Emma: «Ogni potere deve essere esercitato con responsabilità»

Il settimanale XL Semanal pubblica una nuova intervista per la promozione di Regression.

Questo film è sulle nostre più grandi paure. Quali sono le tue?
Oh, wow! [Ride] Le solite cose tipo le iniezioni, non mi piacciono per niente! E’ una delle mie paure più grandi. E i film di paura, me la faccio sotto! [Ride]

Quindi chi ha una fortuna stimata in 60 milioni di dollari ha le stesse paure del resto del mondo?
Nel mio caso, assolutamente. Credo che le mie paure siano universali, non penso di essere niente di speciale in tal senso.

Nel film si criticano certe terapie chiamate ‘tecniche di regressione’. Sei d’accordo?
Wow, bella domanda! Credo che la mente sia molto potente. E dovremmo stare attenti alle persone a cui diamo accesso alla nostra mente. Come tutto nella vita, ci sono molteplici interpretazioni. La religione può avere poteri molti forti, ma anche esercitare un’influenza terribile e devastante. Lo stesso si può dire della psicologia.

E come facciamo a sapere a chi dobbiamo chiudere le porte della nostra mente?
La cosa migliore è credere in te stesso, nel tuo intuito. E non lasciarti trascinare da nessuno o da nessuna ideologia, religione o terapia.

Angela, il tuo personaggio nel film, si rifugia in un certo senso nella Chiesa. Hai scelto… lo yoga aiuta?

Lo yoga mi ha dato un sacco di equilibrio. E’ esercizio fisico, ma anche meditazione. Non è solo positivo per il mio corpo, ma anche per la mia mente. Mi piace l’approccio olistico, che mi aiuta sotto ogni aspetto. Mi è stato molto d’aiuto.

Sei pure stata ad un ritiro silenzioso per una settimana. Com’è stato non parlare per giorni interi?
L’ho fatto perché mi sto addestrando per il mio certificato da istruttore di yoga. Era parte dei miei studi.

Istruttore? Sei in cerca di un piano B?
[Ride] No, no, è per un interesse personale. Voglio immegermi nello yoga, andare oltre le lezioni e pensare, quando raggiungi quel livello che ti permette di insegnare agli altri. E poi non intendo praticare il mestiere professionalmente, sai esattamente cosa sta succedendo.

Il film è molto critico anche nei confronti del potere dei media. Una cosa che hai provato sulla tua pelle…

I media hanno un potere enorme e spesso non lo usano con la responsabilità con cui dovrebbero. Possono avere un gigantesco impatto sulla vita di qualcuno, possono fare un sacco di danni. Si ritorna alla stessa cosa che si diceva quando parlavamo di religione o psicologia: ogni potere deve essere esercitato con integrità e responsabilità.

Il che non accade sempre…
Sfortunatamente.

Come ti ha influenzato questa cosa?
Ho cercato di prenderla nel miglior modo possibile. E’ difficile, perché in quanto esseri umani aspiriamo a sentirci compresi. Ti piace pensare che la gente ti conosca per come sei. Quindi, quando hanno una falsa idea o quando quello che hai detto viene erroneamente riportato o preso fuori contesto, è molto difficile non rimanerci male.

Pensi che la gente conosca la vera Emma Watson?
Sì, penso che nel corso della mia carriera la gente si sia fatta un’idea di ciò che è davvero importante per me: chi sono e quello che cerco di dire. Credo che il pubblico sia in grado di filtrare i messaggi che riceve e di non credere in tutto ciò che legge. Mi fido!

E ti sei impegnata per la parità di genere…
Sono diventata famosa quand’ero molto giovane e mi servo di quest’attenzione per far luce su certi problemi. Sono un ambasciatore di buona volontà per l’ONU per una questione verso la quale sono sempre stata molto sensibile.

Hai fatto un discorso molto commovente all’ONU…
Ero molto nervosa! E poi, non sono un’esperta né ho grandi conoscenze in certi argomenti, come quello del genere. Ma sono una persona curiosa, desiderosa di imparare e fare domande. In più, è meglio non essere un esperto. La maggior parte della gente non va a Davos [dove si tiene il forum mondiale su vari argomenti] o parla davanti ai rappresentanti dell’ONU, però vuole sentirsi inclusa in un modo di capire il mondo. In un certo senso, mi sento come una finestra per queste persone.

Ma tu stessa hai scritto il discorso e a malapena l’hai condiviso prima del grande giorno…
L’ho scritto, sì. Per me era importante usare le mie parole. Sono una brava attrice, ma non avrei voluto fare un discorso se non l’avessi scritto personalmente.

Vorresti cambiare il mondo?
[Ride] Si spera! C’è un modo di dire in inglese che dice che se vuoi mangiarti un elefante intero, il modo di farlo è morso dopo morso. Sono in questa situazione! [Ride ancora] Questo è il progetto della mia vita e non qualcosa che intendo dimenticare dopo qualche mese.

Hai parlato direttamente con le industrie del cinema e della moda.
Sì! E credo che ci saranno cambiamenti in entrambi i campi, il punto chiave è vedere quanto rapidamente si presenteranno. Il cambiamento è inevitabile.

All’ONU hai detto che quando eri piccola, se manifestavi le tue idee, ti chiamavano “prepotente”.
Sì, succede a molte donne. E’ una vergogna. Avere le tue opinioni o buone idee non sostenute da molte persone. Le donne sono messe in una categoria decorativa. E’ difficile non prendersela, non sentirsi scoraggiati.

E’ capitato anche a te?
Certamente. Questa cosa ha colpito psicologicamente me e, come me, milioni di altre donne nel mondo. E’ una vergogna! E ci fa pensare che molte donne non raggiungono il loro pieno potenziale proprio a causa di cose del genere.

Hai 30 milioni di followers su Facebook, 17 su Twitter… ma niente selfie!
No! Non mi identifico con il livello di vanità che gira nei social network. Non mi considero infinitamente interessante per l’umanità! [Ride] E credo che ci siano cose più importanti di cui parlare di Emma Watson.

Ti sei anche sentita sessualizzata quand’eri molto giovane.
Sì! Sono stata molto esposta fin dall’infanzia. E ad appena 14 o 15 anni alcune sezioni della stampa hanno cominciato a dare una versione molto sessualizzata della mia immagine. Anche adesso, nei panni di ambasciatrice ONU, mi sento costantemente obbligata a resistere alla mia sessualizzazione. E’ una cosa molto diffusa, ma credo che cambierà.

Anche se questa battaglia non è incompatabile con la tua passione per il mondo della moda, con la tua amicizia con gente del calibro di Karl Lagerfeld…
Più che ai grandi stilisti, mi rivolgo al consumatore: controllate com’è stato prodotto quello che comprate, in quali condizioni la gente lavora nella compagnia che li ha fatti… non ci rendiamo conto del potere che abbiamo in quanto consumatori. Le nostre decisioni hanno un impatto sul mercato. Siate curiosi, siate consapevoli! Questo è il mio messaggio.

Qualche settimana fa si è tenuto un casting per lo spin off di Harry Potter, a cui si sono presentati bambini di nove anni. Ci sarà un’altra Emma Watson?
Non lo so! Ma mi ha ricordato quel periodo della mia vita in cui avevo quell’età e mi sono introdotta ai casting. E’ molto strano vedere come tutto emerge. Penso che faranno un ottimo lavoro.

Anche se tu non parteciperai…
No, no. [Sorride e sta zitta]

Parliamo di Alejandro Amenabar. Com’è stato lavorare con lui?
Fantastico. E’ così sensibile, creativo e appassionato che semplicemente vuoi lavorare con lui. E’ molto rispettoso e riesce a tirar fuori il meglio da ognuno di noi.

E’ riuscito a farlo?
Ha ottenuto il meglio di me, sì!

Chi ha cercato chi?
Qualcuno ha detto che sono stata io a cercarlo, ma non è vero. Mi ha inviato la sceneggiatura a Londra, l’ho incontrato e, da lì, è andato tutto liscio come l’olio.

Ci sono altri registi spagnoli con cui ti piacerebbe lavorare?
Wow, bella domanda! Adoro molti registi spagnoli… e anche messicani. Avevo un progetto con Guillermo del Toro, ma non è andato avanti. Mi piacerebbe molto. Spero di avere un’altra opportunità di lavorare con lui. Ma Alejandro è il migliore, non so se si può trovare di meglio.

Il film è al San Sebastian Film Festival fuori competizione, ma molti lo vedono come candidato all’Oscar…
Mi piacerebbe! Sarei molto contenta, ovviamente. E’ un thriller con un approccio molto interessante, che è simile ai classici del genere, ma che aggiunge anche qualcosa di nuovo.

Se succederà, andrai agli Oscar?
Non vedo perché no! [Ride]

Quando Amenabar parla dei film che hanno ispirato Regression, ne menziona alcuni girati prima ancora che tu nascessi. Come ti sei approcciata a queste ispirazioni?
Sono stata molto curiosa, perché non è il genere che guardo di più. E non ho visto molti dei film che [Alejandro] ha menzionato. Ma credo che sia riuscito a dare al film l’atmosfera di un classico degli anni ’60 o ’70. Significa che è un grande fan del genere e che vi ha incluso piccoli tributi. Gli amanti dei film di paura lo adoreranno.

Traduzione di The Emma Watson Archives
Trascrizione in inglese di WatsonUncensored