Emma: «Angela è perseguitata dal mistero»

Una nuova intervista in spagnolo per promuovere Regression, per Metropoli, è stata tradotta in inglese da WatsonUncensored e in italiano da The Emma Watson Archives.

G: Cosa ti ha spinto a dire di sì ad Amenabar?
E: L’ho saputo non appena ho cominciato a conoscere Angela, il mio personaggio. Mi sono immediatamente resa conto che era un personaggio con molti segreti, un personaggio con cui – in quanto attrice – è stato difficile confrontarsi. Credo sia qualcuno che è perseguitato dal mistero.

G: Sei deliberatamente alla ricerca di ruoli fuori dall’ordinario?
E: Preferisco pensare che siano questo tipo di storie a seguire me! [ride] Tutto quello che avete visto negli ultimi due film di Harry Potter era molto più oscuro e intenso in confronto a quelli precedenti. Quindi sembra che questa percezione non sia una novità. Alle volte, penso abbia addirittura aiutato le persone incaricate dei progetti a considerarmi un’attrice adatta a ruoli più rischiosi. Per la cronaca, adoro sfidare me stessa con personaggi così oscuri.

G: Ti sei guadagnata il rispetto dei registi. Ma pensi che il pubblico ti vedrà in modo diverso con questo nuovo passo?
E: Certamente. Certamente, dal momento del mio discorso al quartier generale delle Nazioni Unite, molte persone hanno cominciato a vedermi in modo diverso. Ed è una cosa che mi piace. Questo, con la complicità del mio lavoro in film come Regression, ha reso il cambiamento possibile.

G: Con la sfida di interpretare una ragazza come Angela, con così tanti problemi che la circondano, è difficile lasciarsela alle spalle quando finisci di girare e torni alla tua vita di tutti i giorni?
E: Alle volte mettere da parte personaggi così intensi costa molto. E questa è sicuramente una di quelle volte. Ruoli del genere rendono necessario allontanarsi di tanto in tanto per prenderne le distanze, ma anche per distanziarsi da tutta quest’oscurità. Col tempo ho scoperto che rischiano di restarti dentro, quindi bisogna stare attenti.

G: E’ l’intensità l’aspetto che preferisci del tuo lavoro?
E: L’aspetto positivo dell’essere un’attrice è che ogni giorno è diverso dal precedente. Ogni personaggio che interpreti raramente ha qualcosa a che fare con gli altri, quindi bisogna stare molto attenti a quello che il regista di ciascun progetto vuole da te.

G: E com’è andata con Alejandro Amenabar?
E: Molto bene! Ad Alejandro piace molto fidarsi degli attori per collaborare alla ricerca di cos’è meglio per loro. Vuole che tu sia estremamente coinvolta nel tuo personaggio, vuole che tu conosca il tuo personaggio meglio di chiunque altro. Per me è il modo perfetto di lavorare. Prima di mettermi nelle sue mani, sapevo che ad Alejandro piace essere coinvolto in tutte le fasi del film.

G: E questo ti sembra…
E: Prima di tutto, impressionante. Allo stesso tempo mi sono sentita a mio agio sapendo che avremmo stabilito un rapporto di fiducia dall’inizio e che l’avremmo mantenuto fino alla fine. Soprattutto sapevo che le sue idee erano molto chiare. Penso sia una persona molto intelligente. E’ così che riassumerei il perché è positivo mettersi nelle sue mani.

G: Che ne pensi delle critiche che qualcuno ha mosso alla religione nel film?
E: Il film non critica la religione in generale, ma parla piuttosto di circostanze molto specifiche, senza scadere in generalizzazioni. Io stessa non sarei capace di parlarne in modo specifico senza rischiare di commettere gli errori dell’interpretazione. La religione può essere responsabile di cose incredibili e meravigliose e allo stesso modo può creare cose spaventose. Per questo penso che il dibattito che si crea è interessante. Sarebbe fantastico che questo dibattito venisse fuori tra molti spettatori quando escono dal cinema dopo aver visto il film.

G: Con film pieni di misteri come questo, quello che è scritto nella sceneggiatura può rovinare la sorpresa. Hai paura di dire cose che non dovresti?
E: Vorrei avere il potere di decidere cosa posso o non posso dire ai media… [ride] No, davvero, è complicato. Ma devi stare molto attento a non dire niente che potrebbe rovinare l’esperienza.

G: Nel film condividi molte scene con Ethan Hawke. Come vi siete preparati per queste scene?
E: La cosa positiva è che abbiamo connesso immediatamente. In questo modo è possibile che tutto venga gestito normalmente, per creare una buona atmosfera tra due personaggi e dare così una maggior credibilità a queste scene.

G: Pensi ci sia più libertà in un progetto come questo rispetto a qualcos’altro, con un budget più consistente, a cui hai lavorato?
E: Dipende da molte cose. Ma, solitamente, quando lavori con un budget medio come nel caso di Regression, quello che aiuta è che per il regista è tutto molto più semplice da fare in termini di creatività.

G: Quali esperienze ti hanno lasciato un segno come risultato del tuo lavoro in collaborazione con varie cause sociali?
E: Più di tutti, ciò che ha sempre un impatto enorme su di me è vedere persone della mia età che se la passano male. E’ facile paragonarti a loro. E, infatti, mi spinge a chiedermi perché certe cose succedono a loro e non a me. E mi fa apprezzare di più tutto quello che ho.

G: Dedichi il tempo a cause di beneficienza. Essere un’attrice ti ha aiutato a fare discorsi così emotivi, come quello che hai fatto in favore della parità tra uomini e donne?
E: Bè, alle volte vengono fuori cose inaspettate. In quel momento ero molto, molto nervosa. Riguardava qualcosa di molto personale e importante per me. Non ha niente a che vedere col fare interviste o sfilare sul red carpet. In questo caso esponi te stesso così come sei in realtà. Mi ha sorpreso sapendo che tutto è andato bene alla fine.

G: Che ricordi conservi delle tua esperienza in Harry Potter, anni dopo averla conclusa?
E: Tutte le volte che vedo una foto da quel periodo, con Daniel Radcliffe e Rupert Grint, mi rendo conto di quanto tutto fosse grande. E l’importanza che ha avuto nelle nostre vite. E’ stato un viaggio davvero piacevole.