Emma su Fotogramas: «Imparo molto dal mio lavoro»

Gli scan completi di Fotogramas di Ottobre rivelano che non ci sono altre foto esclusive, oltre alla copertina e al ritratto già visti, e che il fotografo di questo shoot è Bernardo Doral, lo stesso autore dello shoot per Elle Spagna.

Di seguito la traduzione dell’intervista in italiano, frutto della collaborazione tra The Emma Watson Archives e Emma Watson Italia, dalla traduzione in inglese di Emma Watson Spain.



Fotogramas (Spagna) – Ottobre

Alejandro Amenábar racconta di come Emma sia entrata nel progetto, rivelandosi forse la fonte della notizia secondo cui sia stata la Watson a contattare la produzione, smentita dall’attrice in un’altra intervista. A onor del vero, il regista dice di aver ricevuto una chiamata da “uno degli agenti”, non direttamente l’attrice.

Emma, paure e preti

L’attrice principale, Emma Watson, è arrivata da sola al progetto: “Avevamo iniziato a fare i casting quando uno dei suoi agenti ci ha chiamato dicendo che sapevano che stavamo scrivendo una sceneggiatura in cui c’era una giovane ragazza e che avrebbero voluto leggerla. Gliel’abbiamo mandata e 24 ore dopo abbiamo incontrato Emma. E’ stato tutto molto veloce. Forse io avrei optato per un’attrice americana, magari più giovane, ma Emma sentiva che era un ruolo che voleva interpretare e l’abbiamo presa.”

Scintille di una stella normale

Sembra esitante nelle sue risposte, ma ha le idee chiare. Quando risponde, guadagna tempo con una risata nervosa mentre ti fissa. Emma Watson è intelligente (si veda dagli occhi, dai gesti), questo è il motivo per cui sfrutta l’essere un’attrice. Un’attrice super famosa. Questo è il motivo per cui è un’Ambasciatrice dell’ONU e aiuta varie ONG. Ed è anche il motivo per cui ha progettato la sua carriera bene, il suo tempo, iniziando con ruoli secondari in film indipendenti nella prima fase e ora, nella seconda fase, sta iniziando a interpretare ruoli da protagonista in film maggiori. Il suo lavoro con Alejandro Amenábar potrebbe essere considerato il momento di svolta tra le due fasi così ben progettate. E’ un ruolo secondario, ma molto peso e non un ruolo amabile, che lei interpreta con classe. Abbiamo parlato del film e di lei. Dell’essere un’attrice, del non sentirsi parte di Hollywood… e no, non abbaimo parlato della saga del mago. Nemmeno una domanda. Bè, ok, una sola.

Quando hai avuto la tua prima parte, quella di Hermione Granger, avevi undici anni. Sapevi già a quell’età che volevi essere un’attrice?
E anche prima. A scuola già lo sapevo, è per questo che i miei genitori mi hanno iscritto a una scuola dove potevo fare molto teatro. Mi ci sono voluti diversi anni per decidermi. E’ stato solo quando sono andata al college, studiando e laureandomi nel 2014, che mi è stato chiaro che questo è ciò che volevo fare. Volevo essere sicura.

E sei sicura?
[Ride] Sono sicura.

Scegliere un ruolo piuttosto che un altro non dev’essere semplice. E’ una cosa che ti insegnano al college, come scegliere?
Per niente! Ma dovrebbero. E’ una delle parti più stressanti di questo lavoro. Girare un film è un impegno enorme. Perché costa molto, molte persone ci lavorano e ci va di mezzo la tua carriera. Trasformare un progetto in realtà è come un’eclisse lunare. Significa far allineare le stelle. E’ come un miracolo. Ma io seguo il mio istinto.

Un istinto che ti ha portato a lavorare con Amenabar…
Quando devo scegliere un ruolo, ciò a cui do più valore sono la sceneggiatura e il regista. Sapevo di potermi fidare di Alejandro e non mi sbagliavo. Lui ha tutte le idee chiare.

Che tipo di regista è?
Il tipo che ascolta gli attori e che costruisce il film via via insieme a te. Voleva costantemente sapere il mio punto di vista. Chi deve portare in vita e far respirare un personaggio sei tu. Quando ti danno troppe indicazioni, potresti finire per non credere nel personaggio. Accanto a lui, Ethan Hawke ed io abbiamo cambiato alcune parti di dialogo e ridefinito certe scene.

Da quando la saga di Harry Potter è finita nel 2011, sei stata molto selettiva. Cinque ruoli in quattro anni, e tutti da non protagonista. Non ti offrono ruoli da protagonista o sei molto selettiva?
Ero al college, non avevo molto tempo. D’altro canto, sono sempre alla ricerca di ruoli che mi vadano bene, e tendo a vedermi sapere nei ruoli da non protagonista. Sono in un momento di esplorazione, per provare e sperimentare cose nuove. Mi sto testando, sto imparando. Stranamente, avevo bisogno di guadagnare fiducia in me stessa. Adesso sto facendo la transizione a ruoli più importanti, da protagonista, con più carattere, come in The Circle con Tom Hanks e Colonia con Daniel Bruhl. La responsabilità sarà enorme. Altre abilità saranno necessarie, ma sono pronta.

Vai alle audizioni?
Con Regression non ne ho avuto bisogno. Alejandro ha detto che potevo avere il ruolo senza passare altri test. Ma di solito faccio le audizioni e penso sia positivo. Se hai ottenuto il ruolo, te lo sei guadagnato. Sai che eri l’unica persona che poteva farlo e questo ti dà un sacco di confidenza. Con Noah, ho fatto un’audizione. Ho dovuto passare alcune prove di canto per un nuovo film che ho appena girato, La Bella e La Bestia.

Non hai seguito lezioni di canto a scuola?
Sì, ma è passato molto tempo da quando mi esercitavo. Cantare è molto spaventoso, ti intimidisce. Ti fa sentire vulnerabile. Però ho superato la prova e mi sono divertita molto.

Mi sembra di star parlando con un’attrice senza esperienza, ma tu sei una donna molto famosa, ammirata e riconosciuta. Il successo ti fa sentire sicura oppure vulnerabile?
Cerco di definire me stessa basandomi su quello che sono e non su quello che la gente pensa di me. Cerco sempre di pensare che sto dando il meglio di me, anche se so che non ci riesco sempre. Alla fin fine mi piace guardarmi allo specchio e sentirmi a posto con me stessa, sapendo che ci ho provato. Tento di non dare troppa importanza agli impulsi esterni.

Ne deduciamo che fare l’attrice ti aiuta a capire te stessa in quanto essere umano.
Imparo molto dal mio lavoro. Grazie a questo sono una persona dalla mente aperta.

Una persona con la mente aperta e conosciuta in tutto il mondo. Com’è essere famosi?
[Ridacchia] Sono sicura che è esattamente come ve lo immaginate, alle volte è meno glamour di quanto la gente si aspetti.

Non ne vedo l’aspetto glamour, penso che alla volte possa essere dura…
Mmmm… Interessante. Come tutto nella vita ha i suoi pro e i suoi contro.

Essere famosa ti ha aiutato a creare il tuo personaggio per The Bling Ring?
No, ma mi ha dato una prospettiva interessante sulla fama. Mi sono resa conto che dovevo dimenticare quella sensazione quotidiana e vederla da un altro punto di vista.

Questa nuova prospettiva ha qualcosa a che fare con l’essere ambasciatore di buona volontà per l’ONU, cooperare con ONG per l’ambiente (People Tree, Global Green) o che aiutano l’Africa come CAMFED? E’ il tuo modo di ribaltare la situazione sulle complessità dell’essere così popolare?
Probabilmente il mio ruolo più importante. Mi servo dell’attenzione che genero per puntare i riflettori su cose che non sono io, cose più importanti. Non c’è niente di super eccitante in me. Ci sono altre cose interessanti che accadono al di fuori di me.

Com’è che aiutare gli altri ti aiuta?
Mi aiuta ad utilizzare l’altra metà del cervello. Una parte è creativa, l’altra è più razionale. Mi piace l’equilibrio tra le due. Funzionano bene.

Hai mai pensato a dedicarti alla politica?
Mi piace lavorare in diverse parti del mondo. Se ci fosse un argomento molto specifico per cui battermi, probabilmente mi lascerei coinvolgere, ma come sto facendo ora con l’ONU. La politica non è nei miei piani.

Dicono che sei molto intelligente. E’ una cosa che ti fa piacere o ti intimidisce?
[Ride] Mi fa piacere! Anche se dico cose stupide ogni tanto.

Bellissimo discorso, quello che hai scritto e difeso all’ONU per la campagna HeForShe.
Grazie. Essere parte dell’ONU è un grande onore, e la campagna HeForShe era assolutamente necessaria per la parità di genere.

Hai mai pensato a scrivere una tua sceneggiatura con il ruolo perfetto per te?
Sono brava nella scrittura non-creativa, ma in quella creativa non tanto.

Potresti dirigere documentari…
Buona idea, ma non ne ho il tempo. Tra il lavoro d’attrice e quello per l’ONU, non potrei occuparmi di nient’altro.

O produrre. E’ vero che lavorerai di nuovo con David Heyman nell’adattamento del romanzo The Queen of the Tearling di Erika Johansen?
E’ un bel progetto, ambientato in un mondo distopico dopo un enorme cataclisma ambientale. Ci vorrà molto prima che succeda, ma che lo faccia oppure no, quello che ti posso assicurare e che David ed io produrremo qualcosa in futuro.

E che mi dici sul lavorare di nuovo con Stephen Chbosky, il regista di The Perks of Being a Wallflower, un film, a proposito, che è diventato un cult per una generazione?
Decisamente sì. E’ una persona fantastica e molto intelligente. E’ un amico. Il suo libro e la sceneggiatura di The Perks of Being a Wallflower mi hanno molto toccata. Raccontava qualcosa di molto simile alla mia esperienza. Anche se la mia vita era molto diversa, mi identificavo con i sentimenti, le tribolazioni di quell’età, con la sua verità.

A giudicare dal tuo piccolo, ma molto divertente ruolo in This is the End, sembra che tu vada d’accordo con le altre celebrità. Esci con altre celebrità, sia che siano di Hollywood oppure no?
La maggior parte dei miei amici li ho incontrati al college. Di solito non vado nei posti dove vanno le celebrità.

Conosci Eddie Redmayne al di là dell’aver lavorato con lui in My Week With Marilyn? Avete parlato di Fantastic Beasts, il nuovo film con sceneggiatura originale di JK Rowling, diretto da David Yates e in cui Redmayne è il protagonista?
Sì, conosco Eddie. Mi ha fatto qualche domanda, ma non abbiamo approfondito. Sarà un progetto molto diverso, e sono sicura che sarà fantastico.

Non ne avete parlato di più? Sei una delle persone più abili in Harry Potter, anche se immagino tu sia stanca di parlare di questa saga e i suoi universi magici…
[Senza ridere o sorridere] No.