Conversazione con Emma Watson per la Giornata Internazionale della Donna

Giornata Internazionale della Donna impegnativa per la Watson, che l’ha trascorsa al Quartier Generale di Facebook a Londra a conversare con Greg James e il pubblico, come ci aveva anticipato.

Molteplici gli argomenti toccati in più di un’ora, nonostante buona parte dei media si sia concentrata solo sull’aneddoto del ragazzo che ci è rimasto male perché ad un appuntamento Emma ha insistito per pagare.

Prevedibile e quasi dovuto per una evento organizzato e messo in streaming su Facebook, la conversazione è iniziata parlando del rapporto che Emma ha col social: l’attrice si è detta felice di poter avere un rapporto diretto con i suoi fan attraverso i social network, soprattutto per quanto riguarda HeForShe, e che con il suo famoso discorso, condiviso milioni di volte, voleva comunicare che l’uguaglianza di genere, storicamente, è stato un movimento femminile ma che tocca anche gli uomini:

La nostra società sminuisce il ‘lei’, le qualità connesse con il femminile e che si trovano in ognuno di noi. C’è uno squilibrio, una distorsione che ostacola il nostro progresso, causa discriminazione, violenza, dolore e paura nel mondo intero.

Emma descrive l’esperienza della standing ovation surreale, dice di aver pensato che dopo aver tenuto quel discorso potesse morire felice, e racconta di aver ricevuto email e sostegno da un vastissimo range di uomini: dai suoi compagni di studi agli amici di suo padre, dal fratello Toby all’Arcivescovo di Canterbury, Università e Governi che si sono uniti ad IMPACT 10x10x10 a Steve Carell che ha indossato, durante la notte degli Oscar, i gemelli disegnati per la campagna:

Non sapevo che l’avrebbe fatto, ti fa sentire umile quando le persone vogliono esprimere il loro supporto e far girare la notizia… anche se solo due persone hanno chiesto cosa fossero quei gemelli e lui ha risposto ‘sto prendendo posizione per l’uguaglianza di genere’ è qualcosa di grande.

E se gli uomini, per affrontare e risolvere il problema della disuguaglianza, devono includere le donne, o per dirlo con le parole della sorella di Emma, “giocare con noi”, le donne cosa possono fare?

Rendere noto o sentirsi abbastanza sicure da rendere noto che c’è un problema perché è strano ammettere che ci sia qualcosa che non va ma dobbiamo capire che siamo complici… Alcuni dei commenti peggiori che ho ricevuto nella mia vita sono venuti da donne. Non basta chiedere agli uomini di sostenerci, dobbiamo anche sostenerci l’un l’altra.

E’ tornata anche sulla parolaccia Femminismo e perché è vista in modo negativo:

Penso che sia perché è associata all’odio, all’odio verso gli uomini, il che è molto negativo. Ma non penso che il Femminismo sia quello, affatto, penso che sia qualcosa di incredibilmente positivo. Credo che sia per questo che le donne siano restie ad usare quella parola ma penso che le cose stiano cambiando… Credo che gli uomini credano che sia una parola per donne, solo per donne, ma in realtà significa che credi nell’uguaglianza e se credi nell’uguaglianza bè… sei un femminista. Mi spiace dirtelo. Sei un femminista.

Interrogata sulle donne che l’hanno ispirata, Emma è andata sul personale menzionando, di nuovo, sua madre:

Era una madre single che lavorava. Ha il diabete di tipo 1. Vedere la sua forza, mentre crescevo, è stato di ispirazione e penso che abbia instillato in me, soprattutto durante l’adolescenza, quando mi sentivo insicura e confusa su cosa fare, che cosa pensavo, cosa facevo e cosa dicevo era infinitamente più importante del mio aspetto fisico. Anche quando il mondo mi diceva il contrario.

Ha ricordato il suo incontro con Elizabeth Nyamayaro raccontando che quando le ha parlato di HeForShe ha risposto che rappresenta la sua posizione sul Femminismo, la necessità di coinvolgere gli uomini nella conversazione perché la disuguaglianza tocca loro tanto quanto le donne, e sistemando la sua stanza mesi fa ha ritrovato diari di quando era una ragazzina con appunti sul Femminismo, come se il discorso di Settembre fosse in divenire sin da allora. Ha anche raccontato la reazione sua e della sua famiglia alle minacce ricevute poco dopo il discorso all’ONU:

Sapevo che era una farsa però molte persone a me vicine sapevano che la disuguaglianza di genere è un problema, ma non pensavano che fosse urgente, che fosse un qualcosa che ormai appartiene al passato. Poi hanno visto che nel momento in cui mi sono fatta avanti per parlarne sono stata immediatamente minacciata. Erano scioccati, mio fratello era molto arrabbiato. E’ stato come un allarme: è una cosa reale e sta succedendo ora. Io ero furiosa, arrabbiatissima, ho pensato: questo è il motivo per cui devo farlo. Se hanno cercato di farmi desistere, in realtà è stato il contrario.

A proposito delle pressioni esercitate sugli uomini affinché siano forti e non piangano, dice:

Mi disturba davvero l’idea che gli uomini non possano piangere e non possano esprimere se stessi, non possono nemmeno parlare di quello che provano. Per me è la cosa più triste del mondo. E’ folle, è questo che ci rende umani. Se hai un cuore che batte, se tieni alle cose, grandioso!

Emma ha affrontato più volte una questione che ogni tanto ha avuto risalto tra le critiche mosse al suo discorso e alla campagna che presentava: nei paesi in via di sviluppo le donne affrontano problemi molto più gravi rispetto alle donne che vivono nei paesi occidentali. Dunque, non sarebbe meglio concentrarsi su chi versa nelle condizioni peggiori?

Persino in Gran Bretagna abbiamo un pari numero di donne all’Università rispetto agli uomini ma poi, a un certo punto, il numero cala. Non siamo incoraggiate a diventare leader. Non superiamo un certo livello. Quindi sì, è una questione che è necessario affrontare ovunque, ma anche qui nei paesi occidentali. Non siamo ancora arrivati alla parità, per niente. Abbiamo ancora molto lavoro da fare. […] Per qualche ragione noi non ci preoccupiamo, pensiamo che tanto le donne hanno il diritto di voto nel nostro Paese, ci stiamo comportando bene. Non si avverte l’urgenza che circonda questo problema, le persone non capiscono l’impatto che questo problema ha in giro per il mondo. Penso che la discriminazione di genere contribuisca alla povertà, alla violenza, al sostegno al sottosviluppo in tutto il mondo. Per esempio, stamattina leggevo sul Guardian che 85000 donne sono violentate in un anno nel Regno Unito, 60% di differenza tra i salari, il 77% del Parlamento è composto da uomini… voglio dire, ditemi che non abbiamo un problema, non ha senso per me che siamo così lontani dal traguardo. Il Regno Unito è al 56esimo posto nel mondo per la rappresentazione politica delle donne, a Maggio dovremmo salire al 36esimo, si spera, ma è comunque imbarazzante. Dovremmo essere una delle più grandi e progressive democrazie del mondo, dovremmo essere in prima fila e invece facciamo fatica. Qualcuno se n’è venuto fuori con la storia del “Femminismo del Primo Mondo” e la cosa mi confonde perché certo che sono stata incredibilmente privilegiata e non sono stata trattenuta perché sono una ragazza. Certo che è mia responsabilità far in modo che altre donne possano accedere ai privilegi che ho avuto io. Certo che sarebbe sbagliato se non mi impegnassi affinché ciò che io sono stata abbastanza fortuna da avere sia esteso anche agli altri.

La conversazione ha offerto anche l’occasione per rispondere ad un’altra critica mossa spesso ad HeForShe che ad alcuni sembra puntare troppo l’accento sugli uomini, come se questi dovessero salvare le donne piuttosto che lavorare al loro fianco.

Penso che ci sia un fraintendimento. Le donne fanno già parte del club perché è il nostro movimento. Non è un club per uomini, è un club per l’uguaglianza di genere per entrambi i generi. Questa campagna riguarda gli uomini che devono venire in supporto delle donne e le donne che devono supportare gli uomini. Gloria Steinem ha fatto un discorso la scorsa settimana ad un evento HeFoShe a New York e ha usato una metafora bellissima. Ha detto che la razza umana è come un uccello e ha bisogno di entrambe le ali per volare. Ma al momento una delle ali è chiusa e non saremo mai in grado di volare alto se non ci sosteniamo a vicenda.1 Abbiamo creato HeForShe per creare uno spazio dove gli uomini potessero sentirsi liberi di esprimere come sia per loro la disuguaglianza di genere. Sapevamo che storicamente non hanno avuto molto spazio ma noi volevamo che prendessero parte alla conversazione, alla soluzione.

E di certo HeForShe non chiude gli occhi sulla violenza che gli uomini ricevono per mano delle donne, come qualcuno ha pensato dal lancio della campagna:

Prima di tutto noi facciamo presente che esiste, perché c’è gente che non lo sa. In passato non si è parlato di come gli uomini soffrano per le disuguaglianze di genere ma gli uomini sono oggetto di violenza e abusi e discriminazioni e penso che farlo presente sia una gran cosa. Stiamo anche cercando di dare loro una spazio dove sentirsi al sicuro per parlare di questi problemi.

Per vie traverse, si è arrivati a rispondere anche ad un’altra critica fatta spesso al movimento: non dà direttive pratiche su come affrontare la disuguaglianze di genere, dice solo che è un problema e che “bisogna fare qualcosa”. Rispondendo alla domanda “come possiamo rispondere all’appello ‘Se non ora, quando. Se non io, chi’?”, Emma ha detto di partire dalla piccole cose:

E’ capitato che le mie amiche e i miei amici mi dicessero ‘Oggi è successa questa cosa. Tremendo. E’ stato imbarazzante quel che dicevano. Ma ho pensato chi sono io? Che cosa sarebbe cambiato se avessi detto qualcosa?’ Per la persona che ha ricevuto quel commento misogino, o qualunque cosa fosse, fa una grande differenza. Potrebbe cambiarle la giornata, il mese, l’anno, forse la vita. E’ possibile. Quindi non pensare mai ‘chi sono io per dire qualcosa?’ Sei una persona, sei al 100% in grado di cambiare il mondo. Con le piccole cose, con le cose di tutto il giorno, sono le piccole cose che contano. E sii coraggioso.

Emma è tornata anche su un piccolo episodio che a Gennaio ha avuto molto risalto: durante la live chat che ha seguito la presentazione di IMPACT 10x10x10 in Svizzera una ragazza che chiesto all’attrice cosa potesse fare per cambiare l’opinione del padre secondo sui una ragazza non può diventare un’ingegnere; la risposta lapidaria e risolutiva di Emma, diventa un’ingegnere, ha attirato molta attenzione. In questo caso ne ha riparlato elaborando meglio la sua posizione a riguardo:

Non permettere a nessuno di dirti cosa puoi o non puoi fare. Diventa qualunque cosa tu voglia essere. La cosa bella dei social media è che ovunque tu sia, chiunque tu abbia intorno, hai l’opportunità di accedere a comunità piene di persone che la pensano diversamente e vogliono sostenerti… In un paio di ore alcune scuole di ingegneria ci hanno contattati dicendo “Le donne possono assolutamente essere ingegneri! E ci piacerebbe aiutarle perché succeda.” Ed è fantastico.

La prima domanda dal pubblico era sulla differenza di salario tra attori e attrici e ha dato ad Emma la possibilità di snocciolare alcune statistiche su quanto la metà femminile del mondo sia poco rappresentata nei posti di comando nell’industria cinematografica, concludendo con un accorato:

Perché non raccontiamo le storie delle donne? Perché le donne non raccontano le loro storie?

Il racconto dell’aneddoto personale si inseriva in un discorso leggermente più ampio proposto dall’host: in una visione femminista dei rapporti tra uomo e donna la cavalleria ha modo di esistere? Una femminista dichiarata cosa pensa di un uomo che vuole aprire la porta per lei?

Amo che mi si apra la porta. Non è semplicemente un gesto educato? Non è qualcosa di carino da fare per gli altri? Adoro essere invitata a cena fuori. Penso che la chiave sia: “ti darebbe fastidio se aprissi io la porta per te in corridoio?” Allora io sono educata, tu sei educato e stiamo rendendo il mondo un posto migliore con questi piccoli, gentili gesti d’educazione. Una volta ho portato un uomo a cena fuori e ho scelto il ristorante e mi sono offerta di pagare ed è stato strano e fastidioso! Lui non la stava prendendo bene. Sono sicura che direbbe di essere un femminista ma lì non era sicuro, lo faceva sentire suscettibile. La parte migliore è che eravamo entrambi disposti a parlare del perché fosse strano e fastidioso. ‘Io ho scelto il ristorante perché è il mio preferito e mi piacerebbe pagare, ma la prossima volta tu scegli il ristorante e tu paghi. O qualunque altra cosa.’ La chiave della cavalleria è che sia consensuale, entrambe le parti dovrebbero sentirsi a proprio agio. Penso che il problema ci sia quando le persone si aspettano che le cose siano ad un certo modo, che seguano un certo status quo.

Una domanda fatta online riguardava la comunità LGBT, qualcuno ha giustamente chiesto ad Emma come HeForShe tocchi le persone che non si identificano né in He e né in She.

HeForShe riguarda gli uomini che sono chiamati a sostenere le donne, la femminilità e le qualità femminili perché attualmente la nostra società vi attribuisce meno valore. E penso che la femminilità debba essere accolta ovunque si trovi: in un uomo, in una donna, in una persona che non si identifica in un genere. Io sono contraria al razzismo, all’omofobia, al classismo, alle discriminazioni verso i disabili… tutte. Il mio mandato specifico è quello di rappresentare le donne e le ragazze, ma capisco anche che queste oppressioni sono intrecciate e rinforzate le une dalle altre e che ‘intersezionalità‘ è una parola molto importante a questo punto. Dobbiamo semplicemente sostenerci a vicenda… e spero che la comunità LGBT si senta coinvolta, senta che questo è il suo movimento perché lo è. Il mio sogno è di lavorare per l’agenzia UN per l’Uguaglianza di Genere, che la disuguaglianza di genere appartenga al passato, che sia semplicemente UN Gender Equality. E’ il mio sogno.

Alcune delle domande dal pubblico riguardavano le discriminazioni che le donne subiscono sul posto di lavoro: a proposito della maternità, Emma ha risposto che secondo lei allevare i figli è un dovere tanto femminile quanto maschile per cui è ingiusto che la nascita di un bambino penalizzi le donne, e, per sostenere le colleghe, ha invitato gli uomini a pretendere uguali compensi per le donne che fanno il loro stesso lavoro e “fare le domande giuste”, essere pronti a mettere in discussione lo status quo. La domanda forse, a mio avviso, più sciocca è stata “Se fossi un uomo saresti comunque così appassionata alla questione di genere?” ma ha dato ad Emma l’opportunità di dire una splendida banalità che non viene ribadita mai abbastanza:

Lo sarei. Non perché ho una madre, o una sorella… Semplicemente perché è giusto.

Greg James si è tenuto la domanda di chiusura ed ha chiesto se secondo lei è possibile raggiungere l’uguaglianza di genere nel “tempo di una vita”.

Di questo passo, no, probabilmente sarò morta. Ma penso che mi rifiuterò di morire. Sarò tipo “no, non me ne vado finché non avrò visto un pari numero di donne Primo Ministro e Presidente e CEO e più uomini che pensano sia ok esprimere i propri sentimenti. Più padri presenti nelle vite dei loro figli… non me ne vado” Se qualcuno conosce il modo scientifico per far sì che questo avvenga per piacere me lo faccia sapere. Mi piacerebbe tornare indietro ed essere viva per vedere un mondo dove l’uguaglianza di genere sia realizzata.

  1. Bonus by EWI: non credo che la citazione sia della settimana scorsa, perché ne ho trovato tracce risalenti all’anno scorso, e non ho trovato nemmeno eventi HeForShe tenutesi a New York di recente cui la Steinem abbia partecipato. Però il 5 Marzo a New York si è tenuta l’International Conference on Masculinities cui Gloria Steinem è intervenuta. Per un paio di citazioni dell’icona femminista visitate queste pagine: The Cut e Huffington Post []

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