Emma intervista Geena Davis per Interview

AGGIORNAMENTO: Aggiunti gli scan dell’articolo.

Emma è tornata sulle pagine della rivista Interview, ma come intervistatrice.
Infatti, ha intervistato Geena Davis soprattutto, ma non solo, riguardo al Geena Davis Istitute on Gender in Media.

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Emma Watson e Geena Davis per Interview. [2009 e 2016]

La traduzione dell’articolo è a cura di The Emma Watson Archives.

Geena: Non ci credo che stiamo parlando.

Emma: Non ci credo neanch’io, perché è da tantissimo tempo che voglio parlare con te. Cito costantemente ricerche del tuo istituto. Sono ovviamente una grandissima fan del tuo lavoro, e ho visto i suoi film, ma per me, questo ti ha resa extra-cool. Come hai deciso di fondare l’Istituto Geena Davis e di cominciare a condurre le tue ricerche?

Geena: È stato più di dieci anni fa. Mia figlia era una bambina. Non avevo idea che ci fosse qualcosa di sbagliato nei media indirizzati ai bambini. [ride] Ho pensato, alcuni sono educativi, ricercati… Ovviamente siamo tutti a conoscenza dell’enorme problema dell’intrattenimento in generale è l’esclusione delle donne. Specialmente in quanto attori, sappiamo che ci sono meno parti valide per le donne. Ma ho cominciato a guardare questi piccoli programmi per bambini dell’asilo con lei o video per tutti o cose del genere; non riuscivo a credere a quello che stavo vedendo, che c’erano molti più personaggi maschili che femminili in quello che produciamo per i bambini piccoli. È stato un vero shock.

Emma: Non mi sono resa conto che non vivevo in un mondo in cui vige la parità di genere – ne avevo la sensazione, ma non ho cominciato a vederne davvero le prove, credo, finché non sono entrata nella pubertà. I media già prima di quell’età stanno già creando tutti questi pregiudizi.

Geena: E sei tipo, non è forse il ventunesimo secolo? Voglio dire, davvero? Ma questo non è il motivo per cui ho fatto ricerca. Ho semplicemente iniziato a chiedere ai miei amici se ci avessero fatto caso. Nessuna di loro – femministe, madri, figlie – ci avevano fatto caso prima che glielo facessi notare. Poi ho deciso di parlarne all’interno dell’industria. Conoscevo un sacco di persone, quindi dicevo, “Hai mai notato quanti pochi personaggi femminili ci sono nei film per bambini?” quando incontravo un regista, un produttore e così via. E mi rispondeva, “Oh, ma questo non è più vero.” Poi di solito mi nominavano un film con un personaggio femminile come prova del fatto che le cose erano cambiate. [Emma ride] Il mio argomento era che al mondo mancavano personaggi femminili. Un sacco di volte c’è un personaggio femminile, magari anche uno interessante, magari anche uno importante. Ma dove sono gli altri? Quindi è stato in quel momento che ho pensato, “Voglio fare ricerca, perché vorrei sapere se ho ragione.” Non era mia intenzione educare il pubblico, davvero. Era solo perché potessi tornare alle persone nell’industria, mostrar loro quello che avevo scoperto e dire, “Vedete, c’è ancora un problema.” Lo sai, esagero sempre con tutto. [ride] Abbiamo sponsorizzato la più grande quantità di ricerca mai fatta sulla rappresentazione di genere in TV e al cinema. Poi andiamo ad incontrare ogni studio, ogni sindacato, ogni network, ogni compagnia di produzione e la condividiamo con loro, privatamente. Non sono solita smascherare nessuno pubblicamente. È molto più efficiente se riesco ad avere un impatto sui creatori. Quindi è questo che facciamo. Ha avuto un grande impatto.

Emma: È molto intelligente. Concordo con te nel senso che credo che finché non cominci a farci caso, se ti hanno convinto che la parità di genere è qualcosa di risolto, e che adesso viviamo in un mondo alla pari e che tutto è stato superato, non guardi alle cose nello stesso modo. Non sei proprio consapevole, non lo stai guardando in modo consapevole. Direi che ci sono state diverse fasi del mio risveglio femminista. Più strati tiri via e più sono le cose di cui diventi consapevole, e più sei tipo, “Oh mio Dio.”

Geena: Non so te, ma quando ho cominciato, forse perché ho fatto Thelma & Louise molto presto – ma le persone continuavano a chiedermi, “Le cose sono migliorate per le donne?” Di solito rispondevo, “Sì, credo di sì. Sembra che sia così.” Poi dopo un po’ d’anni, ho cominciato a dire, “Penso di sì. Ottengo tante belle parti, ma non lo so.” Poi alla fine ero tipo, “Googlalo. Non saprei, ma non sembra vada granché bene.” [ride] Adesso so quali sono le statistiche, ed è terrificante.

Emma: Penso sia per questo che la ricerca e i dati siano così importanti perché ti abitui talmente tanto a vedere il mondo in un certo modo che neanche ci fai più caso. Ha quest’invisibilità.

Geena: Questa è la cosa davvero frustrante, ma anche quella che si può aggiustare. La mia teoria per spiegare perché nessuno ci fa caso è che è la mentalità con cui sono cresciuti. È sempre stato così, quindi non se ne accorgono.

Emma: Bè, è divertente quando guardo alla mia vita; la mia scuola elementare era per due terzi maschile e per un terzo femminile. [ride] Quindi ho cominciato la mia vita così. Ho quattro fratelli. Quando ho fatto Harry Potter, la proporzione era più spesso che no, almeno, un terzo femminile, due terzi maschile. Ma quando ho dato un’occhiata alla tua ricerca e ho visto cose come che il 21% dei registi sono donne, solo il 31% dei ruoli parlanti in film di successo sono femminili – cominci a vederlo ovunque. È una cosa così grande. Quindi hai scoperto questi dati e questa ricerca rivoluzionari. Adesso che puoi guardare la comunità di Hollywood metabolizzare questa informazione, quali sono le tue speranze per il progresso? Hai speranze in termini di quanto rapidamente le cose potrebbero cominciare a cambiare?

Geena: Sì. Prima di tutto, ho realizzato che in tutti i settori della società c’è un’enorme disparità di genere, e l’unico posto in cui le cose possono cambiare dall’oggi al domani è sullo schermo. Pensi ad ottenere metà Congresso, o la presidenza… ci vorrà un po’ anche se lavoreremo duramente. Ma metà dei membri di una commissione o metà dei CEO possono essere donne nel prossimo film prodotto da qualcuno; può essere assolutamente la metà. Il motivo principale per cui sto facendo questa cosa è per mostrare a tutti i bambini, maschi e femmine, che le donne occupano metà dello spazio e fanno metà delle cose interessanti del mondo e hanno la metà dei sogni e delle ambizioni. Il nostro slogan è, “Se lo vedono, possono esserlo.” Quindi se facciamo vedere personaggi fittizi che fanno cose interessanti, allora le ragazze vorranno esserlo anche nella vita reale. Questo è molto divertente, ma abbiamo condotto uno studio sui lavori delle donne nei telefilm, e ci sono tantissime scienziati forensi in TV per tutti i telefilm di CSI, Bones e così via. Non devo convincere nessuno per aggiungere altre scienziati forensi come modelli. Ce ne sono un sacco. [ride] Nella vita reale, le persone che si avventurano in quel campo sono più o meno per due terzi donne.

Emma: Il senno di poi è ovviamente una gran cosa, ma sono sempre convinta che il motivo per cui non ho seguito tanti corsi di politica o storia è perché non vedevo donne. Non pensavo quando avevo 13 o 14 anni che [storia e politica] avessero a che fare con me. Non vedevo donne nei libri di testo. Non vedevo molte donne politico in TV. Non vedevo donne nei libri di storia, quindi ho seguito geografia, e arte e letteratura inglese. Ma so che devo essere stata influenzata dal fatto di non vedere donne rappresentate.

Geena: Allora adorerai questa storia. Ho incontrato l’ex presidente dell’Islanda una volta. Credo sia rimasta presidente per, tipo, 16 anni o qualcosa del genere. Mi ha detto che era solita ricevere lettere da bambini che le chiedevano, “Signora Presidente, pensa che potrà mai essere possibile che un maschio diventi presidente?” Proprio come noi diamo per scontato che le ragazze non possano essere politiche, loro davano scontato che fossero i maschi a non potere. È quello che pensavo. È folle.

Emma: Chi sono stati i tuoi modelli femministi? Chi ti ha ispirata quand’eri una giovane donna?

Geena: Sono stata molto fortunata di avere una zia che mi è stata di grande ispirazione. Era diversa da qualsiasi altro parente che avevo su entrambi i lati della famiglia. I miei genitori sono entrambi del Vermont, New England vecchio stile. Riscaldavamo la casa con la legna tagliata da mio padre. Mia mamma coltivava tutto il nostro cibo. Eravamo molto poco esposti a qualsiasi cosa. Ma avevo questa zia che aveva una carriera e viaggiava. Diceva cose come, “Quando andrai al college, credo che dovremmo fare scuba diving in estate. Fare scuba diving in Portogallo è fantastico.” E io ero tipo, “Portogallo! Dio santo!” [ridono entrambe] Mi ha portata a vedere la mia prima pièce, anche, che era teatro da cena. Non so se esiste in Inghilterra, [ride] ma in pratica ceni guardando una pièce teatrale. E ha ordinato un bicchiere di vino. Io ero tipo, “Oh mio Dio. Questa è tipo la cosa più sofisticata che abbia mai fatto.” Avevo 16 anni o giù di lì. Ha ampliato la mia concezione di come le donne potessero essere e fare e che c’è un mondo enorme là fuori. Ha avuto un impatto enorme su di me.

Emma: Guardandoti indietro, c’è stato per te un momento in cui magari non vedevi qualcosa o non ti interessavi ad una certa cosa perché non ti ci vedevi rappresentata?

Geena: Un’epifania della mia vita, un momento che mi ha definita, è stata la prima volta che ho incontrato Susan Sarandon [prima di girare Thelma & Louise]. Dovevamo incontrarci, solo Ridley [Scott] e Susan ed io, per dare un’occhiata alla sceneggiatura e vedere se avevamo qualche opinione o idea a riguardo. Stavo leggendo la sceneggiatura, e nel modo più femminile possibile, nel senso che se c’era una battuta che poteva cambiare o qualcosa di diverso che avrei voluto vedere, pensavo ad ognuna di queste cose e mi dicevo, “Bè, questa può aspettare le riprese, non voglio tirare in ballo troppe cose.”

Emma: Ugh. [ride]

Geena: “Questa scommetto che posso vendergliela come una sua idea.” Poi, “Questa, dilla come una battuta che potrebbe contenere un granello di verità.” La tecniche di manipolazione più stupide e femminili che mi venivano in mente… quindi ho incontrato Susan, ed era fantastica. Ci sediamo per dare un’occhiata alla sceneggiatura. Giuro, credo fossimo alla prima pagina – dice, “La mia prima battuta, non credo che ce ne sia bisogno. O magari potremmo metterla a pagina due. Taglia questo…” E io ero tipo… con la mascella caduta a terra. Perché stava dicendo quello che pensava! [ride] Stava esprimendo la sua opinione. Anche se avevo 34 o 35 anni o qualcosa del genere. Ero tipo, “La gente può farlo? Le donne possono dire davvero quello che pensano?” È stata un’esperienza straordinaria fare quel film con lei perché ogni giorno era una lezione su come essere se stessi.

Emma: Scommetto che è il miglior complimento che potrebbe ricevere. È fantastico.

Geena: La faccio diventare matta. Continuo a parlare di lei come il mio eroe. [ride] Sono sicura che non ne può più.

Emma: È così interessante, però. Sono completamente d’accordo con te. Ho avuto un sacco di momenti in cui guardare altre donne essere completamente, veramente ed autenticamente loro stesse e vederle esprimersi mi ha dato il permesso. Una volta che lo vedi succedere, sei tipo, “Oh, anch’io ho il permesso di farlo.” Qual è il miglior consiglio che ti hanno mai dato? Anche questo può essere di Susan Sarandon se ti va.

Geena: Bè, comunque, a quanto pare anche questo è di Susan Sarandon. Quando sono rimasta incinta, gliel’ho detto. Mi ha risposto, “Okay. Ti dirò cosa fare quando partorirai: spingi come se stessi cercando di vincere un premio, come se volessi essere la miglior paziente che il dottore abbia mai avuto. Ti darà un premio se vinci.” E allora l’ho fatto. E giuro su Dio, che il dottore mi ha detto: “Sei probabilmente la miglior spingitrice che abbia mai avuto come paziente.” [ridono entrambe]

Emma: È esilarante! Secondo te in che modo il consiglio ha fatto la differenza?

Geena: Credo di essere molto competitiva. Riuscivo ad immaginarmi quell’obbiettivo. Sembrava come la direttiva di un regista o qualcosa del genere: “Sta facendo questa cosa come se volesse vincere un premio.” Mi piace. Tutto quello che faccio, voglio portarlo al massimo livello. Non riesco a fare qualcosa nel modo semplice. Non cucino un piatto di pasta; devono essere soffici cigni di pasta.

Emma: Credo sia un consiglio fantastico. Sarò la donna che partorisce più competitiva di sempre. Cosa ti piacerebbe fare in futuro? Hai un sogno nel cassetto?

Geena: Una cosa piuttosto semplice e diretta. Non mi va di dirigere. Voglio davvero ottenere dei bei ruoli. [ride] Adesso ho così tanta esperienza, probabilmente la migliore di sempre. Vorrei solo che mi capitassero una volta ogni tanto. Va bene se ci vogliono due o tre anni perché mi capiti un buon ruolo, ma non voglio aspettarne dieci per ottenerne uno fantastico. Mi fa diventare pazza. È così frustrante. È completamente imbarazzante. Ma quando ho cominciato a guardare Breaking Bad, l’ho guardato tutto in una volta. Era così fantastico che ho cominciato a piangere. È stata l’unica volta nella mia vita in cui sono stata completamente invidiosa, l’unica volta. Ero tipo, [finge di piangere] “Voglio fare quello che fanno fare a Bryan Cranston. Voglio un ruolo così.” [ridono entrambe] Non è patetico?

Emma: No, è fantastico! È totalmente giusto e corretto ed equo. Se fossi nella sedia del regista, ti metterei nel cast di qualcosa di fantastico ogni sei mesi se ne avessi la possibilità.

Geena: A dir la verità, sto girando un pilot al momento per un telefilm intitolato The Exorcist.

Emma: [sussulta] Aye-yai-yai!

Geena: Lo so. È quello che la gente dice sempre. Fanno, “Woah.”

Emma: La mia cultura in materia di film dell’orrore è patetica perché non riesco a guardarli. Li trovo semplicemente terrificanti. Sono una cacasotto. Ma so che L’esorcista [1973] è uno dei migliori e dei più famosi.

Geena: Non ha la stessa trama del film. Esiste nello stesso mondo, ma è un’altra famiglia e un periodo diverso. Sono la madre di due figlie, una delle quali viene posseduta. È davvero spaventoso e fantastico. Lo sto girando adesso. È per questo che sono a Chicago. Volevo parlarti dell’altra direzione che questa cosa cercare-di-avere-più-personaggi-femminili ha preso, e cioè che ho lanciato il mio film festival personale l’anno scorso.

Emma: Oh, sì, Bentonville!

Geena: Quindi, sai, la gente mi pensa nella stessa categoria di Robert Redford e Robert de Niro. [Emma ride]

Emma: Parlamene.

Geena: Il festival si tiene in una cittadina dell’Arkansas, la quintessenza della città americana con una piccola piazza di paese. Lo scopo è quello di promuovere donne e diversità in tutti i media, quindi TV, film, e alla fine, digitale, qualsiasi cosa ti venga in mente. Questo è l’obbiettivo. Stiamo usando la stessa filosofia del mio istituto, e cioè con l’intenzione di renderlo basato sulla ricerca e cercare di lavorare direttamente con i registi e gli autori e spostare l’ago della bilancia. È l’unico film festival del mondo in cui i premi prevedono la distribuzione garantita. Non si era mai sentito, sai. Quindi se vinci una delle categorie, il tuo film uscirà nei cinema, o in TV, su piattaforme digitali e su DVD. Questo succederà a maggio. Probabilmente sei troppo occupata per venire!

Emma: Mi farebbe molto piacere venirci. Posso chiederti delle citazioni?

Geena: Vorrei sapere chi l’ha detto, ma la mia citazione preferita è, “Se una persona può farlo, io posso farlo.” All’inizio, quando l’ho letto, diceva, “Se un uomo può farlo, io posso farlo.” L’ho detto a qualcuno ad una conferenza stampa. Una reporter mi ha chiesto, “Sei sempre stata così competitiva con gli uomini? Che vuoi fare tutto quello che gli uomini possono fare?” [ride] Ed ero tipo, “Allora tutti pensano che significhi questo?” Quindi dico, “Se una persona può farlo, io posso farlo.” Ci credo.

AGGIORNAMENTO

Sulla pagina Facebook di Emma sono stati pubblicati gli scan della rivista.


Interview Magazine – Maggio