Emma, brava a piangere vuole far ridere

Con addosso un abito nero di Roland Mouret e scarpe di Lauboutin, Emma Watson era a Los Angeles per parlare del dramma biblico di prossima uscita, Noah, in cui lei recita con Russel Crowe, Jennifer Connely e Anthony Hopkins e oggi abbiamo tradotto per voi la prima interessantissima intervista pubblicata.

Giornalista: Chi interpreti in Noah?
Emma: E’ la figlia adottiva di Noah; è una rifugiata ed è salvata dalla famiglia di Noah. La sua famiglia è stata assassinata in una battaglia o in un raid e lei ha delle serie ferite alla pancia che comportano che non potrà avere figli. Si innamora di Shem (Douglas Booth) che è il figlio maggiore di Noah. E’ un film molto dark e io penso che la love story sia giovane, innocente e piena di speranza e porti una sorta di luce nel caos. Quindi sì, è una love story molto speciale.

G: Leggevi la Bibbia da ragazzina?
E: Sì. Ho studiato la Bibbia a scuola, ho studiato anche altri testi religiosi, ma in Inghilterra ti insegnano le storie della Bibbia e io conoscevo decisamente la storia di Noah.

G: Come è stato lavorare con Russel Crowe?
E: Fantastico. Penso che nessun altro potesse interpretare questo ruolo. C’era bisogno di un attore che che fosse fisicamente credibile come costruttore di qualcosa grande come un’arca, e lui era qualcuno che poteva essere un guerriero e avere un’emotività complicata. Per me è credibile; ha fatto qualcosa che era davvero difficile.

G: Sei ancora al College o hai finito?
E: Sì, ho pianificato di laurearmi a Maggio. Alla Brown.

G: Quali sono le tue materie preferite?
E: Amo Storia, amo Inglese, dipingo e disegno, quindi amo le arti visive.

G: Sei riuscita ad avere un’esperienza universitaria normale?
E: E’ stato difficile. Non penso che potesse essere come un esperienza universitaria standard, no. Ma io sento decisamente di averne fatto esperienza, e mi piace anche che ho fatto esperienza sia con l’istruzione statunitense che con quella britannica, che posso comparare e sì, sono felice di averle provate.

G: Hai scoperto nuovi interessi mentre eri in America?
E: (Ride) Mi piacevano un sacco gli show televisivi, e ho iniziato a seguire House of Cards,1 Orange is the New Black e Friday Night Lights, cose che non mi interessavano prima, era una cosa che facevo con gli amici al College, una cosa da Venerdì sera, facevamo le maratone TV.

G: Dopo This Is The End, pensi di fare delle commedie?
E: Sì. Steve Chbosky, con cui ho fatto Perks, ed io abbiamo messo insieme una commedia al momento ed è qualcosa a cui penso dai primi Harry Potter. Uno degli aspetti che mi piacevano di più, era che Hermione era molto divertente. Non era consapevole di se stessa e risultava comica. Mi mancava quel aspetto man mano che le cose si facevano più dark nella serie. Mi mancano molto quelle scene tra Hermione e Ron dove si ride. E ho fatto uno spettavolo quando ero alla Brown, ho fatto Chekov, era Le Tre Sorelle ed era una commedia molto dark e mi è piaciuto moltissimo far ridere la gente. Quindi sì, è decisamente qualcosa che voglio fare.

G: Quale è la parte del tuo personaggio con cui ti relazioni?
E: Penso che sto attraversando la stessa transizione che vive lei. Sono tipo in quell’età in cui sto decidendo cosa voglio fare, dove voglio vivere, che tipo di persona voglio essere, chi sceglierò di amare, l’età in cui prendi tutte queste importanti e grandi decisioni sulla tua vita. E’ molto intenso in molti modi, sento che è questo che sono i primi anni 20, capire quale è il tuo posto nel mondo e questo è ciò che lei sta attraversando. Sta diventando una donna.
Penso di aver raggiunto quel interessante stadio con i tuoi genitori in cui non necessariamente sei d’accordo con tutto quello in cui credono loro, e cerchi di capire quali insegnamenti far miei e dove fare di testa mia ed è un conflitto molto difficile. Può essere difficile da superare, e credo che sia proprio di questa età, è molto difficile anche quando stai diventando una persona diversa, tutta tua, e non vuoi perdere i tuoi genitori e loro non vogliono perdere te ma non sanno quale sia il loro posto nella tua vita se non sono più le figure dogmatiche di riferimento, e tu cerchi di venire a capo di tutto.

G: Se avessimo un’arca adesso, che pensi meriterebbe di salirci?
E: La mia gatta Phineas. (Risate) Non ha mai fatto nulla di male a nessuno.

G: Dopo essere cresciuta con i film di Harry Potter, ti senti a tuo agio con film grandi come questo?
E: Penso che sia utile avere lavorato con gli effetti speciali, e penso che in termini di resistenza (ride). So che può sembrare pazzo, ma sono abituata alle cose che prendono molto tempo. Sono abituata a dover fare le stesse cose moltissime volte in modo che le parti tecnoligiche funzionino bene. Sono abituata a stare all’aperto nel freddo gelido per ore e ore e ore ed essere bagnata fradicia, sotto la pioggia, e poi dover correre e piangere… quel genere di cose. E’ confortante per me in molti modi, non in termini di recitazione, ma proprio in termini di ‘giorno per giorno, per quanto pesante possa essere, io l’ho già fatto.’ E a proposito di cose che si ripetono, stiamo per iniziare la promozione di Noah e può sembrare un po’ esagerata e devo ricordare a me stessa che non sarà mai come con Harry Potter. E’ confortante saperlo. Se l’ho fatto, sento che posso fare molte cose, il che è carino. (Ride)

G: E’ qualcosa che prendi in considerazione quando scegli un ruolo, se è un ruolo positivo per le donne?
E: Ma sì penso di farlo, lo faccio. Penso che è difficile seguire Hermione con qualcuno che è più banale, (Risate) ed è difficile. Ma ovviamente, ho interpretato Nicky in The Bling Ring.

G: Che era l’opposto.
E: Già. Quindi interpreterò tutti i differenti tipi di personaggio e nessuno sarebbe perfetto. Odierei interpretare una persona tanto perfetta da essere nauseante. Si vorrebbe sempre interpretare qualcuno con cui ci si possa relazionare e che sia reale e che compia errori e abbia paure e dubbi, insicurezze, ma sì, penso che tutto questo entri nelle mie considerazioni. Sì.

G: Ti riguardi nei film?
E: Sai, è divertente, penso sia stata Maggie Smith, a cui avevo detto ‘Oh non credo di potercela fare, non so se potrei riguardarmi, è troppo difficile.’ E lei mi ha praticamente risposto di farmene una ragione. (Risate) Perché alla fine, quello che faccio è un’arte, ma in una certa misura è anche una scienza, e qualcosa in cui devo migliorare. E’ qualcosa che continuo ad imparare e se non guardo quello che faccio, come posso migliorare? Come faccio a sapere cos’ho fatto di sbagliato per riuscire a farlo meglio la volta dopo? Quindi cerco di essere obiettiva, cerco di dirmi che lo faccio per migliorare ogni volta, e ovviamente è difficile, ma lo devi fare.

G: Ma sai quando vai bene.
E: Penso di sì. (Ride) Ci sono delle difficoltà per me, ma ci sono delle scene di cui sono molto orgogliosa. Probabilmente non sarò mai in grado di dirlo di un’intera performance ma posso sempre orgogliosa di quel momento. Posso vedere che c’è qualcosa di vero lì.

G: Puoi piangere facilmente?
E: Nel film piango quattro volte. Piango moltissime volte nel film, quindi mi sa che sono brava a farlo. Penso che mia madre abbia detto, dopo la visione, ‘Bè, se non altro, è assodato che sei brava a piangere.’ (Risate) E io le ho risposto ‘Grazie mamma.’ Ed è difficile da fare perché devi effettivamente produrre qualcosa di fisico; non puoi fingerlo facilmente. Quindi è una sfida. E devi spingerti molto in là per essere sicuro che funzioni.

  1. Una delle poche star che Emma ha avvicinato ai Golden Globes è proprio Robin Wright, protagonista di House of Cards. []