Video dell’intervista di Emma Watson a Gloria Steinem

L’intervista di Emma Watson a Gloria Steinem per how to: Academy è stata registrata, come sembrava, e condivisa.

Tutto il materiale è stato tradotto da The Emma Watson Archives, che ringrazo di cuore.

Un articolo di Asos ha continuato ad anticipare qualche punto forte dell’intervista, prima che uscisse il video:

1) Ho fondato HeForShe per dare il via a una conversazione che fosse inclusiva perché mi sentivo come se il femminismo stesse diventando sinonimo di odiare gli uomini, il che è totalmente sbagliato.

2) Quanto diverso sarebbe il mondo se ci fossero donne coinvolte nel mantenere la pace, nei trattati e nelle negoziazioni? Credo che il mondo sarebbe molto, molto diverso.

3) Parlare autenticamente in pubblico, come me – come Emma – è terrificante perché nella recitazione c’è la libertà di pronunciare le parole di qualcun altro e di fingere di esse qualcun altro ma allo stesso tempo non è altrettanto significativo. E’ un esperienza trascendentale e fantastica e amo quello che faccio ma parlare in base alla mia esperienza è davvero significativo.

4) Sono rimasta molto sorpresa dalla statistica [dal libro “Sex And World Peace”] secondo cui , adesso, ci sono 101,3 uomini ogni 100 donne sul pianeta. Le donne non sono più metà del pianeta. Più vite sono andate5) perdute a causa della violenza contro le donne, degli aborti selezionati in basi al genere, l’infanticidio, il suicidio, l’elevata mortalità materna, e altre cause legate al sesso di quante ne sono andate perse in tutte le guerre e i conflitti civili del ventesimo secolo. Non riesco neanche a capacitarmi di questa cifra. Da questo punto di vista, il più grande dilemma in quanto a sicurezza è la sistemica mancanza di sicurezza per le donne. Stiamo letteralmente influenzando la popolazione del mondo.

5) Alle volte la sfida sembra insormontabile e che stiamo scalando l’Everest.

6) C’è quest’idea sbagliata che per essere femminista ci siano delle regole secondo cui non puoi portare i tacchi… e che dovresti essere pelosa.

7) Quand’ero più piccola andavo nel panico quando qualcuno era emotivo o stava passando un brutto momento perché pensavo che il mio ruolo fosse quello di trovare un modo per sistemare le cose il più rapidamente possibile, per cercare di farli smettere di piangere. Questa cosa mi dava sempre una sensazione di pseudo-panico perché spesso non avevo le risposte giuste. Mi sono resa conto che spesso la cosa più gentile e significativa che potessi fare era semplicemente stare vicino a qualcuno in quel momento, non necessariamente abbracciarli o dar loro fazzoletti, solo stare seduta e sentirmi a mio agio con qualcun altro nei loro momenti difficili. Mi sono sentita liberata e spero che mi abbia aiutato ad essere un’amica migliore.

8) La disuguaglianza viene spesso respinta in fondo alla lista di cose da fare e ho pensato che, quando le cose andranno meglio, l’affronteremo.

» Riassunto dell’intervista con citazioni

Parlando della differenza tra il parlare come se stessa/recitare la parte di qualcun altro, Gloria si complimenta con Emma per l’anno di pausa e dice che vedendola sullo schermo, anche se interpreta dei personaggi, la gente impara a conoscerla e a “fidarsi” di lei. E Gloria trova sia molto notevole, prezioso e importante che Emma utilizzi questa fiducia facendo attivismo, dando libri da leggere, ecc.
Al che Emma risponde:

Bè, suppongo che se avessi avuto qualcosa da nascondere sarebbe venuto fuori a quest’ora, sarebbe sotto gli occhi del pubblico da un po’. E’ una cosa abbastanza folle, ma è fantastico poter fare questo con quello che faccio.

Emma chiede a Gloria come risponde quando le dicono che davanti a “veri” problemi come il terrorismo, la guerra, il riscaldamento globale, il femminismo e la parità di genere non sono esattamente le cose di cui si dovrebbe parlare. Gloria risponde che tutti i problemi che Emma ha menzionato sono radicati nella disparità di genere (e poi si dilunga a riguardo, punto per punto). Ritorce la domanda ad Emma che risponde:

Di solito cerco di farla più breve, ma alla fine direi quello che hai detto all’inizio del discorso e cioè che continuo a realizzare – o ad apprendere, ancora ancora e ancora – che queste cose sono direttamente collegate o causate da questi altri problemi. Sono intrinsecamente connessi e collegati e devono essere parte della conversazione. Voglio dire, quanto sarebbe diverso il mondo se le donne fossero coinvolte nel mantenimento della pace, nei trattati e, insomma, in quel tipo di negoziazioni? Credo che sarebbero molto molto diversi se le donne vi partecipassero. Lo penso e basta. Credo che in questo [mantenere la pace] siamo molto brave.

Gloria continua dicendo che non è perché le donne siano inerentemente “migliori” degli uomini, ma che non hanno bisogno di “provare” la loro virilità. Va avanti con delle statistiche secondo cui una decisione presa da soli uomini è solitamente la più aggressiva, anche se non è quella giusta; mentre una presa da sole donne è di solito la più conciliante, anche se non è quella giusta, e che abbiamo bisogno di entrambi per arrivare alla decisione migliore.
Emma concorda:

C’è bisogno dell’equilibrio tra le due cose. C’è bisogno dell’equilibrio di entrambi.

Gloria le suggerisce di arrabbiarsi di più con chi le fa questa domanda [perché parla di femminismo quando ci sono problemi più urgenti da risolvere]. Emma risponde:

Okay, ci proverò.

Andando avanti su questa linea, sempre Emma:

Parlando di rabbia, che ci dicono non essere ‘femminile’. In My Life on the Road parli del fatto che – ed è uno dei miei aneddoti preferiti – quando ti arrabbi davvero ti metti a piangere, e io faccio lo stesso, il che è molto imbarazzante e molto seccante. Hai parlato di questo anche con Lena Dunham in Lenny e ho amato quello che hai detto: che quello che dovremmo fare è dire ‘sto piangendo perché sono arrabbiata, non perché sono triste’. Non confondere le due cose. Bè, sono sicura ci sia un po’ di entrambi in situazioni del genere.

Da qui va avanti a chiedere a Gloria se nel suo personale è riuscita a seguire il proprio consiglio. Gloria confessa che no, non ci è ancora riuscita e Emma ridendo:

Noo, nooo, ho bisogno di te come esempio.

Parlando della donna che le ha consigliato di dire così, Gloria le fa un po’ il verso per far vedere come risponde ad una situazione del genere – e lo fa commentando le proprie lacrime – e anche Emma interviene:

La mia faccia sta dicendo una cosa, ma ne significa tutt’altra.

Gloria promette che ci proverà e poi convince anche Emma a “prendersi l’impegno”.
Emma continua:

Dovremmo, perché è interessante. Ho girato una scena, recentemente, per un regista, dove c’era una certa dose di improvvisazione coinvolta e altro. E il mio personaggio doveva piangere in questa scena, e circa a metà delle riprese il regista mi ha avvicinato e mi ha chiesto ‘Perché continui a scusarti dopo che ti sei messa a piangere? Non è nel copione. Perché lo fai?’ E mi sono accorta che non lo sapevo, perché per me è una cosa così naturale da fare, chiedere immediatamente scusa alla persona con cui sto esprimendo questa determinata emozione. Quindi magari se ci fosse meno vergogna legata al piangere…

Gloria si chiede perché c’è tutta questa vergogna intorno al piangere, e dice che chi sta assistendo ad una scena orribile e non piange, deve spiegare per me. Emma:

Sono d’accordo. Adoro piangere. Penso che piangere sia fantastico.

Vanno avanti a parlare del primo ministro canadese, di cui si è parlato recentemente perché il suo governo è il primo composto per il 50% da uomini e per il 50% di donne, con un occhio di riguardo anche ad altri fattori (etnia, età, per dirne due). Emma scherzando dice che aveva sperato che l’esempio di Trudeau avrebbe innescato una sorta di “plebiscito” e convinto tutti gli altri paesi del mondo a fare lo stesso, ma che “sfortunatamente, non è questo il caso”. Chiede a Gloria se per lei è importante che ci siano uomini che riconoscono il problema e fanno di tutto per risolverlo. Gloria risponde di sì, ma dice che ci vorrà del tempo perché il cambiamento avvenga davvero e che non bisogna lasciarsi scoraggiare dalla lentezza dei progressi.
Emma interviene:

Avendo trascorso un po’ di tempo con te, è molto divertente, la prima volta che ci siamo incontrate, quando sono andata via sono andata da un’amica che mi ha chiesto ‘Allora com’era? Com’era Gloria Steinem?’ E io: ‘Bè era molto… era molto zen. [Gloria dice di non esserci ancora arrivata, allo zen] Non è niente male dal mio punto di vista. Perché da un lato a volte la sfida pare insormontabile, stiamo scalando l’Everest, e: riusciamo a vederne la vetta? E così via. E tu ti stai occupando di queste cose da praticamente tutta la tua vita, e se da una parte sei così impegnata e arrabbiatissima e totalmente coinvolta, allo stesso tempo hai questo pazzesco senso della pazienza, questa specie di visione aerea sulla questione.

Emma le chiede se il suo mantra potrebbe essere: “Vai avanti e non arrenderti mai mai mai mai”. Al che Gloria aggiunge: “E balla ogni tanto!” con cui Emma concorda.

Voglio chiederti del porno

esordisce di nuovo Emma. Va avanti dicendo che in un recente scambio via email con Gloria, hanno parlato della differenza tra pornografia ed erotica, e del fatto che la spiegazione è insita nell’etimologia delle due parole: pornografia ha in sé l’idea della donna come prigioniera e del vendere, mentre erotica ha in sé l’idea del desiderio sessuale e dell’amore passionale. Poi chiede a Gloria se quando parla contro la pornografia si preoccupa di essere percepita come contraria al sesso, Gloria risponde “Non se sanno cos’è il sesso”. Gloria continua dicendo che l’analogia pornografia/sesso per lei equivale a quella – smentita in 30 anni di attivismo – tra stupro/sesso, e che c’è bisogno di differenziare il sesso condiviso e davvero soddisfacente (erotica, con la parola che lei suggerisce ma che non impone), da quello radicato invece nella dominazione maschile (pornografia). Va avanti parlando di come sia lei che Emma sono preoccupate dalla preminenza della pornografia, del fatto che alla scarsa educazione sessuale si affianca l’inondazione del porno sul web e che i ragazzi che guardano porno danno per scontato che il sesso sia quello.
Emma interviene dicendo:

E’ interessante, perché personalmente se da una parte sono decisamente riuscita a differenziare e a capire che lo stupro è un atto di violenza e non un altro tipo di sesso che a volte capita, ho in un certo senso sempre pensato che fosse una parte inevitabile della cultura e della società, che fosse qualcosa che succederà sempre. Ci sono culture nel mondo in cui lo stupro, statisticamente, non avviene. So che hai viaggiato molto e che hai studiato molto queste diverse impostazioni della società – ma devo dire che anche sentendoti parlare adesso, per me è molto difficile immaginare un mondo in cui la pornografia non esiste.

Gloria la interrompe dicendo che lo scopo non è “eliminare” la pornografia – che sembra infattibile – ma almeno avere un’alternativa, al che Emma concorda:

Questo sì, credo proprio sia possibile. Dovremmo inventare un sacco di meravigliose, fantastiche alternative alla pornografia.

Gloria riprende, specificando che le culture da lei studiate (e menzionate da Emma) sono quelle native americane, alcune in Africa e anche in India, dove la sessualità è vista in modo completamente diverso, spesso non hanno neanche pronomi diversi per uomini e donne, e dove le persone sono tutte “collegate” e non “classificate” in ordine di importanza. Dice di star leggendo le lettere di Cristoforo Colombo sul viaggio in America, lettere in cui parla dei nativi americani e di come sono gentili e ospitali, esprimendo la propria sorpresa quando, dopo aver obbligato alcune donne indigene a fare da “schiave sessuali” agli uomini della sua ciurma, le donne si sono ribellate. Insomma, altre culture hanno un’alternativa alla pornografia e non è vero che la gerarchia è frutto della natura umana, anzi, è uno sviluppo particolarmente recente nella storia dell’umanità.

Emma ritorna a chiederle del libro (My Life on the Road) e ad una delle sue parti preferite, cioè la dedica. Le chiede poi se scrivendo un libro di esperienze così personali, si sia mai soffermata a chiedersi se certe cose voleva davvero renderle pubbliche e condividerle. Gloria dice che le ci è voluto un po’ per imparare anche solo a parlare di certe cose, e fa l’esempio dell’aborto che ha avuto negli anni Cinquanta quando ancora studiava e lavorava per mantenersi agli studi – aborto di cui non ha parlato pubblicamente fino al 1972. Il libro è dedicato proprio al chirurgo che, prendendosi un grosso rischio – perché l’aborto in Inghilterra era ed è ancora per molte situazioni illegali – la operò e che ai tempi le fece promettere due cose: 1) di non dire a nessuno il suo nome, 2) che avrebbe fatto della sua vita ciò che voleva.

Emma va avanti chiedendole come fa a rimanere forte davanti alle sfide e alle cose brutte della vita. “Gli amici”, risponde Gloria, dilungandosi sull’importanza della comunità. A questo punto si inseriscono quegli estratti sull’importanza del “vedere gente che soffre”, esserne testimone. Emma aggiunge che per lei significa molto quando la gente le sta accanto durante uno dei suoi giorni da “Non sono in grado!”.

Emma le chiede poi dell’articolo del New York Times (che ha linkato anche su Twitter) secondo cui l’elettore più “potente” nelle elezioni americane di quest’anno è “la donna single americana”.

Ci sono stati dei momenti della mia vita in cui ho pensato di non sapere abbastanza, non so abbastanza su questi potenziali candidati, mi chiedo se l’uno o l’altro faranno qualche differenza e così via. Che, insomma, non so abbastanza per poter prendere una decisione.

Vista la situazione dei media, Emma chiede a Gloria qual è secondo lei il modo migliore in cui un giovane elettore può “appropriarsi” di certe informazioni affidabili per prendere una decisione, e che consiglio darebbe a chi si rende conto che non ci sono candidati a cui vorrebbero dare il loro sostegno.
Gloria inizia menzionando Donald Trump e scusandosi a nome di tutta l’America. Emma interviene:

Direi che è divertente se non fosse anche spaventoso.

Gloria va avanti dicendo che la cabina in cui si vota è il luogo in cui chi ha meno potere ha più potere, e se votare non è il massimo che si può fare, è sicuramente il minimo. E anche non votare in un certo senso è votare. Consiglia poi di seguire l’istinto e di fidarsi di se stessi: “Se cammina come una papera, sembra una papera e starnazza come una papera, ma tu pensi sia un maiale – allora è un maiale”.

Ancora Emma su un altro capitolo che le è piaciuto molto di My Life on the Road, quello sulla campagna elettorale che ha visto opposti Al Gore e George Bush, e che per una serie di inezie è poi stata vinta da Bush per un soffio. E quel soffio ha portato a dei cambiamenti gravi ed epocali, come la guerra in Iraq, due guerre in Afghanistan e l’ampliamento del divario tra ricchi e poveri.
Emma concorda e si complimenta con Gloria per il modo eloquente e persuasivo con cui le ha fatto capire (tramite il suo libro) che votare può fare un’enorme differenza e che bisogna imparare a fidarsi del proprio istinto.

Emma cambia argomento e parla degli altri libri di Gloria, in particolare Revolution From Within che si concentra sull’autostima. Emma le chiede perché ha pensato che l’autostima fosse la chiave per raggiungere tante altre conquiste. Gloria risponde che è perché nei suoi viaggi ha sempre incontrato uomini, ma soprattutto donne che non credevano di essere in gamba e che invece lo erano; e che non esistevano libri che collegassero l’attivismo con l’autostima, quindi se l’è scritto da sola.
Emma:

E’ stata una grande rivelazione per me, o un importante risveglio per me, capire che sentirmi male con me stessa è una cosa particolarmente lucrativa, in quanto donna. Molto lucrativo. Non appena ho capito davvero quest’idea, sono stata in grado di zittire un sacco di piccole cattiverie che facevo a me stessa.

Gloria le chiede cosa intenda per “lucrativo”. Emma:

Sentirti male con te stessa ti spinge a cambiare te stessa in qualche modo. Che così come sei non vai bene. Che così come sei non sei accettabile. Che per essere degno, amato, apprezzato, attraente, non vai bene così come sei. E’ una cosa che richiede miglioramenti, cambiamenti. E spesso cambiamenti molto seri, molto rilevanti. Ed è una cosa che mi ha dato sicurezza, perché non avevo mai collegato tutte queste idee. E, come hai detto tu, non ne parlavo con gli amici, pensavo tra me e me ‘Dio, è un problema solo mio, sono io ad essere fatta così, è un problema che riguarda solo me’. E poi ho parlato con altre donne di quello che a loro non piace di loro stesse ed è una conversazione lunga almeno 5 ore. Spesso è un momento del tipo ‘Odio tutto di me stessa’. Ovviamente non posso generalizzare, e non è sempre questo il caso, ma ho trovato molto disturbante quanto a lungo potessi continuare una conversazione con una donna sulle cose che non le piacciono di se stessa o del suo aspetto fisico. E’ una cosa che mi ha turbata, mi ha turbata molto.

Qui dice di aver perso il filo e di essersi dimenticata di cosa voleva dire, e di star rispondendo alla domanda di Gloria al posto suo.
Gloria concorda è dice che finché il problema viene individuato nella persona che non ha potere, allora quella persona rimarrà senza potere perché incolperà se stessa della mancanza.
Emma:

L’altro giorno ho avuto una conversazione con una ragazzina di dodici anni che mi diceva di come stesse diventando grassa. Ho tentato di spiegarle che sta attraversando la pubertà, che si deve concedere una tregua. Ero molto commossa dopo quella conversazione, l’ho odiata.

Gloria dice che in merito a questo, lo sport è molto importante perché fa capire alle ragazze che il loro corpo non è per apparenza, ma uno strumento. Emma conviene. Gloria si augura che nonostante tutto l’impegno che ci mettono per impedirci di ribellarci e i soldi che si possono fare sulle insicurezze, uomini e donne possano tornare a casa, guardarsi allo specchio e dire: “E’ fantastico, cazzo!”

Emma decide di farle un’altra domanda, anche se da fuori campo continuano a dirle che è il momento delle domande di Our Shared Shelf.
La domanda:

In quanto femminista, quando ti prepari la mattina, e ti rimetti in sesto… c’è una specie di idea sbagliata su questo, credo, che per essere una femminista bisogna seguire tutte queste regole invisibili. Non puoi indossare i tacchi, non puoi truccarti, depilarsi o non depilarsi… ho una risposta mia, ma sono curiosa di sapere la tua. Quando ti prepari la mattina, a che cosa pensi?

Gloria risponde che aveva una regola, qualsiasi cosa riuscisse a fare in meno di 20 minuti andava bene. Va avanti dicendo che la decorazione del corpo è un impulso umano. La vera domanda è perché gli uomini non possono farlo e le donne devono.
Emma:

Finché è una scelta, e ti dà sicurezza, allora non possono esserci regole a riguardo.

Iniziano le domande da Our Shared Shelf:

1) Maria chiede se il femminismo nell’era digitale è cambiato, se ha aiutato ad avvicinarci all’obbiettivo della parità.
Gloria dice che ci sono cose positive e cose negative, perché ci avvicina e ci allontana. La vera questione è democratizzare l’informazione, permettere a tutti di accedervi. Dice anche che le donne online si beccano i comportamenti peggiori.

2) Rafael chiede: cosa risponde a chi pensa che il femminismo sia l’odio per gli uomini?
Gloria li invita ad aprire il dizionario. La risposta piace ad Emma.

3) Romina chiede se ha dei modelli e se sì, chi sono e perché.
Gloria parla di una donna politica credo turca che non riesco a identificare (se qualcuno ce la fa, condividete!) e di Alice Walker (Emma le ricorda che il secondo libro di Our Shared Shelf è suo, Il colore viola). Gloria pensa sia fantastico che senza nessuna loro scelta particolare, sia lei che Alice Walker siano state selezionate per il club del libro; dice di essere molto onorata. Emma risponde che poter parlare con la donna che ha scritto questi libri è per lei notevole e un dono incredibile.

4) Jace chiede se secondo lei cambiare il nome da “femminismo” a “umanismo” potrebbe aiutare gli uomini a capire che non si tratta soltanto di parità per le donne, ma per tutti.
Gloria racconta di come una volta le hanno dato di “humanist”, che significa che non crede in dio ma negli uomini. Emma chiede:

E’ davvero quello che significa? Sto facendo completo sfoggio della mia ignoranza in materia… credevo significasse credere nella parità per uomini e donne?

Gloria dice di no, che il significato può essere cambiato nel tempo, ma non è quello che la parola significa primariamente. Emma:

Credo sia quello che significa adesso, ma non il vero significato in origine.

Gloria dice che è il contenuto che conta, non la parola, ma dà tutti esempi di parole che includono qualcosa di femminile (Girrrls, Mujerista, Womanist, Woman’s Liberationist), con l’eccezione di “Equalist”.

5) Michelle chiede se secondo Gloria un evento simile alla Houston National Woman Conference potrebbe avvenire di nuovo, e se sì in che modo sarebbe diversa rispetto al 1977.
Gloria spiega cos’era la conferenza, che è stata preparata in un arco di tempo di due anni, che un sacco di gente vi partecipò. Il programma era votato dai partecipanti. Secondo Gloria è stato l’evento più “inclusivo” della storia degli USA, in tutti i sensi: economico, etnico, razziale. La paragona ad una assemblea costituzionale per le donne. Invita tutti ad informarsi e a decidere se può essere utile rifarla.

6) Amy chiede se ha qualche soluzione per rimediare ai media “misogini”.
Gloria dice che cambiare i media è sicuramente in cima alla lista del nuovo “partito femminile”. Emma e il pubblico concordano vivamente. Dice che i proprietari dei media sono pochi e che la limitatezza dipende da anche da questo. Aggiunge che si può protestare in tanti modi diversi, ma che è importante farlo perché i media sono in grado di convincerti che sei tu ad avere qualcosa che non va, e non loro.

7) Sarah chiede se ha qualche consiglio per insegnare la parità ai suoi figli maschi.
Gloria dice che è importantissimo e che si comincia non imponendo i classici tratti della mascolinità. Secondo lei le ragazze diventano persone complete avventurandosi in territori tradizionalmente considerati maschili, mentre i ragazzi diventano persone complete avventurandosi in territori tradizionalmente considerati femminili.

Domande dal pubblico:

1) una donna che lavora con le rifugiate invita tutti ad un evento che si terrà l’8 marzo, poi chiede a Gloria in che modo ha creato solidarietà tra donne di nazionalità, religione, estrazione sociale, etnia diversa.
Gloria dice che è importante ricordare che nonostante la percezione imposta dai media, i rifugiati sono al 90% donne e bambini, e non uomini. Afferma che è importante fidarsi le une delle altre, frequentarsi, e cita la regola di bell hooks: “Se potete comprare scarpe insieme, potete fare politica insieme”. Aggiunge che è importante avere amiche “diverse” da noi perché si impara di più.

2) una ragazza tedesca chiede l’opinione di Gloria sulla sessualità femminile come “chiave” per l’uguaglianza, perché secondo lei non si tratta solo di pornografia, ma anche dell’importanza per le donne di conoscere la propria sessualità.
Gloria dice che è importante perché secondo lei la disuguaglianza è nata proprio dalla volontà di controllare la riproduzione e quindi i corpi delle donne, e il piacere femminile è sempre stato considerato “pericoloso”, con varie conseguenze (cita la mutilazione genitale femminile). E… qui c’è il taglio. Credo sia il momento in cui Emma parla del sito OMGYes.

3) un’altra donna chiede l’opinione di Gloria sull’importanza della presa di coscienza degli uomini sui problemi relativi al femminismo per ottenere veri cambiamenti.
Gloria dice che i movimenti maschili femministi sono in crescita, ma che combattere contro quest’idea del maschio “deumanizzato” non è facile. Conclude dicendo che è molto importante. A questo punto interviene Emma:

Credo sia uno dei motivi per cui ho voluto creare HeForShe, creare una conversazione che fosse inclusiva. “Femminista” sinonimo di “odiatrice d’uomini” è una cosa molto dannosa, ed è semplicemente errato. Credo che più ne parliamo, più cerchiamo di aprire uno spazio in cui… voglio dire, è fantastico vedere uomini in questa stanza. Grazie per essere venuti.

Gloria scherza dicendo agli uomini che rimuovendo tutti i pericoli derivanti da un’idea errata della mascolinità (violenza e culto della velocità, per esempio), possono vivere almeno cinque anni in più – quale altro movimento può offrire più anni di vita? Va avanti dicendo che vedere gli uomini essere padri premurosi e affettuosi è una cosa molto bella, e che deve molto a suo padre se è ancora amica dei suoi ex-amanti perché erano tutte brave persone… con l’eccezione di uno.

4) un’altra donna parla della propria esperienza, negli anni Settanta, insieme alla sua partner alla guida di una rivista con cui volevano “cambiare il mondo” e che in passato la cosa peggiore che è stata loro detta era che stavano facendo una cosa “stupida” e che avrebbero fallito. Quarant’anni più tardi, ha sperimentato più odio e più violenza e perversione su Internet… si sente come se il mostro sia stato risvegliato. Chiede a Gloria se è dello stesso parere e se negli USA è così.
Gloria parla di “vari stadi della resistenza” alla parità e che adesso che c’è Internet e si può essere crudeli in modo anonimo, quest’aspetto è sottolineato. Il pericolo è reale, ma fa parte del progresso e dobbiamo prenderci cura le una delle altre per superarlo, anche chiedendo aiuto agli uomini. Non possiamo farci scoraggiare dal pericolo. Dobbiamo proteggerci, ma non fermarci.

5) un uomo disabile dal pubblico si proclama femminista e dice che essere disabile l’ha aiutato a capire i collegamenti tra le varie “discriminazioni”. Secondo lui la risposta al femminismo è che tutti gli uomini devono essere femministi. Il cambiamento non può essere raggiunto se solo metà della popolazione combatte per la parità. Gli uomini devono capire che essere femministi migliorerà le loro relazioni e la loro vita in generale. Aggiunge che il 23 giugno il Regno Unito voterà per decidere se uscire o meno dall’Unione Europea, e visto che l’Unione Europea si impegna a favore dei diritti degli uomini (di cui fanno parte anche i diritti delle donne), il tizio si chiede se Gloria è d’accordo nel vedere la cosa – nel caso votassero a favore dell’uscita – come l’inizio della fine.
Gloria dice che conta sul fatto che non andremo indietro, ma avanti.

6) una donna australiana chiede se trovare altri modi per convincere e avvicinare le donne al voto può portare ad essere meglio rappresentate al governo e nello Stato in generale (la donna nota che in Australia il voto è obbligatorio).
Gloria dice di sì, che in ogni paese esiste un “gender gap” nella rappresentanza politica, e che è importante colmarlo e prenderne atto. Aggiunge che si cerca di diffondere il messaggio al di fuori dei movimenti politici perché il movimento di giustizia sociale ha più credibilità dei partiti politici.

» La citazione fantasma

Dal video è stata tagliata un piccola parte che aveva fatto notizia dopo il 24 Febbraio. Probabilmente mentre parlavano di un’alternativa alla pornografia, Emma si è lasciata andare ad una confidenza: conosce un sito, OMGYES, dedicato al piacere femminile. Lo spezzone in cui cui ne parla sono stati fortunatamente registrati e condivisi dal sito stesso. :D

Un’amica, che è in questa sala, mi ha detto di questo sito chiamato OMGYes, che è dedicato alla sessualità femminile. È un sito piuttosto figo. L’abbonamento è costoso, ma ne vale la pena!