The Bling Ring sul Corriere della Sera

Abbiamo recuperato gli scan del Corriere della Sera che il 17 maggio metteva Emma in prima pagina e parlava di The Bling Ring al suo interno. L’articolo proposto è diverso da quello apparso online e ve ne proponiamo la trascrizione.


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«Intossicate dai falsi miti delle celebrità»

Le bad girls e i bad boys del film di Sofia Coppola The Bling Ring rubano nelle case dei ricchi perché tentano in qualsiasi modo di essere «celebrities» e a Beverly Hills o Bel Air si considerano «arrivati» quando fanno furti nelle ville degli attori.
Cronaca vera di quella città dai mille squilibri e dalle infinite illusioni che è Los Angeles e che Sofia Coppola conosce bene, anche se da anni vive a Parigi. Così, dopo aver letto un articolo su Vanity Fair (Usa) che narrava delle gesta di quel gruppo di ladri forse neppure ventenni, ha deciso di farne un film e ha scritturato per prima Emma Watson, ormai lontana dalla maghetta versione Harry Potter. Emma parla del suo personaggio e di quelli della sua «banda», che depreda gioielli, pellicce, abiti, svuota casseforti e guardaroba nelle ville di lusso sulle colline di Hollywood e Santa Monica. «Internet ormai amplifica tutto, crea falsi modelli, istiga al bisogno di possesso e di conquista. Non si ruba per necessità, tanto meno per dare a chi ha meno, ma solo per avere ciò che si desidera, oggetti di culto, brand del benessere». I giovani ladri hanno doppie vite. Quando una psicologa li interroga, nel corso delle indagini, rivelano un profondo vuoto culturale, per quanto tutti siano studenti di college. Un’assenza di valori assoluta e disarmante. «Rubare ciò che i divi possiedono è una rivalsa, l’affermazione di personalità labili alla ricerca di identità. Con Sofia mi sono documentata sull’argomento: uno dei mali peggiori della nostra epoca per le nuove generazioni è l’ossessione di diventare famosi, di essere celebri: la mia Nicki è una leader, che appare come una ragazza per bene e invece trascina il gruppo nell’organizzazione dei colpi. Le sue risposte alla psicologa sono particolari perché Nicki fornisce di sé un ritratto positivo, giustifica tutto ciò che fa, lasciando i furti sullo sfondo rispetto allo studio e al sogno di avere una carriera di successo». Prosegue: «Il progetto di Sofia mi ha subito coinvolta perché cerca di fare luce sui falsi miti di una generazione di ragazzi, a mio avviso anche schizofrenici». Emma ne è convinta: «Quando rubano nelle ville quei giovani svelano la loro doppia personalità, danno spazio al loro io suggestionato dalla tv e dal gossip, che esaltano le celebrità solo perché possiedono, perché consumano, perché sfoggiano abiti firmati, macchine, e gioielli. Sì, è vero che Paris Hilton ci ha permesso di girare alcune scene a casa sua (è stata anche lei una vittima della banda). Tutto ciò che il film racconta è molto legato a Los Angeles, alla comunità di Hollywood, sarebbe impensabile in un’altra città, ma L.A. ruota nel bene e nel male intorno al mondo dello spettacolo, che al tempo stesso finisce per alimentare e, a volte, intossicare l’immaginario di tanti ragazzi».

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