Emma parla di Femminismo nella cover story di Elle UK di Dicembre

Dopo una succulenta anteprima e immagini dal backstage del servizio fotografico, arrivano a tempo di record foto e scan della rivista grazie al forum di Emma-Watson.net.







Traduzione dell’intervista a cura di Emma Watson Italia.

E’ nata un’attivista

L’aria è umida e appiccicosa, un acquazzone sembra profilarsi mentre Emma Watson ed io cerchiamo un posto per sederci a Central Park, in New York. L’atmosfera in città è densa. Elicotteri volano senza sosta sulle nostre teste tra le nuvole di questo mezzogiorno di Domenica. Il Presidente Obama deve venire qui oggi e c’è un significativo aumento di poliziotti nelle strade rispetto al solito per il summit dell’ONU.

Mentre giriamo, alcuni sconosciuti approcciano la Watson chiedendo un autografo o una foto e io sono testimone di una lezione di pazienza ed educazione mentre lei declina ripetutamente affinché possiamo fare la nostra intervista.

Quantro troviamo una panchina, è grondante. Io mi preoccupo che, sedendocisi, possa rovinare il suo bellissimo vestito color crema di 3.1 Phillip Lim. A lei non potrebbe importare di meno. “Non essere sciocca” le dico, offrendo fazzolettini ad una delle attrici più pagate di Hollywood e giovani attrici più rispettate. Siamo lì ad asciugare le gocce di pioggia mentre altri passanti eccitati fanno una fila comica, spesso goffa, per noi. Io trovo la cosa piuttosto invadente ma la Watson, 24 anni, ha a che farci da quando aveva 9 anni e la sua risposta calma è professionale in modo impressionante.

Infatti, la Watson è un individuo estremamente impressionante: fortemente intelligente con una mente affilata come un rasoio. Ha una confidenza nuova così forte che potrebbe sfidare il mondo. Sul serio, potrebbe.

24 ore prima: Sabato 20 Settembre, Quartier Generale dell’ONU, New York
Le sue mani tremano e, all’inizio, la sua voce è decisamente tremolante. E’ così nervosa che sono letteralmente aggrappata al bordo della mia sedia, nell’auditorioum, in segno di solidarietà quando lei sale sul palco. Emma inizia: “Oggi lanciamo una campagna chiamata HeForShe. Mi sto rivolgendo a voi perché abbiamo bisogno del vostro aiuto. Vogliamo porre fine alla disparità di genere e, per farlo, abbiamo bisogno del coinvolgimento di tutti.”

Lentamente, l’Ambasciatrice dell’UN Women da poco nominata (la più giovane di sempre) trova il suo charm. Il discorso, che ha scritto lei stessa, inizia a fluire con passione autentica. “Ho cominciato a mettere in dubbio le supposizioni basate sul genere tanto tempo fa. Quando avevo 8 anni ero confusa dal fatto che mi definissero dispotica perché volevo dirigere le recite che allestivamo per i nostri genitori; ma ai maschi non succedeva. Quando a 14 anni, ho cominciato ad essere sessualizzata da certi elementi dei media. Quando a 15 anni, le mie amiche hanno cominciato ad abbandonare le squadre degli sport che amavano perché non volevano apparire muscolose. Quando a 18 anni, i miei amici [maschi] non erano capaci di esprimere i loro sentimenti… ho deciso che ero femminista e la cosa mi sembrava tutt’altro che complicata.”

Il Segretario Generale dell’ONU Ban Ki Moon sorride alla Watson e la potente audience di invitati VIP dell’ONU sono catturati da questa incantevole donna con il suo vestito di Dior, labbra scure e un-ordinata coda di cavallo. L’aria è carica di elettrica aspettativa. Non mi piace la frase, usata troppo spesso, “elemento di svolta”, ma è veramente l’unico modo per descrivere la scena di cui sono testimone. In appena 20 minuti, vedo la Watson diventare un agente di cambiamento.

Appena termina il suo discorso, c’è una spontanea standing ovation. E’ nata un’attivista, e il nuovo volto del Femminismo si concede un piccolo sorriso.

Più tardi, al cocktail party che celebra il lancio globale della campagna HeForShe la Watson, un metro e sessantadue centimentri d’altezza, è fisicamente sommersa dagli auguri.

Mi vede nella folla (ci siamo incontrate varie volte in passato: agli Elle Style Awards e per la sua prima copertina per Elle nel 2009) e si avvicina per abbracciarmi. Sono sorpresa da questa inaspettata dimostrazione di emozione da parte della solitamente riservata Watson. Ma stanotte è piena di energia, alimentata dalla risposta al suo discorso degno di una donna di Stato (che, a proposito, mentre Elle va in stampa, ha raggiunto un totale di 1.5 miliardi di utenti di Twitter). L’hashtag #HeForShe è un trend universale ed è così forte che Twitter l’ha scritto sulla parete dei loro HQ.

La storia domina i titoli di tutto il mondo per una settimana e il discorso è condiviso da milioni di feed su Facebook. Alcuni miei amici me l’hanno persino mandato, chiedendomi di intervistare la Watson per loro e per le loro giovani figlie.

Non dico loro che l’ho già fatto – che, in effetti, abbiamo organizzato questa intervista e il servizio fotografico per l’uscita sul Femminismo il giorno dopo l’annuncio che Emma era diventata Ambasciatrice dell’UN Women, ad Agosto.

Che meraviglia, penso, che abbiamo una nuova voce che parli di Femminsmo, una donna saggia e deliziosamente curiosa che ispiri la nuova generazione.

Domenica 21 Settembre, Cetral Park, New York
Ho aspettato questa cosa per anni la Watson spiega su quella panchina bagnata. Quando ho lasciato l’Università [ha studiato Letteratura Inglese alla Brown University di New York1 laureandosi a Maggio], ho sentito come se mi mancasse qualcosa. Sapevo di voler continuare a recitare, ma volevo qualcos’altro.

“Non mi sono sempre sentita a mio agio nei confronti della Fama; a livello emozionale, ci ho combattuto. E, in un senso, essere un’Ambasciatrice dell’UN Women è il mio modo per dare un senso alla mia fama, di usarla. Ho trovato un modo per incanalarla verso qualcos’altro, il che la rende più gestibile per me. E questo è qualcosa in cui credo molto. Potrei parlarne per ore.”

E in effetti può. Femminismo, femministe, artiste femministe – per ore.

“Ecco cosa credo” dice decisa. “Il Femminismo non è qui per comandarvi. Non impone leggi da osservare, non è dogmatico. Tutto ciò che facciamo è darvi una scelta. Se volete concorrere per la carica di Primo Ministro, potete. Se non volete, va comunque benissimo. Radetevi le ascelle, non radetevele, mettete le ballerine un giorno e i tacchi il giorno dopo. Queste cose sono irrilevanti e solo l’apparenza di cosa tutto questo davvero si occupa, e spero che la gente non si fermi lì.”

“Noi vogliamo dare alle donne il potere di fare esattamente cosa vogliono, di essere loro stesse, di avere la possibilità di evolversi. Le donne dovrebbero essere libere. Non c’è una femminista ‘tipo’, non c’è niente, da nessuna parte, che dica che devi rispondere ad un certo numero di criteri.

Ho temuto di aver messo su Emma il mantello dell’autenticità quando ho scritto l’intervista di copertina. Prima di incontrarla, non sarebbe stato irragionevole assumere che questa attrice, famosa per il ruolo della strega Hermione, stava semplicemente legando il suo nome ad un progetto nello stesso modo in cui lo fanno molte celebrità. Non è necessariamente una cosa negativa, ma quando quando sei di fronte ad un pubblico di leader internazionali, abili accademici, organizzatori di raccolte fondi e persone che prendono decisioni per il mondo e prometti di affrontare lo spinoso problema delle disuguaglianze di genere, devi conoscere la materia o sarai condannata per sempre come falsa. Dieci minuti di intervista e capisco di essere stata molto indulgente a pensare questo della Watson.

“Inizialmente, ho pensato che avessi bisogno di memorizzare tutte le statistiche e le informazioni, ma poi ho capito che non puoi sostenerlo. E’ molto più potente far sì che la genta ‘senta’ quali sono i problemi, quello è ciò che resta impresso. Ed è ciò in cui la fama può aiutare. Non fingo di essere un economista o un politico. Non sono la persona pù informata sull’argomento, ma ho voglia di imparare.”

Le dico che sembrava nervosa, e scoppia a ridere. “Ero molto nervosa. Non è stata una cosa semplice per me. Mi sentivo tipo: ‘Andrò a pranzo con queste persone, o verrò mangiata? Sono io il pranzo?’ Ma continuavo a rileggere il discorso il giorno prima e mi chiedevo: ‘Credo in questa frase?’ e la risposta era sempre ‘Sì.’ Spero che le persone potessero vedere la mia vulnerabilità là fuori. Spero che mia abbia resa più umana, non meno.”

La Watson rivela che sua madre le ha mandato un sms per congratularsi appena si è seduta dopo il discorso. Parla con ansia di come si sia accertata di non vestire in modo troppo formale, o di non apparire irraggiungibile per il discorso che vorrei che l’intervista fosse stata registrata in video per farvi vedere questa calorosa e amichevole donna in azione.

Continua: “Ho aspettato finché non ho trovato la cosa giusta di cui parlare. Non volevo parlare solo per il gusto di farlo o perché avevo una piattaforma da cui farlo. Volevo essere sicura al 100% e questo ruolo per l’ONU è perfetto per me. Dobbiamo fermare le prediche perché il femminismo, i diritti delle donne e l’uguaglianza di genere non riguardano l’odio verso gli uomini. Quando l’ONU mi ha spigato cosa fosse la campagna HeForShe, ho detto: ‘Ok, fatemelo fare, perché è al 100% la mia posizione su come andare avanti.'””

La Watson sembra davvero ben qualificata per unirsi alla crociata che vuole persuadere gli uomini ad abbracciare il Femminismo. Ha quattro fretelli: Alex, che ha tre anni in meno di lei, Toby, il figlio di suo padre, e Andrew e David, i due figliastri della madre. Dopo che i suoi genitori, avvocati, hanno divorziato quando lei aveva 5 anni, lei ha passato più tempo con il padre. Spiega “Mio padre si è ritrovato da solo con mio fretello e me per la prima volta. Era una cosa nuova per lui. Quindi l’ha fatto nel solo modo che conosceva, coinvolgendoci in qualunque cosa gli piacesse: pesca, cricket, tennis, libri e semplicemente, sai, ‘avventura’. Il risultato è stato che io non fossi consapevole che ci sono ‘attività per ragazzi’ e ‘attività per ragazze’. Non era tipo: ‘Questo è per Emma, quello è per Alex.’ Ho imparato tutto: legare le esche, pescare, giocare a bowling. Ho un tiro eccellente.”

“Sono fortunata ad essere cresciuta con la convinzione che la mia opinione a tavola avesse valore. Mia madre ed io parlavamo a voce alta come i miei fratelli. Lei è stata una madre single e lavoratrice per un po’. Mi ha dato un esempio che è molto più importante di una presenza costante. Era una danna che si attribuiva del valore. Vederla avere un proposito e sentirsi bene mi ha reso una bambina felice.”

Capisco che Femminismo non sia una parola neutrale, a livello di genere. Storicamente, è stata associata con aggressività e in pià contiene la parola ‘femminile’, che è difficile da accettare per gli uomini. Ma non c’è un’altra parola. Facendo questo, spero che possa essere re-immaginata e ridefinita.

Fin qui molto femminista. Ma, mi chiedo, è comunque una pesante responsabilità per una donna così giovane che vive una vita molto riserata ed inusuale? E’ stata su un set dall’età di 9 anni fino ai 18 anni – l’unica delle tre giovani star la cui famiglia non la seguiva ovunque. Ha studiato da sola all’estero ed è stata fortemente riservata riguardo alla sua vita privata. Ci vuole una grande forza emotiva e fisica per fare i conti con l’alzare tanto la testa. Esplorare questo con la Watson rivela una donna in cambiamento.

Nel 2010 è stata in Bangladesh con l’azienda di moda etica People Tree. Più tardi ha viaggiato in Zambia con Camfed (un’organizzazione no-profit dedicata ad estirpare la povertà dall’Africa istruendo le ragazze) e, la settimana prima del discorso, è stata in Ugurguay con l’ONU per incoraggiare le giovani donne a votare nella loro gerarchia politica molto maschile. Si è immersa nell’argomento delle donne, della politica, dell’educazione e del miglioramento. La Watson conosce la materia.

Nel frattempo, è anche un’attrice di serie A acclamata, e le sue scelte riflettono il cambiamento nelle sue priorità personali. La vedremo in Regression, dove interpreta una giovane donna traumatizzata che combatte i problemi legati agli abusi subiti. E produrrà il suo primo film assieme al produttore di Harry Potter, Davide Heyman, basato sul romanzo per giovani adulti The Queen of the Tearling, un libro che ha molto più in comune con Game of Thrones piuttosto che con, diciamo, Twilight. La Watson ha scelto il ruolo di una principessa arrabbiata, che combatte per governare un regno in tumulto.

“il mio agente mi ha chiamata e ha detto: ‘Devo essere onesto, è una trilogia!’ Ero riluttante, ma quando ho letto il libro volevo davvero passare tre anni in quel mondo. Sarà intenso e devo essere fisicamente molto adatta, mettere su qualche muscolo e imparare a reggere una spada.”

Quando torniamo all’albergo della Watson nell’Upper East Side, ho la sensazione che sto lasciando una donna che ha lavorato duramente per mettere a tacere le voci del suo tumulto interno. Se dovessi chiederle se ha il cuore spezzato, so che mi risponderebbe di sì; se è stata sola o depressa nella sua ostinata e spesso solitaria carriera, risponderebbe di sì. Non ne abbiamo parlato ma l’ho capito quando le ho chiesto se ha mai avuto problemi a dormire. Ne ha, ma l’amore per lo yoga ha pagato in quel senso.

La Watson ha trascorso l’estate guidando un motorino in giro per Roma (“Chi l’avrebbe detto che era sulla mia lista delle cose da fare?” dice) e traslocando nel suo nuovo appartamento a Londra. “Sono una che fa il nido. Ho passato molto tempo a mettere insieme il mio posto sicuro. Ho combattuto con l’insonnia, ma ora mi prendo cura di me stessa, ho realizzato che non sono invincibile. Viaggio, cucino, mi prendo cura dei miei due gatti, faccio yoga e leggo.”

Parliamo un po’ dei nostri eroi personali e dei nostri modelli, dato che lei ne è diventato uno senza volerlo, interpretando Hermione.

Fa una pausa e dice pensierosa: Penso che sia importante distinguere tra le persone e l’arte che creano. Voglio dire, ho adorato alcune persone che sono degli stronzi totali, che ho incontrato e mi sono chiesta: ‘Come hanno fatto a scrivere/fare/dire tutte quelle cose stupende?”

Posso solo menzionare questo per tirare due somme: a) le persone spesso non colgono l’umorismo giocoso che la Watson ha quando la intervistano e b) in questo caso, la persona è il modello. Non c’è separazione.

La piacevole, accessibile, istruita e ansiosa di imparare Emma Watson è la miglior donna che posso vedere nel panorama delle nuove voci che si alzano per reggere la spada del nuovo Femminismo inclusivo. E le auguro buona fortuna.

  1. Errore della rivista: la Brown University si trova a Providence. []