Emma Watson, il volto nuovo del Femminismo

Elle UK dedica l’uscita di Dicembre al Femminismo e pensa bene di aprire le danze con “Il nuovo volto del Femminismo” in copertina.

Per ora solo altre due foto di Kerry Hallihan sono stata pubblicate.

La rivista offre anche un’anteprima dell’articolo, tradotta di seguito da noi di Emma Watson Italia.

Emma indossa un abito di Stella McCartney nell’immagine di copertina, catturata in uno shoot prodotto da un team tutto al femminile: fotografie di Kerry Hallihan, direttore fashion di ELLE Anne-Marie Curtis, truccatrice Dotti, parrucchiera Vi Sapyyapy e manicure di Emma Welsh.

La direttrice di ELLE, Lorraine Candy, ha parlato con Emma a proposito della sua educazione, di cosa significhi davvero essere femminista al giorno d’oggi, e come si è sentita quando ha presentato il suo discorso inaugurale al summit dell’ONU a Settembre, cui Lorraine ha partecipato come ospite di Emma.

Era un’esperienza spaventosa per una ragazza di 24 anni. “Ero molto nervosa. Non è stata una cosa semplice per me. Mi sentivo tipo: ‘Andrò a pranzo con queste persone, o verrò mangiata? Sono io il pranzo?'”

In molti sensi, la fama come attrice l’ha spinta verso la decisione di diventare un’attivista per i diritti delle donne. “Non mi sono sempre sentita a mio agio nei confronti della Fama; a livello emozionale, ci ho combattuto. E, in un senso, essere un’Ambasciatrice dell’UN Women è il mio modo per dare un senso alla mia fama, di usarla. Ho trovato un modo per incanalarla verso qualcosa altro, il che la rende più gestibile per me. E questo è qualcosa in cui credo molto.”

Capisce con passione che ‘Femminismo’ può e deve significare cose diverse per tutti, ma tutti dovrebbero accettarlo. Il Femminismo non è qui per comandarvi. Non impone leggi da osservare, non è dogmatico. Tutto ciò che facciamo è darvi una scelta. Se volete concorrere per la carica di Presidente, potete. Se non volete, va comunque benissimo.” E’ un’attitudine che ha imparato da piccola. “Sono fortunata ad essere cresciuta con la convinzione che la mia opinione a tavola avesse valore. Mia madre ed io parlavamo a voce alta come i miei fratelli.”