Colonia, prima still e reportage dal set

Il giornale svedese Dagens Nyheter ha seguito sul set di Colonia l’attore compatriota Michael Nyqvist, che veste i panni del tiranno Paul Schäfer, e ne ha pubblicato un resoconto condiviso da WatsonUncensored.

Nell’articolo trovano spazio una still, la prima mai vista, e alcune dichiarazioni di Emma.

A proposito di cosa l’abbia convinta della storia di Colonia, dice:

La maggior parte delle sceneggiature parla di una damigella in pericolo che ha bisogno di essere salvata da un cavaliere con l’armatura scintillante, ma questa storia è su una giovane donna che salva il marito. E’ quel che mi è piaciuto subito.

Del suo ruolo non rivela nulla, ma racconta in cosa sia diverso dagli altri:

Questo film è la mia prima occasione per sviluppare un ruolo dall’inizio alla fine. Io porto avanti l’intero film ed è qualcosa di diverso. E’ allo stesso tempo tonificante e liberatorio. E’ molto bello.

Per prepararsi ha visitato la colonia in Cile e descrive l’esperienza come indimenticabile:

E’ un’esperienza che non dimenticherò mai. I palazzi sono esattamente come erano negli anni ’70, anche se adesso si chiama Villa Baviera. Sono andata completamente fuori di testa. Ti porta a chiederti come una cosa del genere possano accadere.

Emma racconta il rapporto tra Lena e Paul Schäfer e come lei e Michael Nyqvist si sono approcciati alle loro scene violente, per le quali la Watson ha chiesto all’attore svedese di non dirle come avrebbe reagito per ottenere un risultato più autentico:

Michael ha detto che questa è una sfida all’ultimo sangue tra Lena e Schäfer in cui ciascuno cerca di distruggere l’altro a livello mentale. [Michael Nyqvist] si è lasciato andare: mi ha presa a calci, mi ha calpestata, mi ha urlato ‘siediti, alzati, siediti’ e qualcosa possibile. Mentre questo accade, il Paul Schäfer di Michael può essere anche un gran bevitore.

Non solo Colonia, nell’intervista Emma parla anche di come è nato il discorso per il lancio di HeForShe e di come recitare sia “l’unica cosa che so fare”:

Ho scritto l’intero discorso in tre o quattro ore nella mia stanza d’albergo. E’ stato come se vari pezzi del puzzle della mia vita all’improvviso trovassero il loro posto! Non era qualcosa che mi è venuto in mente al momento. Fino ad un mese prima, facevo molta fatica a gestire il mio status di celebrità, a capire come volessi passare il mio tempo e quanto di me stessa fossi pronta a condividere.

Non ho mai pensato al mio lavoro come a qualcosa che mi facesse guadagnare. Mio padre non mi ha detto quanto avessi guadagnato fin quando non ho compiuto 18 anni. E la cosa mi scioccò! La verità è che mi piace essere sfidata nel mio lavoro. In più, non faccio altro da quando avevo 9-10 anni… è l’unica cosa che so fare. Girare film è la mia vita e mi sento a casa.