Emma: «Sono diventata un’attrice per raccontare storie come Colonia»

WatsonUncensored ha condiviso un’intervista che Emma ha rilasciato al Kourier per promuovere Colonia e che The Emma Watson Archives ha prontamente tradotto in italiano.

Giornalista: Cosa ti ha attratto di questo tema?
Emma: Parla di quello che le persone sono disposte a fare per salvare la persona amata. Di solito è la donna che fa la vittima e viene salvata da un aitante eroe, ma questa volta è la donna che salva l’uomo – è questo che mi ha affascinata.

G: Come ti sei preparata per questo ruolo?
E: Ho visitato la Colonia Dignidad. Si chiama Villa Baveria adesso. E’ cambiata completamente dopo gli anni Settanta. Nonostante questo mi ha spaventata a morte perché tutto lì ricorda il passato. Non a caso, il grembiule che indosso nel film viene da Colonia Dignidad. Questo fa un po’ “recitazione di metodo”, ma volevo che il mio primo ruolo da protagonista fosse il più autentico possibile. Perché ho chiesto a Michael Nyqvist, che interpreta Paul Schäfer, di sfidarmi, di chiamarmi in modi che mi avrebbero fatta reagire spontaneamente.

G: Quant’è stato emotivamente difficile questo ruolo per te?
E: La recitazione non è stata tanto difficile quanto il dover prendere le distanze dal personaggio dopo la conclusione delle riprese. Per tornare alla vita reale ho dovuto alzare la musica in macchina, o andare a fare jogging per scaricare tutta quest’energia che avevo addosso. Questo ruolo è stata una grande sfida per me.

G: Questo ruolo ha cambiato il tuo futuro come attrice?
E: Sono diventata famosa come Hermione Granger in Harry Potter e adesso devo provare che posso interpretare altri ruoli. E’ stato difficile per me metabolizzare la sceneggiatura. Ma sono diventata un’attrice per raccontare storie come questa e non per essere famosa.

» Emma: «Sono molto consapevole della mia responsabilità»

Altra intervista, questa volta del TZ Newspaper, altri ringraziamenti a WatsonUncensored e all’encomiabile The Emma Watson Archives.

Giornalista: Miss Watson, com’è stato girare con Daniel Brühl?
E: Fantastico. Daniel è un collega carismatico, molto intelligente e molto divertente. Dopo scene emotivamente difficili e violente, ha ripetutamente cercato di rallegrarmi, farmi rilassare e ridere. Come attore, l’ho ammirato per tanto tempo. Però non ho scelto di partecipare al film solo grazie alla sua presenza, ho anche trovato il mio personaggio molto accattivante.

G: In che modo?
E: Finalmente un personaggio femminile attivo! Non può immaginare quante volte mi offrono sceneggiature in cui una poveretta indifesa aspetta di essere salvata da un uomo prestante. Qui, però, i ruoli sono invertiti. L’eroe coraggioso è una donna. Una cosa che, nel ventunesimo secolo, è ancora rara.

G: Che cosa fai quando capisci che un progetto sta andando male?
E: Intende dopo aver smesso di essere arrabbiata a riguardo? Poi cerco di vedere i lati positivi. Mi chiedo: cosa posso imparare da questa situazione? Mi fa particolarmente arrabbiare il modo in cui le donne sono rappresentate nei film.

G: Cosa possiamo fare per ovviare a questo problema?
E: Sarebbe molto meglio se ci fossero più registe donne. Allora verrebbero raccontate più storie su donne, e il lavoro delle attrici, probabilmente, verrebbe valutato e remunerato in modo equo. Ma per noi donne, è tempo di riflettere. Quando Jennifer Lawrence si è lamentata di guadagnare meno delle sue co-star maschili, ha incolpato se stessa di non essere una negoziatrice migliore. Non ha chiesto una paga più alta perché pensava che sarebbe stata considerata una viziata. Conosco queste riflessioni contorte alla perfezione.

G: Perché?
E: Perché per anni ho avuto il terrore che la gente dicesse sul mio conto: “La celebrità l’ha rovinata”. Avevo così tanta paura di essere definita una diva capricciosa che ho fatto di tutto per accontentare la gente. Oggi so che è stato un errore, e che dovrei esprimere la mia opinione. Perché quello che la gente pensa sul tuo conto non ha importanza, quello che conta è potersi guardare allo specchio.

G: Senti una certa pressione nell’essere un esempio per un’intera generazione di ragazze?
E: Sono molto consapevole della mia responsabilità. Trovo anche inutile quando le celebrità dicono: “Non mi vedo come un esempio”. Perché, di base, siamo tutti esempi l’uno per l’altro. Tutti ci influenziamo a vicenda. Per questo dovremmo riflettere sulle nostre azioni, ed essere giudicati in base a ciò che facciamo. Per esempio, uno non è femminista solo dicendo di esserlo. Viene dalle tue azioni.

G: Molte giovani donne sembrano ossessionate dal loro aspetto fisico, postano costantemente selfie in pose seducenti. Credi che diffondano valori sbagliati?
E: A dirla tutta, sono contenta che abbiamo superato dei cliché del femminismo, e che oggi ci si può truccare e indossare tacchi alti anche se sei femminista. Ma ha ragione, anche nella nostra società illuminata ci sono cose che non vanno. Invece di insegnare alle ragazze di essere rispettate per quello che dicono, pensano, o fanno, molti media ci suggeriscono che la cosa più importante per le giovani donne dovrebbe essere il loro aspetto, il loro corpo. Anch’io, come laureata universitaria, mi sono molto irritata nel vedere che ci sono persone apparentemente interessate soltanto a come mi vesto, o al chiedersi se starei bene in bikini. Spesso penso “Grrr! Ma a chi importa?” C’è ancora molto da fare!

G: Puoi ancora muoverti liberamente in pubblico?
E: Questo è un vero problema. I musei sono ancora un posto ragionevolmente sicuro, perché, almeno ufficialmente, non si possono fare foto. Parlo volentieri con chi mi avvicina, ma non faccio foto. Perché poi la foto viene twittata, e poi tutti sanno dove sono, e poi ho solo un paio d’ore di pace rimaste. Ma vallo a spiegare a quei fans che tirano fuori il telefono in cinque secondi netti.

G: Hai mai avuto strane esperienze con i tabloid, come alcuni dei tuoi colleghi?
E: Ho sempre pensato che è importante stabilire dei limiti e stabilire chiaramente quello di cui voglio o non voglio parlare. La mia vita privata è sempre stata riservata.

G: Magari sì, ma Robert Pattinson ha detto che non l’avrebbe aiutato, perché i media si sarebbero comunque inventati qualcosa.
E: Ho sperimentato anche questo sfortunatamente. All’improvviso, c’erano tutti questi bizzarri universi paralleli dove avevo svariati tipi di relazione con il Principe Harry o Harry Styles. Principalmente, non m’importava. Ho seguito quello che si inventavano su di me con grande divertimento. A volte arrivo ad un punto in cui penso: “Magari dovrei porre fine a tutto questo prima che dicano che sono incinta di un Harry qualsiasi!”

G: Intendi dire che non aspetti un bambino dal Principe Harry in persona?
E: Sì. Lo so, molto deludente. Deve essere molto forte, perché è la dura verità [ride].

» Nuove BTS

Nei video che seguono, abbiamo nuove immagini video dal dietro le quinte, in cui si vede ben poco di Emma e quasi tutto concentrato nel primo video. Però negli altri due ci sono interviste al regista Florian Gallenberger, al produttore Benjamin Herrmann e a Daniel Brühl, per chi conosce il tedesco. :)