Wonder-ful Wallflower in fiore

Con un giorno di anticipo sull’arrivo nelle edicole britanniche esce online l’intervista di Derek Blasberg ad Emma Watson per Wonderland Magazine, e tempo di record, dalla collaborazione tra The Emma Watson Archives e Emma Watson Italia ne esce la traduzione.

Wallflower in fiore

Mia madre è la prima persona a dire che ho sempre desiderato un fratellino o una sorellina. Ero il più giovane di tutta la famiglia e ho sempre sentito come se fosse uno spreco per l’umanità che non ci fosse qualcuno dopo di me a cui dispensare le mie perle di saggezza. Così, quando Emma Watson – allora era una sorridente, dolce, super intelligente adolescente – ed io diventammo amici, sentii come se le preghiere della mia infanzia fossero state accolte. C’era solo una grande differenza: Emma, più saggia della sua età, sapeva molto più di me a proposito di qualunque cosa e non aveva bisogno di consigli. Emma appartiene a quella rara razza di persone che hanno buon intuito, la testa ben piantata sulle spalle e sono di giudizio veloce. Non posso essere certo che, come suo fratello maggiore adottivo, abbia imparato qualcosa da me, ma posso dire che lei mi ha insegnato una cosa o due. E’ concisa, composta, organizzata, diretta e affidabile. [Che non è una cosa che si dice di molti giovani attori.] Quando le ho fatto visita sul set di Harry Potter, il suo camerino era ordinato e i suoi libri logori e segnati erano ovunque. Ha attraversato le pressioni di girare il franchise cinematografico di maggior successo al mondo con eleganza e grazia, e non ha dimenticato le piccole cose, come spedire divertenti cartoline dalle vacanze o cesti di frutta per le feste. Dopo Potter, l’ho vista diventare una giovane donna che conduce la sua carriera da sola. E’ stato un passaggio interessante: come lei stessa dice, si sentiva un’adulta anche quando era nel corpo di una bambina che agitava una bacchetta magica. Ora, è come se si fosse messa in pari con se stessa. Nel film The Perks of Being a Wallflower, cattura con fascino la fine dell’innocenza americana. In Noah, che sta per uscire, affronta il ruolo della biblica figlia adottiva in un’avventura epica.

Derek Blasberg: Dove sei in questo preciso momento e cosa stai facendo?
Emma Watson: In questo preciso momento sono in vacanza. Sono sul balcone della mia stanza, in albergo, e mi gratto i piedi perché gli insetti mi hanno mangiata viva. Sembra che ho una malattia. Mi hanno detto che ho il sangue dolce.

DB: Bene, io sto gelando a New York, quindi non ti aspettare molta empatia per gli insetti da parte mia.
EW: Bè, mi manca New York. Ho amato vivere lì.

DB: Tu eri a New York quando è passato l’Uragano Sandy. Quanto è stato surreale?
EW: E’ stato surreale per un paio di ragioni. Ha fatto slittare la fine delle nostre riprese per un paio di settimane, sicché abbiamo avuto l’ironia di girare un epico film biblico su un’inondazione, e poi è arrivata una tempesta e ha inondato New York. Ha persino danneggiato l’arca, che è quello che ci ha rallentato. L’altra ragione per cui è stato surreale è che tu ed io eravamo nell’Upper East Side, che non è stato raggiunto dalla tempesta. Avevamo internet ad alta velocità e i nostri telefoni. Tutti i negozi erano aperti e, cosa ancora più strana, la gente ci faceva compere. Il Carlyle Hotel era pieno di persone che prendevano da bere. Ricordo che di averti chiamato e chiesto ‘C’è qualcosa che possiamo fare in modo che non mi senta inutile?’ E tu mi hai portata a consegnare pasti con Citymeals on Wheels. E’ stato fantastico che potessimo farlo. Ti ricordi Pearl?

DB: Come potrei dimenticare Pearl?
EW: Lei era la frizzante novantenne che ascoltava Elvis Presley quando abbiamo bussato alla sua porta per consegnarle il cibo. Pearl era una bambola.

DB: Eri spaventata durante la tempesta?
EW: Ricordo di non averla presa molto seriamente, e poi mio padre mi ha chiamata e mi ha detto che avrei dovuto riempire la vasca da bagno di acqua. Gli ho chiesto ‘Perché dovrei farlo?’ Mi ha risposto di guardare il notiziario ed allora ho realizzato che le cose erano serie in certe zone. Quando sono andata alla Brown mi hanno avvertita che avrebbe fatto freddo ed io ho detto ‘Vengo dall’Inghilterra. So come è il freddo.’ Ma presto ho imparato che no, non sapevo cosa fosse il freddo. Il mio semestre alla Brown [a Providence, Rhode Island], quando le temperature sono scese sotto lo zero, non volevo lasciare la mia stanza nel dormitorio. Uscivo solo per comprare il necessario. Il freddo mi avvilisce!

DB: Parlando della Brown, sono molto orgoglioso che presto sarai una laureata della Ivy League.
EW: Sì! Mi laureerò a Maggio, non ci posso credere. Proprio no. Non ci riesco! E’ così emozionante.

DB: Dimmi: Cosa pensi di fare con la tua laurea?
EW: Domanda difficile… Sono stata appagata dai miei studi. Inglese mi ha aiutata a pensare in modo analitico. Mi ha aiutata a vedere il mondo da nuove prospettive. Immergermi in quelle storie e personaggi ha arricchito la mia vita. Ed ora, quando leggo copioni o guardo storie, ho quei riferimenti per una maggiore comprensione dell’umanità. Sono sicura che renderà il mio lavoro come attrice molto interessante.

DB: Ho visitato il set di Harry Potter un paio di volte, ed era come una piccola famiglia e tutti si conoscevano.
EW: Lo era. Mi mancano anche le persone. Mi manca la familiarità.

DB: E andare da lì in un nuovo posto, una nuova scuola, con nuovi amici – non dev’essere stato facile, giusto?
EW: Volevo davvero una nuova esperienza. Mi piaceva non conoscere nessuno. E’ stato esaltante, e mi sentivo come se stessi ripartendo da zero per conto mio in un modo nuovo e molto reale. Ma c’è questa cosa che si chiama il Sophomore Slump [Crollo del Secondo Anno], che è un fenomeno che è apparentemente risaputo e riconosciuto, anche se non ne avevo mai sentito parlare. Mi ha colto di sorpresa. Per il primo anno all’università, tutto è nuovo ed eccitante. Non ti rendi conto di non avere la tua struttura di supporto, il comfort di casa tua, e tutti quei punti di riferimento che ti aiutavano a star dietro alle cose. Poi, dopo il primo anno, quando la carica di adrenalina passa, ti ritrovi nel bel mezzo di un crollo. E’ quello che mi è successo alla fine del terzo semestre. Mi sono sentita molto turbata e smarrita.

DB: Mia madre mi ha sempre detto che nelle difficoltà troviamo la forza.
EW: Ha ragione. Adesso so davvero come prendermi cura di me stessa, come stare da sola, e come gestire lo stress. Se non avessi attraversato quel periodo, non ci sarei arrivata. Non ho mai conosciuto i miei limiti. Ti fai buoni amici e cattivi amici, e devi capire tutto. Ti rendi conto di non poter far tutto. Pensavo seriamente che avrei potuto fare tutto – tornare ripetutamente nel Regno Unito per le riprese e la promozione di Potter, poi di nuovo alla Brown per gli esami, e star dietro agli amici e alla famiglia. Non si può fare. Ti devi prendere delle pause. E’ per questo che mi sono interessata alla meditazione e allo yoga. Ho sviluppato dei rituali della buonanotte.

DB: Tipo?
EW: Ti metterai a ridere, ma adesso ogni notte prima di andare a letto mi faccio la borsa dell’acqua calda. E’ un rituale che mi fa sentire che mi sto davvero prendendo cura di me stessa, ed è importante.

DB: Imparare a stare da soli è un’ottima lezione, una che non credo che imparino molte attrici.
EW: Me ne sono resa conto. Quando sei sul set di un film sei guardata a vista e non sei mai sta e ci sono tutte queste richieste del tuo tempo. Tutti sanno dove sei in ogni momento della giornata. Poi, sono andata alla Brown e improvvisamente ero tutta sola. All’inizio l’ho odiato. Adesso, sono contenta di essere per conto mio. Posso essere calma e produttiva e contenta, sola nel mio appartamento.

DB: Adesso, sii sincera. Hai mai voluto dar di matto? Tipo, ubriacarti e farti un tatuaggio?
EW: Ah, adoro i tatuaggi. Ma li adoro sugli altri. Infatti, ho un account Pinterest e un’intera bacheca di tatuaggi che mi piace – ma non ne vorrei mai uno per me stessa. Non credo che mi starebbero bene. L’idea che ho di me non lo permetterebbe.

DB: Ma non sei così puritana, Emma.
EW: Credo mi abbiano fatto un sacco di complimenti non meritati riguardo al fatto che non mi piace uscire la sera a festeggiare. La verità è che sono genuinamente timida, socialmente impacciata, una persona introversa. Ad una grande festa, sono come Bambi sotto i fari! Ci sono troppi stimoli per me, ed è per questo che finisco sempre in bagno! Ho bisogno di pause! Mi hai visto alle feste, Derek. Divento ansiosa. Sono terribile a parlare del più e del meno e ho una soglia dell’attenzione incredibilmente bassa.

DB: L’ho notato. Credi sia anche perché sei diventata questa figura pubblica così famosa?
EW: Probabilmente. Mi sento sotto pressione quando incontro nuove persone perché mi rendo conto delle loro aspettative. Il che mi rende il socializzare complicato. Non significa che quando sono in un piccolo gruppo, insieme ai miei amici, non mi piaccia ballare ed essere estroversa. Sono solo estremamente auto-cosciente di me in pubblico.

DB: A proposito, vorrei scusarmi formalmente per essere rimasto così scioccato quando ti sei tagliata i capelli.
EW: Perché? Mi è piaciuto che sei stato una delle prime persone a vederli. Ho adorato la tua reazione. Eri completamente scioccato. E’ stata una reazione appropriata ad un fratello maggiore.

DB: Mi hai colto di sorpresa. E’ stato così inaspettato.
EW: Non è stato inaspettato per me. Ci ho pensato e ripensato per anni. Quindi, quando il momento è arrivato, sono andata avanti e l’ho fatto.

DB: Hai mai pensato alla psicologia dietro al gesto? Tipo, l’hai fatto perché avevi finito con Harry Potter e volevi crearti una nuova immagine? Come Jennifer Lawrence e The Hunger Games?
EW: Credo che Jennifer Lawrence abbia dovuto tagliarseli. Ma credo di capire che parallelismo stai cercando di fare. Magari Miley Cyrus è un esempio migliore?

D: Ha! Esattamente.
E: Mia madre ha sempre avuto capelli molto corti, sempre avuto un pixie-cut. Quindi per me, non è stato folle quanto per te. Ad essere sincera, mi sono sentita maggiormente me stessa con quel taglio. Mi sono sentita coraggiosa, e mi dava potere perché è stata una mia scelta. Mi faceva sentire sexy, anche. Magari era per via del collo scoperto, ma per qualche motivo mi sono sentita, super super sexy.

DB: Quindi, un giorno, te li taglierai di nuovo?
EW: Assolutamente. Mi mancano così tanto. Il momento in cui rimango incinta, la prima cosa che farò sarà tagliarmi i capelli perché so che non lavorerò per qualche tempo. Se non fossi un’attrice, li terrei sempre così. Me li potrei lavare nel lavandino e scrollarli come un cane. Ci vuole così poco per tenerli in ordine!

DB: Continuiamo a parlare di apparenze. La moda ti ha dato qualche sorta di soddisfazione?
EW: Adoro la moda come cosa. E continuo a seguirla molto e la trovo interessante e quando trovo qualcosa di davvero fantastico mi esalto e ne resto ispirata. Ma c’è stato un momento in cui ho fatto un passo indietro e mi sono allontanata dalla moda.

DB: Una volta mi sono seduto accanto a Gwen Stefani ad un evento di moda, e mi ha detto che spesso, a cose del genere, si sente come se fosse in uno sketch del Saturday Night Live.
EW: Anch’io lo trovo surreale. Mi ricordo la mia prima settimana della moda a Parigi, e la follia e l’isteria che si portava dietro. Solo per entrare ad una sfilata di moda? E’ stato più intenso della prima di un film. Alle volte la gente mi chiede perché non vado più spesso alle sfilate, ma ad essere sincera preferisco guardarle su Internet. La moda è questa industria enorme, massiccia, in cui mi piace immergere un dito ogni tanto. Ma non è il mio campo.

DB: Hai ragione. Il cinema lo è. Ti ricordi quel giorno in cui siamo andati a vedere la retrospettiva su Francis Bacon alla Tate, e ti ho detto che ti avrei vista bene come produttrice o regista un giorno? E tu mi hai guardato come se avessi avuto dieci teste.
EW: Sì! La gente me lo dice molto più spesso adesso. Magari un giorno lo farò.

DB: Sei ancora alla ricerca di qualcosa che ti piaccia fare in alternativa?
EW: ti ricordi quella volta che ti ho chiamato per chiederti se qualcuno aveva bisogno di un tirocinante? E sei quasi morto dal ridere?

DB: Sì, mi hai chiesto se conoscessi qualcuno che avesse bisogno di un’assistente personale per una settimana.
EW: Ero seria! Sono interessata a tutto! Quest’anno, farò 24 anni. Un sacco di miei amici sono preoccupati di compiere 24 anni, ma a me piace crescere. In un certo senso, ho cominciato come questa specie di vecchia signora, e adesso mi sento come se la mia età mi stesse raggiungendo. E sono esaltata da tutte queste cose nuove che posso fare. Mi sento come se avessi ancora così tanti obbiettivi da raggiungere in quanto attrici. Vorrei provare col teatro che è tutta un’altra cosa. Ma quando finisco con la laurea, avrò molto più tempo per seguire altre passioni, e voglio decidere quali saranno. Mi piacerebbe avere qualcosa di totalmente slegato dall’industria cinematografica. Vorrei trovare qualcosa che mi permetta di usare il mio cervello in modo diverso. Mi piace entrare in contatto con persone che non sono parte di quel mondo [del cinema].

DB: Ho visto i tuoi quadri, sono bellissimi.
EW: Adoro dipingere. Quindi magari un giorno mi concentrerò su quello e seguirò altre lezioni d’arte? O magari qualcosa di diverso.

DB: Bè, so che sei brava a yoga.
EW: A posto allora, ecco fatto. Posso essere un’attrice a tempo pieno e un’insegnante personale di yoga part-time?

DB: Ha! Bè, vedremo.