Emma parla un po’ di tutto su Total Film

Total Film di Maggio dedica ben quattro pagine alla nostra attrice preferita, dandole lo spazio per parlare dei suoi progetti cinematografici, in uscita (Regression e Colonia) e da girare (Beauty and the Beast e The Queen of the Tearling), e sull’impegno per l’UN Women.

Tra risposte e commenti ammirati, la giornalista ci rivela che Emma è alle prese con le lezioni di equitazione richieste per il ruolo di Belle, che le piacerebbe interpretare una buona commedia e che ha rifiutato di lavorare in alcuni grandi franchise, tra cui almeno uno su qualche supereroe. Solo che se la parte sulla commedia sembra uscita direttamente dalla bocca della Watson, quella dei rifiuti importanti sembra più un’affermazione dell’autrice. Per l’equitazione non ci sono dubbi dal momento che “oggi la Watson indossa pantaloni da cavallerizza ed è piena di energia, pronta per andare a cavalcare appena finisce la nostra chiacchierata.” :D

In apertura abbiamo anche una nuova foto dall’ultimo servizio fotografico di Andrea Carter-Bowman.


Total Film – Maggio

Di seguito le citazioni di Emma, tradotte da The Emma Watson Archives.

Su Harry Potter:

Credo che la gente fosse sorpresa che, anche così piccola, capissi l’immenso potere e l’immenso privilegio di poter interpretare Hermione. E che c’era anche una responsabilità che mi arrivava insieme alla possibilità di essere in quei grandi film.

Sul suo lavoro con Un Women:

Sono sempre stata consapevole del fatto che era una spada a doppio taglio. Credo di non aver mai necessariamente pensato che sarei diventata un’attrice o diventata famosa. E’ qualcosa in cui mi sono sempre sentita piuttosto passiva. E’ qualcosa che mi è capitato. Sono venuti alla mia scuola. Mi hanno vista e mi hanno fotografata. Mi hanno portata a Londra per fare l’audizione. E’ solo successo che sono stata scelta e messa in una delle saghe più grandi di tutti i tempi. Volevo sentirmi attiva in ciò che mi succede nella vita. Volevo essere capace di muovermi in un’atmosfera in cui potessi sentire che stavo conducendo la mia carriera e la mia vita, piuttosto che rispondere solamente alle cose che mi capitavano. Volevo cercare di renderla una cosa mia. Lavorare con l’ONU e fare tutte quelle cose mi ha davvero aiutato a sentirmi come se l’attenzione che ho ricevuto fosse messa a buon uso e messa in un buon posto. Solo avere questo per me ha senso. Quindi mi sento piuttosto bene. Penso abbia a che fare con l’essere molto attenta alle mie scelte e pensare a che lavori dovrei fare, e che lavori non dovrei fare. La mia carriera è stata definita sia dalle cose a cui ho detto no, che a quelle a cui ho detto sì.

Sulla sua carriera:

Mi sento come se avessi costruito il portfolio negli ultimi cinque-sei anni. Adesso mi sento pronta a sostenere davvero un film. Sono davvero pronta a concentrarmi sulla mia carriera a tempo pieno e a velocità sostenuta. E’ un momento molto emozionante.

Su Colonia:

Mi è stato mandato il copione e il mio agente mi ha inviato il link alla pagina Wikipedia su Colonia Dignidad. Ho pensato immediatamente ‘Oddio, non sono sicura!’. E’ un argomento molto molto molto pesante e terribile, ma non sono riuscita a posare la sceneggiatura finché non l’ho finita di leggere, scritta così bene e sono una grandissima fan di Daniel Brühl. Mi piace molto il regista. Ho sentito che tutto era giusto: un personaggio femminile protagonista davvero intelligente. Ho sentito che era la cosa giusta da fare. Mi ha messa alla prova. Mi ha spinta al limite. Stavo essenzialmente interpretando una ragazza che viveva in un campo di concentramento. E’ emotivamente molto pesante, metterti in quell’ordine di idee tutti i giorni. E’ stato straziante. Ma volevo davvero provare. Spero davvero di essere riuscita a rendergli giustizia per le persone che ci hanno davvero vissuto e che l’hanno davvero sperimentata.

Su Regression:

E’ difficile parlarne senza spoilerarlo. E’ uno sguardo su come le comunità gestiscono la superstizione, il mito, la religione e la paura. E come si trova la verità all’interno di una sorta di isteria, il che alle volte può derivare da eventi orribili e spaventosi. La gente cerca di spiegarli o trarne un senso in un sacco di modi diversi… E’ il thriller-horror di un uomo pensante. Penso che quando la gente uscirà dal cinema, vorrà una spiegazione di mezz’ora a riguardo.

Su Beauty and the Beast:

Canto, il che è piuttosto inaspettato. Non l’ho mai dovuto fare per un film prima d’ora, e penso che la gente sarà interessata a vedermi fare qualcosa di così diverso. Mi ha messo davanti ad una sfida diversa, davvero. E’ terrificante sotto ogni punto di vista!

Su Queen of the Tearling:

Mi piace davvero tanto. Per me, firmare per un’altra saga, significava avere una certa quantità di autonomia e controllo al suo interno. Lavorare con David è stato fantastico. Mi piacerebbe dirigere un giorno. Vorrei anche produrre, quindi è piuttosto piacevole cominciare a imparare questo genere di cose. Sì, solo sondare le acque di questo mondo.

Sul fare nuove cose:

Riguarda il darti il permesso, no? Di prendere un dato posto. Di concedere a te stesso di essere la massima, migliore, più brillante versione di te stesso. Come donne, spesso evitiamo di farlo. Ci preoccupiamo del fatto che potremmo non piacere alla gente se siamo realizzate, se prendiamo spazio e ci facciamo sentire. Non ha necessariamente a che fare con l’avere una voce squillante – non è il modo più giusto per spiegarlo – ma con l’usare le nostre voci. Sì, devo cercare di ricordare a me stessa di darmi il permesso ogni volta.