Emma modella da Green Carpet (Challenge)

La Sorte ci assiste e ci fa avere un altro elegante servizio fotografico al bacio.

Di recente Emma ha dichiarato di aver smesso di dedicarsi in modo creativo alla moda per concentrare tutte le sue energie nel cinema, ma fortunatamente uno shoot non si nega a nessuna buona causa! Invitata da Livia Firth a fare da modella per una collezione di abiti da red carpet etici per Green Carpet Challenge, associazione voluta e creata dalla signora Firth e da Lucy Siegle, nelle foto Emma torna a prestare corpo e volto agli abiti disegnati dai campioni del fashion made in England, come fece nel 2008 per Harper’s Bazaar: Christopher Kane, Victoria Beckham, Erdem, Burberry Prorsum, Roland Mouret.

Le foto sono state scattate da Bjork Iooss e impreziosiscono l’editoriale di The Edit Magazine, la rivista del sito NET-A-PORTER.





The Edit Magazine – 19 Settembre

Con queste foto sveliamo anche l’arcano delle selfies con Rolando Beauchamp: l’aveva pettinata per questo shoot.







The Edit Magazine by Bjorn Iooss

Hermione Weasley per The Emma Watson Archives ha tradotto gli stralci salienti dell’articolo e noi li proponiamo ringraziandola. :)

Stile & Sostanza

Quando Livia Firth ha chiesto a cinque stilisti di creare abiti eco-sostenibili per la sua Green Carpet Challenge, l’attrice e campionessa ecologica Emma Watson è apparsa come la naturale scelta per mostrare i risultati. Parla con Alison Prato riguardo cosa significa per lei il progetto […]

[…] “Non faccio niente a metà […]. Devo mettercela tutta. Voglio che le cose siano perfette. Se devo metterci il nome, voglio che sia una cosa che amo.”

La Watson sta parlando del mercato equo-solidale, un argomento che ha studiato alla Brown University […], e la causa a cui si sta dedicando anima e corpo, la Green Carpet Challenge (GCC). Livia Firth, habituée delle campagne ecologiche, ha cominciato la GCC nel 2009 per catapultare la moda etica sotto i riflettori mondiali.

Per l’ultimo progetto della Firth, ha chiesto a cinque stilisti basati in Gran Bretagna di creare ognuno due abiti da evento esclusivamente per NET-A-PORTER. Ma chi scegliere per mostrarli? Le due donne si erano precedentemente conosciute ad una festa, così quando la Firth ha chiesto alla Watson di aggiungersi al progetto, è saltata a bordo. “Ero tipo, ‘Nessuno sta facendo niente del genere!’ E’ così eccitante.”

[…] “Ho sempre avuto quest’enorme problema. […] Mi piacerebbe indossare abiti che vengono da un ambiente etico, ma non ci sono abbastanza opzioni affinché possa farlo realisticamente.” Quindi quando ha conosciuto la Firth, “mi è sembrato che [il progetto] fosse qualcosa che dovevo fare, qualcosa che stavo aspettando. […] Livia ha creato una lobby capace di mettere pressione sui governi e sulle corporazioni per incoraggiarli ad avere la responsabilità etica come loro fondamenta. E’ davvero fantastico.” […]

I progetti [People Tree e Pure Threads] sono stati ben accolti: “Anche se erano piccole collezioni, mi è sembrato che siano riuscite a diffondere consapevolezza e un’ondata d’interesse.” [..]

“Magari ci sarebbero meno problemi se fossimo davvero consapevole di dove e come le cose vengono fatte. Non sosteniamo il lavoro schiavistico in questo paese, quindi non dovremmo farlo nemmeno in altri paesi. Non riesco a capire come la moda equo-solidale sia una specialità e non uno standard base. Perché è così speciale avere qualcosa che sai essere stato fatto in condizioni terribili da una bambina di dodici anni per 20 pence all’ora? […] E’ difficile parlare di queste cose senza suonare come una moralizzatrice.” […]

Si chiama una inseguitrice di registi e si sforza sinceramente di lavorare con “persone che hanno davvero una visione. E’ divertente aiutare a creare qualcosa con qualcuno che un obbiettivo preciso.” […]

“Semplicemente, non disegnavano roba per undicenni. Ci sono alcune cose di cui penso, ‘Non avrei mai dovuto indossarlo!'” Quando menziono la première di Harry Potter e la Pietra Filosofale del 2001, finisce quasi per sputare il suo succo di mela. “Era un lungo vestito di denim di Kenzo, e con questi folli stivali di finto-pitone. Lo adoravo! Non ti aspetteresti di vedere un’undicenne con quel coso addosso. Ma sono sempre stata avventurosa.” […]

“Prepararsi per un evento può metterti un sacco di pressione addosso. Devi considerare, ‘La gente riuscirà a vedermi sotto la gonna? Se parte un flash, si vedrà attraverso il vestito?’ Quindi faccio dei test a sedere, un test in piedi… è snervante. Le persone esaminano ossessivamente. […] Sul tappeto rosso, sono solitamente scomodissima – le mie scarpe sono scomode, non riesco a respirare nel vestito. Non faccio certi compromessi nel mio stile quotidiano.”

Quando le chiedo cosa stia indossando oggi, la Watson abbassa la testa in segno di finta vergogna e ride. “Temevo che me l’avresti chiesto!” Cerca etichette sui vestiti, ma non ne trova. “Un sacco di miei vestiti sono stati modificati, quindi le etichette mancano. Ma posso dirti di avere ballerine Chloé addosso!” […]