tenere un diario è piacevole perché, non importa quanto difficile è qualsiasi cosa tu stia attraversando, in ogni caso ci hai FATTO qualcosa, il che è molto soddisfacente.

In più, credo che i tuoi pensieri siano molto meno spaventosi quando sono tangibili, quando puoi vederli su una pagina davanti a te. Ed è meno narcisistico ed egocentrico che rilasciare la tua autobiografia, che sarebbe il mio più grande incubo. [Ride] Magari un giorno mi piacerebbe scrivere qualcosa, ma non per adesso. Non per adesso.

Però anche se è una cosa privata e non ci sono giudizi, una pagina bianca rimane comunque così intimidatoria. Mi spaventa anche solo cominciare.

Avevo un insegnante d’arte che mi diceva che non c’è niente di più spaventoso di una tela bianca. Prima di darci le nostre tele ci scarabocchiava o schizzava la tempera sopra, così che non dovessimo cominciare a lavorare su questo spaventoso spazio bianco. Credo che ci sia qualcosa da dire a riguardo.

I diari di Richard Burton sono usciti [a dicembre], ed Elizabeth Taylor era solita leggerli e scriverci cose – quindi ha ovviamente scritto i suoi diari con l’idea che la gente li avrebbe letti, che sarebbero stati pubblici. I miei diari sono decisamente scritti come se nessuno dovesse leggerli.

In realtà, ho… [si alza e va in un’altra stanza e ritorna con una pila di libri e diari]. Questo è quello che ti fa il college. Sei terrorizzato dall’idea di leggere un libro senza una penna in mano, perché il tempo è essenziale, la prima volta che leggi una cosa, hai un’idea, la devi scrivere, perché non avrai il tempo di leggerla di nuovo. Quindi tutti i miei libri hanno quest’aspetto. [Sfoglia un libro – ogni pagina è piena di annotazioni al margine]. Questo è un libro davvero bello che mio padre mi ha preso a Venezia. Tutti quelli che ho incontrato che mi hanno detto qualcosa di interessante, sono qui. Così me le ricordo.

Oh mio dio! Sei così intelligente a tenerle tutte!

Grazie! [Gira le pagine] Quindi, ho Helena Bonham Carter, e questo è Karl Lagerfeld – questo è quando mi ha fotografata per Crash magazine e sono stata nel suo studio di Parigi. E’ ricoperto di libri. Mi ha dato due libri che ha illustrato, e mi ha suggerito di fare altrettanto un giorno. Ha detto un sacco di cose divertenti. Questo è Tim Burton. Questo è uno dei miei insegnanti di recitazione al RADA [Royal Academy fo Dramatic Art], Jean Schrimpton, questo è David Yates. Rupert [Grint] ha una pagina. [Ride] James Franco ha una pagina. Mia madre ha una pagina. E’ che sono terrorizzata dall’idea di dimenticare le cose! [Trova un biglietto nella pila di libri] Oh, questo è figo – questo è da parte del presidente!

No!

[Ride] Sì! E’ il loro cane! Non è pazzesco?

Totalmente! Recitare è per te come tenere un diario, come se stessi cercando di capirti attraverso un ruolo?

Assolutamente. Ma è davvero attraverso i personaggi a cui somiglio di meno che capisco più cose su me stessa. Interpretare Nicki in The Bling Ring mi ha fatto capire un sacco di cose di me stessa – parti di me con cui non sono a mio agio, o che non mi piacciono. Ho realizzato attraverso la sua interpretazione, che posso giudicare in un modo in cui preferirei non fare. E ho trovato cose che ho in comune con lei, il che è stato altrettanto difficile.

Il fatto che sperimenti questa sensazione di insicurezza di cui abbiamo parlato prima, non importa quanto successo sembri avere – credo che ci abbia aiutato a vedere l’insicurezza in Sam [nel film]. Tipo, c’è questa cosa che Jodie Foster ha scritto, dove dice che come attore si suppone che tu esponga le tue vulnerabilità e le parti di te che non ti piacciono… mi dispiace, ho appena fatto la cosa che più odio fare in un’intervista, quando qualcuno dice qualcosa invece che fare una domanda.

No, no! E’ molto più piacevole quand’è una conversazione. Se fai solo la cosa del domanda/risposta, finisco per ripetermi all’infinito. Quando l’altra persona offre nuovi punti di vista sulle cose, puoi sperare di dire qualcosa di nuovo. Ma sì, è divertente: il giorno che ho girato la scena dove baciavo Logan per la prima volta, non mi sentivo per niente bene – mi sentivo davvero stanca a quel punto, e quella era la mia scena più importante nel film. Ricordo di aver supplicato Stephen, “Ti prego, possiamo farlo un altro giorno, non credo di poterlo fare oggi.” E lui ha fatto questa cosa davvero figa, ha tracciato una linea fuori dal mio trailer e mi ha detto, “Quando oltrepassi quella linea, è quando devi lasciar andare tutto, lasciare andare te stessa – devi solo andare ed essere presente come Sam, e lasciare qualsiasi altra cosa ti preoccupi indietro.”

Stephen è stato un mentore fantastico per me. Era qui l’altra sera, aiutandomi coi miei compiti. E’ venuto e gli ho cucinato la cena, e mi ha aiutato a capire su cosa avrei scritto la mia tesi. E’ il migliore. E’ qualcuno che è entrato nella mia vita e mi ha capita. Ricordo la prima volta che l’ho incontrato – è venuto al mio albergo, e in venti minuti aveva delle consapevolezze su di me che non credo abbia neppure la mia famiglia. E’ questo che mi ha fatto credere di poter interpretare Sam. Perché mi preoccupo alle volte – impazzisco. Dopo Harry Potter non mi sentivo molto sicura di me come attore. Sono fortunata di aver migliorato quest’aspetto adesso, ma a quei tempi avevo davvero bisogno che qualcuno credesse in me, e Stephen l’ha fatto sul serio.

Ho letto Perks quand’andavo in terza media, ed ero così sollevata di sapere che il film sarebbe stato nelle sue mani. Mi sento come se fosse qualcosa che avrebbe dovuto uscire negli anni Novanta e venir malinterpretato, per poi diventare una specie di cult – ti rincuora che è così condiviso. E’ in parte sulle parti di te che non ti piacciono, quindi il fatto che tutti sembrino relazionarcisi, è molto confortante.

E’ buffo, stavo parlando con Steve di Girls, ieri sera, ed era tipo, “Perché la gente ne parla così tanto?” Credo solo che sia arrivato nel momento in cui le giovani donne sono bombardate da immagini di perfezione che nessun essere umano può realmente raggiungere, e poi Lena Dunham arriva ed è in tv ed è quest’essere umano perfettamente imperfetto, e lo stesso gli altri personaggi. Penso sia per questo che ha preso così rapidamente campo.

Un’amica mi ha mandato un sms durante i Golden Globes ed era tipo, “E’ così strano vedere qualcuno con cui potrei essere amica accettare un premio – qualcuno che parla e ride e sorride come le persone normali che conosco”.

Penso che lei e Adele fossero le due boccate d’aria fresca dell’intera situazione.

Erano così sincere nel loro essere davvero emozionate.

Sì, ma non in un modo tipo… [sorride, si commuove, respira pesentamente, stile concorso di bellezza], ma in un modo davvero genuino. Penso che Lena e Adele possano stabilirsi come quel tipo di persona [genuina] dall’inizio, mentre sarebbe molto difficile per attori già affermati, o chiunque sia stato su quel palco un paio di volte, che è nel giro da un pezzo, uscire da quel tipo di cosa rigida che hanno fatto, cosa che si sentono obbligati a continuare a fare – non possono uscire dal personaggio, in un certo senso.

Sì, sarebbe bizzarro se Julianne Moore fosse improvvisamente tipo, “Ho i piedi per terra, gente!” E’ perfettamente naturale per lei essere solenne in quel modo.

Questa è una cosa che mi crea difficoltà ogni volta, come fai a comportarti in modo naturale quando sei su un tappeto rosso e ci sono persone che ti urlano da questa e quella parte, e ti senti così osservata e guardata? E’ una situazione innaturale, quindi è davvero difficile trovare un modo per essere autentica. Mi sento come se, in un certo senso, il mio corpo si spengesse. E’ un sovraccarico sensoriale – il tuo corpo va in modalità di difesa. La gente cerca di avere conversazioni con me quando esco dal tappeto rosso, e non ci riesco – divento insensibile e il mio cervello smette di funzionare. Quindi è difficile trovare il modo di essere reali, perché è una situazione completamente surreale. Ma complimenti a loro [Lena e Adele], ci sono davvero riuscite.

E poi c’è la paura di essere troppo, “Guarda, sono sincera!”

Oh mio dio, completamente. Certe volte mi sento in una qualche intervista, e mi sento come se fossi in quella parodia di Extras dove un attore prende in giro le celebrità che sono tipo, “Sono così normale! Guarda come sono normale, mentre faccio tutte queste cose normali!”. Puoi arrivare ad un punto in cui è tipo, “Bè, sì, la mia vita è piuttosto bizzarra e non posso far finta di vivere esattamente come chiunque altro,” perché sono circostanze straordinarie in cui trovarsi, quindi è una questione di trovare una via di mezzo. Ma sì – alle volte mi risento e sono tipo, “Quante stronzate.” [Ride] Fai mai interviste?

Abbiamo fatto uscire un libro, quindi ho fatto un po’ di cose per farlo sapere alla gente. Normalmente saliamo su un aereo e andiamo da qualche parte, e mi ricordo come parlare in frasi concise, ma una volta questa persona è venuta a casa nostra, ed era troppo vicino. Ero appena tornata a casa da scuola, e l’abbiamo fatta in casa mia subito dopo, ma ero troppo…

Posso totalmente capirti. Mi ricordo quand’ero piccola, mi preparavo per andare alla première de Il Signore degli Anelli, e mi stavo letteralmente cambiando nel bagno della mia scuola. E’ davvero surreale e strano. Ti senti piuttosto vulnerabile.

Ne stavo parlando con un’amica, ma mi sono fermata perché è una cosa così stupida di cui lamentarsi. [Un’altra mia amica] mi ha detto che è tutto relativo.

E’ tutto relativo. Per restare sani di mente, ti devi dare il permesso di poter parlare di quese sensazioni e metterle là fuori, perché non è affatto sano sentirsi come se non ci fosse spazio per permetterti di prendere in considerazione quello che stai attraversando. E’ una parte così necessaria della condizione umana. Sono totalmente d’accordo [che sembra stupido] e mi sento allo stesso modo, ma devi trovare persone che capiscono che sei un essere umano. Ci sono forse due o tre persone con cui posso farlo.

Giusto, e anche se non è un problema terribile, è difficile relazionarcisi, e questo enfatizza quanto possa essere –

Isolante.

Sì, esattamente.

Come te, cercavo di nascondere quello che facevo, e finivo in queste posizioni imbarazzanti in cui dovevo andare a fare qualcosa [per lavoro] ma dicevo che sarei andata a fare qualcos’altro. Nascondevo il fatto che avevo una macchina che mi veniva a prendere – nascondevo l’auto dietro l’angolo così la gente avrebbe pensato che stavo andando a piedi. Tutti questi piani elaborati per far finta di essere come chiunque altro. Sono arrivata al punto in cui, per esempio, sto seguendo questo corso alla NYU, e alle volte un autista mi viene a prendere nel caso ci siano dei paparazzi fuori, o persone che stanno aspettando che io esca, e io vado dritta nella macchina e mi sento così al sicuro. E sì, se i ragazzi escono e vedono un SUV nero, dicono, “Oh, Emma Watson sta salendo in macchina” – speri solo che la gente capisca.

So che tornerai alla Brown quest’autunno, dopo esserti presa un paio di anni di pausa. Che cosa ti ha convinto a scegliere quella scuola?

Diverse cose. Mi piace il fatto che abbiano un curriculum molto aperto, che non ci siano requisiti. Davvero, in un certo senso sono stata a capo della mia educazione da quando ho cominciato Potter, quando avevo nove o dieci anni, e mi piaceva l’idea di poter creare la mia specializzazione se avessi voluto, e che potevo seguire studi indipendenti se avessi voluto su materie che non erano necessariamente parte del mio curriculum. Ho fatto uno studio indipendente sulla psicologia e filosofia del come e perché ci innamoriamo, che è stato fantastico. [Ride]

Wow! Sai perché? Me lo puoi dire?

[Ride] Ci vorrebbero, tipo, sei ore! Opportunità come queste, e l’idea delle classi promosso/bocciato lo fanno suonare come se non dovessi lavorare sodo, ma ti dà davvero la libertà di provare cose che non saresti in grado di fare se dovessi ottenere una certa media sul tuo libretto universitario. Ti permette di seguire corsi che, altrimenti, non seguiresti. E attrae un certo tipo di sudente: [qualcuno] molto indipendente che vuole prendersi la responsabilità e il controllo di quello che stanno imparando. Anche questo mi ha attirato molto.

Qual è il tuo progetto da sogno? Non solo cinema, necessariamente.

Bè, ci sono cose diverse che ottieni da diversi tipi di progetto, e non ti puoi aspettare di ottenere tutto nello stesso pacchetto. Perks è stato molto speciale perché ho fatto amicizie che probabilmente dureranno per tutta la vita. Con The Bling Ring, attraverso la comprensione del personaggio, ho imparato più cose su di me. In Noah, ho finito per fare ricerche lunghe mesi su una sola scena del film. E ho avuto modo di lavorare con Darren [Aronofsky], che mi ha davvero spinta ad essere un’attrice migliore. In termini del mio prossimo progetto, voglio davvero fare una commedia romantica. Sto cercando il copione perfetto. Sto arrivando al punto in cui sono tipo, “Mi toccherà scrivermene una da sola”, perché è difficile trovare qualcosa che sia originale e davvero divertente. Ma mi piacerebbe fare qualcosa del genere, giusto perché gli ultimi due-tre film che ho fatto, erano abbastanza pesanti.

Sono una vera inseguitrice di registi. Voglio davvero lavorare con Danny Boyle o Ang Lee, vorrei lavorare con Lynne Ramsay, mi piacerebbe lavorare con Tom Hooper, David Fincher – ho una lista infinita. Farò qualsiasi cosa per tutto il tempo necessario per poter far parte della visione creativa di qualcun altro, qualcuno che non sta solo creando qualcosa come mezzo di intrattenimento, ma che è genuinamente interessato a creare un pezzo d’arte. Anche se è piacevole se è allo stesso tempo un successo commerciale. [Ride] Sono molto interessata ai registi, più di quanto non sia interessata a lavorare con determinati attori.

Pensi che possa essere qualcosa che potresti fare?

Forse. Sarei decisamente interessata. Sono ossessionata dall’essere molto attenta e molto in controllo e molto informata, quindi lo farei solo se sentissi di avere tutte le conoscenze giuste. Mi piacerebbe anche produrre, quindi vedremo.

Stavo leggendo un intervista con Lena Dunham di Miranda July, e dicevano che adesso è più facile lavorare su mezzi diversi e far sì che il tuo corpo di lavoro sia più sul tuo punto di vista, che sul creare lavori destinati ad un mezzo particolare. Suppongo che recitare richieda un certo permesso dagli altri, e pensando ai tuoi diari, penso che sia fantastico che tu abbia un punto di vista tanto forte e che puoi lavorare su mezzi che ti permettono di esprimerti in modi diversi, e non vedo l’ora di vedere che cosa farai. Aaah! Mi sento sempre sciocca a fare complimenti a persone che sono più grandi di me perché mi sembra accondiscendente!

No, non la vedo affatto in questo modo! Mi fa molto piacere sentirtelo dire. Per me, sta tutto nel sapere che credo davvero in quello che dico. Non ho intenzione di far uscire qualcosa solo per il puro gusto di farlo. Ho intenzione di trovare una voce artistica sicura di sé prima di mettermi là fuori, perché è così facile per la gente schiacciarti. Voglio essere sicura che quello che faccio è qualcosa che ho le prove per sostenere.

Penso che sia questa la cosa speciale di te e Lena, è che siete persone molto giovani che hanno già affermato il loro punto di vista – avete dei valori molto forti e potete trasporli su diverse forme d’arte. Suppongo che il mio cercare di capire chi sono e quali sono i miei valori sia diventato piuttosto diluito perché sto lavorando così tanto e sono rimasta incastrata nell’essere così tante diverse identità, che non mi sembra che sia così concreto o fissato come vorrei che lo fosse, non ancora. Non sono ancora sicura di sapere qual è il mio messaggio, quello che sto cercando di comunicare [attraverso il mio lavoro].

Quelle diverse identità ti hanno anche insegnato delle cose.

Sì, l’hanno fatto. E’ interessante, perché la gente mi dice cose tipo, “E’ molto figo che non vai fuori e ti ubriachi tutto il tempo, e vai nei locali,” e sono tipo, lo apprezzo, ma sono una persona introversa di natura, non è necessariamente una scelta consapevole quella che sto facendo. E’ genuinamente la persona che sono. Hai visto Quiet di Susan Cain?

No!

Parla di come gli estroversi nella nostra società siano tanto esaltati, e se sei qualcosa di diverso da un estroverso, ti fanno pensare che ci sia qualcosa di sbagliato in te. E’ la storia della mia vita. Arrivare a capire questo di me, mi ha fatta sentire molto potente, perché mi ero sentita come, “Oh mio dio, ci dev’essere qualcosa di sbagliato in me perché non mi va di uscire e fare tutte quelle cose che i miei amici fanno.” Comunque, sono partita per la tangente…

Credo che stessi parlando di far uscire qualcosa in cui credi davvero.

Mi sento così a mio agio nell’essere un articolo di Google News, coll’essere nei media in ogni caso, che se devo essere nell’occhio pubblico, voglio che sia per qualcosa che vale la pena. Mi sto prendendo tempo. Si sta costruendo, ha diversi livelli. Ci sto arrivando.

  1. Enfant prodige del fashionblogging, è il direttore di Rookie. []

Pages: 1 2