Emma: «Ho trovato la mia tribù»

La Sessione Speciale sugli Stereotipi di Genere al Summit 2016 di One Young World si è tenuta il 29 Settembre, ad Ottawa. Emma vi ha partecipato assieme a nove giovani attivisti che hanno vinto una borsa di studio di One Young World a nome della Watson.



One Young World Gender Equality Special Session, Ottawa – 29 Settembre HQ | MQ | LQ

Fonti LQ: 1, 2, 3, 4, 5, 6, 7, 8, 9, 10,
11,12,13, 14,15, 16, 17, 18, 19, 20,
21, 22, 23, 24, 25, 26, 27, 28, 29, 30,
31, 32, 33, 34, 35, 36, 37, 38, 39, 40,
41, 42, 43, 44, 45, 46, 47, 48, 49, 50,
51, 52, 53, 54, 55, 56, 57, 58, 59, 60,
61, 62, 63, 64, 65, 66, 67, 68, 69, 70,
71, 72, 73, 73, 74, 75, 76, 77, 78, 79, 80,
81, 82

É disponbile il video dell’intervento di Emma.

Traduzione a cura di The Emma Watson Archives.

Due anni fa ho lanciato una campagna chiamata HeForShe alle Nazioni Unite a New York. Ero molto nervosa prima di quel discorso, l’agitazione è stata immediatamente seguita da un’euforia tremenda e da una drastica ricaduta nei giorni successivi. Le mie più grandi speranze e le mie peggiori paure sono state confermate in un colpo solo. Avevo aperto il vaso di Pandora per trovarci una standing ovation e, quasi contemporaneamente, un livello di critiche che non avevo mai sperimentato in vita mia, all’inizio di quelle che sarebbero diventate una serie di minacce.

Dire che gli ultimi due anni sono stati un battesimo del fuoco è riduttivo, due anni in cui ho imparato che so poche cose, ma anche che ne so molte. Era il mio primo, spaventato passo in veste di attivista, una parola che non credevo avrei mai usato per descrivermi. Per questo, leggere le domande degli attivisti che hanno fatto richiesta di ottenere le borse di studio di One Young World è stata, per me, una cosa sorprendente. Ero lì, a leggere le storie di persone provenienti da quasi duecento diversi paesi del globo, che parlavano di esperienze che non potevo neanche immaginare, che non potevo proprio… mi sembravano così fuori dal mondo. Eppure, i loro appunti assomigliano ai miei appunti. Gli stessi temi continuavano ad emergere ancora e ancora e ancora. C’erano così tante sovrapposizioni tra le cose a cui io avevo pensato e quelle con cui loro stavano facendo i conti.

Perché la verità è questa, la questione non era mai stata quella di diventare un’attivista, la questione era la scelta di rendere me stessa visibile e le scelte che anche voi avete fatto con il medesimo obiettivo. Al di là del progresso significativo che il mondo ha fatto per la causa della parità di genere, la cosa migliore di questi ultimi due anni è stata questa: trovare persone provenienti da esperienze e comunità così disparate con cui ho scoperto di avere qualcosa in comune. Si tratta di una comunità di artisti, insegnanti spirituali, sognatori, pensatori, persone che fanno cose concrete e che lavorano insieme e si sostengono a vicenda. Per la prima volta in vita mia ho trovato la mia sorellanza, la mia fratellanza – comunque la volete chiamare. Ho trovato la mia tribù.

La mia speranza per voi mentre siete qui è che anche voi riusciate a trovare qualche membro della vostra tribù. Avevo davvero un gran bisogno della mia. Bobby Kennedy, quand’era senatore di New York, ha detto: “Ogni volta che un uomo o una donna appoggia un ideale, o agisce per migliorare le condizioni degli altri, o si scaglia contro l’ingiustizia, provoca una piccola onda di speranza e, incrociandosi da milioni di diversi centri d’energia, quelle onde creano una corrente che può spazzare via anche la più grande barriera di oppressione e resistenza”.

Questo è quello che stiamo facendo. Noi, l’intero spettro del movimento femminista, stiamo creando un movimento inarrestabile, per il quale abbiamo bisogno di tutte le onde di speranza, di ogni età, genere, razza, abilità, storie di vita, esperienze umane. Credo che la parità di genere sia tanto importante quanto tutti gli altri obiettivi che siamo qui per discutere, e anzi, in realtà, credo sia ancora più importante perché s’interseca con tutti gli altri problemi che dobbiamo affrontare.

Tutti, dentro di noi, abbiamo energie femminili ed energie maschili, ed entrambe queste forze hanno bisogno di essere sollevate, rispettate, devono lavorare insieme per far sì che il mondo continui a girare. Ognuno di voi è qui a One Young World perché fate qualcosa d’importante ed è così emozionante vedervi tutti insieme nella stessa stanza, perché One Young World non riguarda quello che io – ognuno di noi individualmente può fare, ma con quello che noi possiamo fare, lavorando insieme, sostenendoci e ascoltandoci a vicenda.

E’ con questo spirito che sono lieta di presentarvi nove attivisti che hanno vinto per la prima volta la borsa di studio di One Young World che sono molto onorata di avere a mio nome. Stanno lavorando per ottenere vero progresso in vista di un mondo in cui viga la parità di genere e spero che le loro storie vi ispireranno tanto quanto hanno ispirato me. In un attimo chiederò loro di salire sul palco, ma prima di farlo vorrei offrirvi alcune mie affermazioni con cui ho dovuto fare i conti, e con cui continuo a fare i conti ogni giorno, ma che trovo mi siano di ispirazione. Vorrei chiedervi di prendervi un momento – potete tenere gli occhi chiusi, o tenerli aperti – e domandare a voi stessi se in queste affermazioni c’è per voi qualche verità:

Sono disposto ad essere visto.
Sono disposto a farmi sentire.
Sono disposto ad andare avanti.
Sono disposto ad ascoltare quello che gli altri hanno da dire.
Sono disposto ad andare avanti anche quando mi sento solo.
Sono disposto ad andare a dormire ogni sera, in pace con me stesso.
Sono disposto ad essere la più grande, la più migliore, la più potente versione di me stesso.

Queste sette affermazioni mi spaventano a morte. Ma so che sono il fulcro di tutto. In fin dei conti, quanto tutto è stato fatto e detto, so che questi sono i modi in cui voglio aver vissuto la mia vita. So che ognuno di voi avrà probabilmente incontrato una di queste affermazioni nelle ultime 48 ore e, se l’avete fatto, vi ringrazio di essere qui. Lo apprezzo. E’ davvero un onore per me essere qui con tutti voi. Grazie.

Prima dell’evento, Emma ha postato sui suoi social una foto in cui indossa i guantoni di SheFighter di Lina Khalifeh, uno degli attivisti presenti durante la sessione. Lina Khalifeh ha aperto la prima palestra nel Medio Oriente in cui si insegni difesa personale alle donne. Su Facebook c’è una piccola gallery.