Emma intervista Caitlin Moran per Our Shared Shelf

L’intervista a Caitlin Moran, autrice di Ci vogliono le palle per essere una donna e Moranifesto, annunciata un paio di mesi fa è stata registrata e pubblicata sull’account Youtube Our Shared Shelf Group.

Caitlin Moran dice che, a suo avviso, questo è il periodo migliore per essere donne grazie alle conquiste fatte dalle donne del passato, non necessariamente donne di altissimo tenore ma semplicemente ogni donna che combattendo per un diritto ho spostato l’asticella più avanti.

Emma racconta che sta rileggendo 1984 perchè ha girato The Circle e ha notato che nel libro si dice che per la prima volta abbiamo strumenti per sfamare il mondo e vivere in pace, ma è anche il primo momento in cui abbiamo smesso di crederci davvero in quanto l’umanità si ritiene intrinsecamente incapace di raggiungere questi scopi. Emma parla di “disillusione dopo l’illuminazione”, aggiungendo che “è ironico e tragico”, e nota come ora i film distopici vadano per la maggiore, in constrato con “il pieno di speranza” che ha visto in Moranifesto.
Moran risponde che “il futuro è una guerra di propaganda”, dove scegliamo se essere ottimisti o pessimisti al riguardo. Afferma che i media e i social, dove ci informiamo sul mondo attuale, “sono estremamente pessimisti” e portano le persone a rassegnarsi quando in realtà “l’ottimismo è la migliore strategia per la conservazione della specie.” Il concetto è riassunto perfettamente in una strofa di Songs of Love dei Divine Comedy: “Fate doesn’t hang on a wrong or right choice / Fortune depends on the tone of your voice.”
Emma concorda pienamente.

A Moran piace il lavoro proprio e di Emma sul femminismo perché ritiene che per lungo tempo il dibattito sia rimasto ad appannaggio di politica o ambito accedemico, fronti ai quali la gente o non si interessa o comunque non entra in contatto se non in età più adulta. Questo però non ha lo stesso impatto perché sono le “storie, film, riviste” che vediamo da piccoli che plasmano il mondo per noi e ci illustrano le nostre possibilità, ed è pertanto essenziale che “una moltitudine di persone vengano rappresentate” in essi.
Moran fa l’esempio che fa nel suo libro, dove dice che la cosa peggiore che si potesse dire ad un bambino 20 anni fa è “sei gay”. Venti anni dopo Russel T Davies scrive Queer as Folk e successivamente in Doctor Who inventa un estroverso personaggio bisex, il Capitano Jack Harkness, che in un episodio in prima serata bacia il Dottore. La Moran racconta di come “non solo non ci furono lamentela alla BBC, ma il Lunedì dopo andando a prendere mia figlia dei ragazzini litigavano per chi dovesse intepretare Jack. Tutto questo perché ora era una storia. Io riesco a collegare questo personaggio e il fatto che siano passate leggi come l’Equal Marriage Act.”
Moran vuole che le storie che creiamo esprimano una visione positiva e possibilista sul futuro che possiamo avere. Qui Emma afferma che “il mio coinvolgimento in questo genere di attivismo causava domande sul mio potenziale disinteresse a proseguire come attrice, ma in realtà proprio queste possibilità hanno riacceso la mia passione in quello che faccio.” La Moran supporta Emma, sostenendo che “i dibattiti potrebbero proseguire all’infinito. Una migliore alternative è rendere la cosa giusta anche la più figa: fammi vedere una donna forte, le cose meravigliose che fa.”

La Moran sostiene che l’insegnamento della Storia insiste su cosa hanno fatto degli uomini, dando l’impressione che le donne non partecipassero attivamente agli eventi. Lei ed Emma concordano sul grandioso lavoro della studiosa Amanda Foreman nel suo The Ascent of Woman, di cui Emma ha tweettato in precedena, e nei programmi TV ad esso ispirati, che illustravamo il ruolo delle donne nella storia. In particolare la rivelazione che in un passato preistorico uomini e donne erano probabilmente sullo stesso piano, e solo dal 10000 a.C. sono arrivati leggi discriminatorie contro le donne che hanno plasmato la società futura in ottica sessista. La Moran tifa perché questo genere di lavoro diventi parte integrante dei percorsi di studi storici ed Emma dice che è “pretty cool” mostrare che questo è già stato fatto ed è quindi possibile tornare a quel punto. Lo show è su Netflix, ed Emma rivela di aver tentato di convincere la BBC a farlo tornare in onda.

La Moran ricorda che “le religioni sono state inventate dalle persone, e le loro pratiche possono essere dis-inventate”, facendo esplicito riferimento alle religioni che mutilano i genitali femminili come punizione per presunti peccati. L’idea di “inventare” una religione al femminile intriga la Moran, ed è già un’idea per un suo prossimo libro.

La Moran attribuisce la mancanza di decisioni lungimiranti sull’uguaglianza di genere al fatto che per molti politici la politica è una “carriera, al più decennale” e che queste decisioni richiedono una difficile maturazione. Pertanto, c’è bisogno di incentivare una partecipazione politica dettata da reali motivazioni e idee politiche, perchè “le brave persone non vogliono più partecipare alla politica.” La voglia di fornire questo stimolo è una delle ragioni dietro Moranifesto. Emma e Caitilin concordano che una delle motivazioni per il successo di Trump, il candidato repubblicano alla presidenza degli Stati Uniti entrato in politica per le presidenziali del 2016, è “che non è un politico e viene percepito fuori dal sistema, e quindi votato”, quando in realtà fa parte dell’establishment come è più degli altri politici.

In questa clip la domanda-incipit è di Emma, che torna sul tema del porno, già affrontato con Gloria Steinem. In questo caso introduce il problema di come porno, sfruttamento del proprio corpo, prostituzione, stripping, siano trattati come un unico calderone e trova interessante che invece la Moran abbia opinioni precise e contrastanti su ciascuno di questi temi.
La Moran dice che questa omogeneità del trattamento ha radici storiche, quando in passato si riteneva che l’essere sessualmente attive per le donne comportava grossi rischi di salute e di gravidanza e pertanto “era interesse femminile non essere sessualmente attive.” Ma tutto questo non è più valido al giorno d’oggi, e se la prostituzione venisse inventata oggi non provocherebbe le stesse reazioni e potremmo concentrarci sul renderla sicura, invece di costringere chi la pratica a non godere delle stesse protezioni che la società riserva ad altre pratiche intime (cura di chi sta morendo, dei neonati, depilazione genitale) eseguite in cambio di denaro.
La Moran riduce la pornografia alla sua essenza, ovvero “è semplicemente guardare persone che fanno sesso”, non una cosa dannosa in sé. Ma l’industria creata attorno al porno ha generato materiale che per il 90% ha lo stesso copione generale ed esplora un singolo punto di vista e illustra un singolo modo di fare sesso, dove è rarissimo che le donne provino piacere e dove è molto più comune che provino invece un qualche livello di sofferenza. E a quel punto, secondo la Moran, “abbiamo rovinato il sesso. Non vediamo due persone provare piacere, ma solo un uomo fare sesso sopra una donna.”

Argomentando sulle sfide che si presentano per il movimento femminista, la Moran sostiene che in prima battuta è necessario, pur mantenendo il livello intenso di dibattito e copertura che lo caratterizzano adesso, abbassare un po’ i toni, riflettere di più, non affrettarsi a prendere posizioni, che siano leggere o nette, specie su tematiche che avranno un grande impatto sul futuro.
Questo però è difficile quando parte del dibattito avviene su strumenti come Twitter, che incentivano le risposte affrettate ed emotive senza ascoltare, litigi “persino tra persone che di fondo sono d’accordo. Cose che non avverebbero di fronte ad una birra in pub. Oppure se ci fossero più donne nel campo tecnologico, a definire il funzionamento di queste tecnologie.” Un altro esempio virtuoso è il Women Equality Party, un partito per le questioni di genere senza un’agenda precisa, o meglio un’agenda per cui chiunque è benvenuto a plasmare partecipando agli incontri, su cui anche Emma ha puntato l’attenzione con un tweet.
La Moran ci invita anche a renderci conto della nostra opinione subconscia nei confronti di coloro che non hanno paura di farsi sentire e di parlare senza peli sulla lingua: siamo convinti che possano permettersi di farlo solo se sono perfetti e hanno sempre ragione su tutto, ma è un’aspettativa insensata da avere, persino inconsciamente. “È come se il femminismo stesse aspettando un Gesù femminista che scriva la Bibbia femminista, e non avverrà mai.”
Emma ricorda che in Moranifesto, Caitlin afferma che è in forte disaccordo con le opinioni espresse Germaine Greer più avanti nella sua carriera, ma questo non le impedisce di riconoscere i contributi importanti fatti al femminismo e che parte del motivo per cui non succede più globalmente è che alcuni di questi esponenti importanti non sono sui social media e quindi non partecipano alla conversazione che lì avviene. Invece c’è bisogno di queste persone nelle battaglie che il femminismo combatterà perché loro hanno già partecipato a battaglie simili.