Emma Watson nelle opere di Yves Scherer

Emma Watson ritorna ad essere musa di un artista, questa volta senza esserne complice, come invece fu con Mark Demsteader.

L’artista svizzero Yves Scherer, laureato in scultura alla Royal College of Art di Londra, esplora la connessione tra spazio virtuale, fisico e psicologico e in alcune delle sue installazioni usa delle sculture di Emma Watson, partendo proprio dai lavori a scuola, presentati anche all’interno della Private Society Dot Com.

Nell’installazione svizzera Coney Island, la statua era accompagnata da una lettera d’amore intitolata More than distance between us e da un ritratto in stile manga con l’autografo di Emma, intitolato Premises.




Lo stesso artista, in un’intervista, spiega perché abbia scelto la Watson come modello.

Giornalista: Perchè Emma Watson!?
Yves Scherer: Prima di tutto, penso che al momento sia la persona più googlata al mondo e a Londra tutti l’adorano. Tutti sono cresciuti con lei. I tecnici con cui ho lavorato erano interessatissimi a lei – voglio dire, è anche una questione sessuale. Proprio perché tutti l’hanno vista crescere, tutti hanno questa strana connessione con lei. Se cerchi su Google ‘Emma Watson naked’, o ‘nude’, hai tipo cinque milioni di risultati. Tutti attaccano la sua testa su tutto: lei che pratica quindici fellatio, tutto quello che puoi immaginare, con la testa di Emma Watson. Praticamente, io volevo fare la stessa cosa: mettere la sua testa su un corpo nudo, ma in modo più sofisticato. Renderlo fisico – o la Emma di tutti. Volevo realizzarla in un materiale caldo: c’è molto più amore nel legno che nella schiuma fredda o altro. In questo modo strano non vorresti la tua Emma in schiuma fredda o plastica, il legno è come la carne: assomiglia alla carne, dà la sensazione della carne. E’ viva. E’ alta 1.65 cm, che è veramente la sua statura ed è anche il limite di quello che potevo fare in un pezzo unico.

Giornalista: Cos’è la collana?
Yves Scherer: Bè, la seguo su Twitter…

Giornalista: Haha, sei uno stalker!
Yves Scherer: Bè, il garage era pensato per essere la casa di un… magari non proprio un pervertito, ma una specie di stalker… o gioca sulla possibiltà di stalking. Avendo Emma fuori da questa macchina e in questo spazio, volevo farle un regalo, penso. Le piacciono i ricci, quindi le ho fatto una collana con un riccio. Una famiglia di ricci.

Attualmente, alla Galerie Guido W. Baudach di Berlino è installata la mostra Closer, presentata a Settembre durante la settimana dell’arte di Berlino, dove le statue della Watson sono diventate cinque: una coperta di rame (o bronzo) si trova all’ingresso, in un falso stagno circondata da gigli; una è bianca, colorata solo da una firma; un’altra, colorata con un rosa leggero, ha il viso dipinto come un anime e i calzettoni; un’altra ancora indossa una sottoveste leggera, che le scivola dalle spalle, e il pavimento ai suoi piedi è coperto dall’hashtag #heforshe; l’ultima, coperta di rame, è imballata, le parete interne della scatola sono imbottite e all’esterno è installato un ventilatore. Vicino alle statue della Watson ce ne sono altre, di computer e televisori contenenti oggetti che sembrano sciogliersi, e in un computer c’è l’immagine di un uomo seduto con le gambe incrociate.






Sulle pareti sono esposte foto scattate dai paparazzi, cosa che Scherer aveva già proposto nell’opera The Visual Album presente in SSTLT/115919758.

Queste opere di Scherer danno corpo, come racconta lo scultore nelle citazioni riportate, a quanto viene fatto online da anni: vedere le proprie fantasie (spesso sessuali), unendo la testa dell’attrice a corpi di altre donne per dare un supporto alle idee. Scherer porta oltre il tutto, costruendo una statua.

In Coney Island lo “stalker” della situazione ha una statua, un ritratto e una lettera. La statua è di legno, una materiale caldo, e per creare un ulteriore senso di intimità porta al collo un condolo che all’attrice piacerebbe, un dono studiato su misura per lei, di cui lo “stalker” sa tutto grazie ai tabloid e ai social network. Nel ritratto, che ricalca una foto del personaggio più famoso interpretato dall’attrice, i tratti del viso sono esagerati richiamando la cultura manga, pratica di certo non estranea nelle comunità online. La lettera è un lungo messaggio d’amore, come quelli che probabilmente l’attrice riceve ogni giorno via mail dai suoi ammiratori; ma è scritto a mano per mantenere l’illusione di calore, cura e vicinanza. Se lo “stalker” scrive a mano e manda fiori la distanza tra lui e l’oggetto della sua infatuazione si accorcia? Nel suo nido, complice la statua, sembra annientata.

In The Visual Album Scherer accompagna la foto dell’attrice sorpresa da un paparazzo mentre scende da un auto con una riflessione sulla sessualizzazione delle giovani donne dello spettacolo.

In Closer spariscono le parole d’amore e si moltiplicano le statue. Lo “stalker” non ha più bisogno del ritratto perché può creare una versione 3D della sua fantasia manga; può chiudere l’oggetto del suo amore in una scatola e averne cura; può avere una statua per ogni fantasia: una completamente bianca su cui apporre il proprio marchio e un’altra pudicamente coperta. La distanza tra l’uomo e la fantasia si è accorciata ed egli vive nel computer, al pari dell’attrice.

Le opere di Scherer portano a riflettere sul rapporto tra realtà concreta e digitale, sul grado di alienazione dalla realtà raggiunta nell’era di Internet, e mostrano bene l’oggettivazione alla quale i cosiddetti VIP sono sottoposti a causa della sovraesposizione di cui sono vittime e complici nella nostra società sempre connessa. Emma Watson è solo il modello scelto dall’artista, al suo posto potrebbe esserci qualunque star, ma alla luce degli avvenimenti degli ultimi mesi, comunque posteriori al concept di tutte le opere in questione, risulta tra le star più adatte a rappresentare l’esasperazione a cui arriva alle volte la deumanizzazione delle celebrità, la convinzione che abbiano il dovere di rispondere ad ogni desiderio, essere amici e amanti, togliendogli il diritto di scegliere.